Sulle "Zone rosse" il Governo dà ragione alla Giunta calolziese, Fragomeli al contrattacco

Il parlamentare PD: «Il regolamento è non solo ingiusto, ma pure inutile. I migranti sono solo lo 0,1% e non ci sono emergenze o pericolosità sociale»

Tornano a far discutere le "Zone Rosse" di Calolziocorte. Nei giorni scorsi il Ministero degli Interni ha infatti respinto la richiesta di bocciare il regolamento del Comune per vietare l'apertura di centri di accoglienza profughi vicino a scuole e stazione. Richiesta di bocciaturra avanzata da Gian Mario Fragomeli, deputato Pd, intervenuto anche alla manifestazione organizzata dall'opposizione di centrosinistra in piazza Vittorio Veneto all'epoca dei fatti (nella foto).

In sintesi Matteo Salvini ha dato ragione al sindaco leghista Marco Ghezzi e alla sua Giunta di centrodestra. Secondo il Governo non ci sarebbero violazioni delle regole, nè atti discriminatori. Di tutt'altra opinione Fragomeli, che nel suo intervento alla Camera ha replicato al Sottosegretario, parlando di un provvedimento non solo ingiusto, ma anche infondato, in quanto i migranti a Calolzio sono in numero molto ridotto.

I dettagli del discusso regolamento che ha fatto il giro d'Italia

«A Calolziocorte continua il regolamento della “propaganda”, un’insieme di regole del Consiglio comunale che prevede la divisione del paese in zone rosse, dove non è possibile attrezzare centri di accoglienza per richiedenti asilo ritenuti fonte di pericolosità sociale, e in zone blu, dove invece è possibile richiedere al Comune un permesso in tal senso. A mio avviso, la cosa del tutto assurda e gravemente discriminatoria è che le zone cosiddette rosse sono quelle poste a 150 metri da scuole e stazioni ferroviarie e, ancora più assurdo, è che a Calolziocorte, un paese di circa 15 mila abitanti, i migranti richiedenti asilo siano solo diciotto, ossia lo 0,1 per cento della popolazione complessiva. Questa “orda” che tanto preoccupa l’Amministrazione è composta da sette ragazzi maggiorenni con regolare contratto di lavoro, da un nucleo familiare - mamma, papà e un figlio piccolo - e da quattro mamme con quattro bimbi che vanno da zero a tre anni».

Caso migranti, parla il sindaco di Calolzio: «Nessuna discriminazione, solo regole per integrare meglio»

Il deputato lecchese della Brianza, commenta quindi la risposta ricevuta all’interrogazione presentata alcune settimane fa. «Mi pare evidente - ha aggiunto Fragomeli - che non vi sia alcun tipo di emergenza o di pericolosità sociale nell'accoglienza e nell’integrazione di queste poche persone. Al contrario, il Consiglio comunale di Calolziocorte e il Governo dovrebbero invece offrire un processo di integrazione - così come previsto in un Paese civile e democratico - e non un trattamento mortificante per mamme e bambini che già hanno sofferto abbastanza, e che vengono ora anche allontanati dai principali centri di integrazione sociale e culturale, ovvero le scuole. In ragione di ciò, e allo scopo di annullare tale regolamento, avevo chiesto al Ministro degli Interni l'applicazione dell'art. 138 del Tuel. La risposta, però, è stata negativa. A questo punto, quindi - ha concluso Fragomeli - non mi resta che invitare gli esponenti di questo Governo a venire con me a Calolziocorte, in modo da poter verificare di persona lo stato delle cose. Non è possibile continuare a discriminare queste diciotto persone».

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