Aggressione in stazione, Rifondazione: «Porti aperti e stazioni chiuse?»

Il parere di Rifondazione Comunista sul caso che ha catalizzato l'attenzione nel corso della scorsa settimana

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Il gravissimo episodio di violenza accaduto nel sottopassaggio della stazione di Lecco ancora una volta ha scatenato gli istinti repressi di molti lecchesi che attraverso i media hanno rivendicato giustizia sommaria. Il ragazzo che ha assalito senza una ragione due donne indifese ha visto il popolo dei social "insorgere" contro la decisione del giudice di chiedere una perizia psichiatrica prevista in questi casi per dare una spiegazione del folle gesto. L'assalitore è stato messo agli arresti "domiciliari" nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Lecco,la perizia si è resa indispensabile anche perché la donna assalita ha poi dichiarato che aveva visto il ragazzo avvicinarsi con sguardo fisso e con gesti e frasi che erano disarticolati. Ora dai giornali si viene a sapere che l'uomo è stato tolto dal reparto psichiatrico ed è stato accompagnato in carcere senza conoscere l'esito della perizia psichiatrica. Una storia folle da qualunque versante la si osservi. Ciò nondimeno veniamo a sapere dai giornali che il comitato per l'ordine e la sicurezza non ha saputo fare di meglio che proporre la chiusura della stazione di notte anche se il reato è stato commesso in pieno giorno. Una vera psicosi sociale e una epidemia schizofrenica collettiva ha sconvolto la nostra  città. Siamo al punto nel quale si rivendicano i "Porti aperti e le stazioni chiuse". Eppure da anni sappiamo che il disagio psichico a Lecco è aumentato esponenzialmente:i dati delle persone in carico al Dipartimento di Salute Mentale lo dimostrano. 

Da anni sosteniamo che l'integrazione degli immigrati a Lecco non doveva limitarsi alla "distribuzione" nei comuni senza coinvolgere le amministrazioni e le comunità locali. Sappiamo che il disagio psichico,anche in questi immigrati, era stato individuato e segnalato già da tempo da parte del DSM. Nei reparti psichiatrici di Lecco e Merate tra i pazienti ricoverati è sempre presente un immigrato. Anche nel manicomio di Como, aperto fino al 1999,una forte presenza era costituita da nostri emigranti che dalla Svizzera venivano espulsi e ricoverati nel manicomio di Como con la diagnosi di "Sindrome degli emigrati". È difficile ma riteniamo indispensabile,di fronte anche a questi singoli casi, assumere una visione "globale" del problema. La nostra società è sempre più fragile e rancorosa, gli immigrati hanno sempre più vita difficile nel pensare una vera integrazione. La nostra psichiatria ha fatto dei passi indietro di fronte al dilagare della fragilita' sociale. A Lecco il Centro Psico Sociale ha lo sfratto da 10 anni e nessuno sta facendo niente per creare un servizio all'altezza della nuova emergenza sociale. Noi non ci schieriamo con coloro che vogliono un giustizialismo in piazza e nemmeno con coloro che minimizzano la situazione, riducendola ad una dimensione di polemica partitica. Noi chiediamo una vera svolta dei Servizi Sociali e Sanitari che vadano verso la prevenzione della cura verso le nuove urgenti fragilita'. Chiediamo qual è lo stato degli immigrati oggi dopo 4 anni di accoglienza basata sull' urgenza?  Perché il Centro Psico Sociale ancora non è stato messo al centro dell'agenda politica della città di Lecco?.Non accresciamo con inutili provvedimenti ad effetto, le psicosi collettive. Rendiamo più efficienti ed efficaci gli interventi socio-sanitari sulle fragilità.

Partito della Rifondazione Comunista Lecco.

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