Il Comune di Ballabio ricorda la calata dei Lanzichenecchi «per non dimenticare»

Nel settembre 1629 36mila barbari calarono sulla Valsassina portando morte e distruzione. Sabato 28 incontro e cena a tema. Il sindaco Consonni: «Doveroso tributo alla storia»

Il Comune di Ballabio ricorda la calata dei Lanzichenecchi, che avvenne esattamente 390 anni fa, nel settembre del 1629: un'orda di 36.000 lanzichenecchi proveniente dai paesi tedeschi calò sulla Valsassina: per essere stato investito da quell'avvenimento apocalittico, il nome dell'antico paese di Ballabio è entrato, a imperitura memoria, nelle pagine dei Promessi Sposi.

Sabato 28 settembre i ballabiesi ricorderanno la tragedia vissuta dai propri avi con un incontro e una cena nell'ambito della manifestazione locale "Ballabio manzoniana" organizzata dalla Pro loco Ballaio, per conto del Comune. L'appuntamento è alle 17.30 nella Baita Grignetta, la casetta in legno dell'omonimo parco (ingressi da via Fiume o via Confalonieri). La rievocazione prevede la lettura di documenti storici che ricorderanno le terribili sofferenze causate dall'invasione dei lanzichenecchi, che causò morti, fame e pestilenza. 

La squadra antidegrado di Ballabio in azione: c'è anche il sindaco

Nell'occasione verrà presentato "I Promessi Sposi in 73 immagini" di Marco Sala. In mostra le tavole con le illustrazioni de "I Promessi Sposi vultaa in dialètt de Lècch". Sempre alla Baita Grignetta, seguirà, alle 19.30, una "Cena Lanzichenecca", modernamente rivisitata in chiave germanica: birra, würstel, crauti, patate, strudel.

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«Omaggio all'identità del paese»

«Ricordare cosa accadde nel settembre 1629 - spiega il sindaco Alessandra Consonni - non è solo un fatto culturale, una ricorrenza manzoniana, ma anche un doveroso tributo alla storia, in questo caso alle indicibili sofferenze, di chi ci ha preceduto in questo lembo di terra valsassinese. Questo evento - conclude il primo cittadino - vuole anche essere un omaggio all'identità del paese. Ballabio ha un'origine antichissima come documentano i reperti archeologici diventati fiore all'occhiello dei musei lecchesi: non è solo il paese del taleggio, è il Balàbi dei Celti ben noto a chi conosce la nostra lingua locale, dal celtico Bala (Villaggio) e Bi (Baita), e soprattutto è il dimenticato borgo medievale, centro militare di primaria importanza, dotato di mura, torri e fortificazioni, di cui ancora esistono tracce. Fino ai tempi più moderni, come purtroppo avvenne nel 1629, possiamo dire che, per la posizione strategica di Ballabio, la storia sia spesso passata da qui».

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