Chiusure domenicali, l'onorevole Brambilla: «La proposta resti nel cassetto»

La parlamentare lecchese attacca l'ipotesi del M5S: «È una politica insensata: vuol dire danneggiare il mercato del lavoro nel settore»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

La proposta dei 5s sulle chiusure domenicali degli esercizi commerciali resti nel cassetto. Per affondare la nostra economia i grillini hanno già fatto abbastanza.

L'assalto dei 5s alla liberalizzazione dell'apertura degli esercizi commerciali, avviata in via sperimentale per i Comuni turistici da me, come ministro del Turismo del governo Berlusconi IV, e completata poi dal decreto Salva-Italia del 2011 - spiega la deputata - è un atto demenziale, di puro autolesionismo, in linea con altri interventi che colpiscono attività produttive o ingessano il mercato del lavoro.

Sembra incredibile - prosegue l'ex ministro - che si voglia togliere a quasi venti milioni di consumatori la libertà di fare acquisti la domenica e nei giorni festivi, che si vogliano perdere 40mila posti di lavoro, in buona parte di giovani e donne, che si voglia fare un grandissimo regalo ai giganti dell'e-commerce, gli unici a navigare con il vento in poppa (+18 per cento nel 2018, secondo un rapporto - che sorpresa! - di Casaleggio Associati), mentre crollano i fatturati delle piccole superfici e ristagna quello della Grande distribuzione. Un Paese con il Pil che da sette trimestri "balla" tra recessione tecnica e crescita "dello zero virgola" e con un tasso di disoccupazione in risalita al 9,9 per cento semplicemente non può permettersi una follia del genere.

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Lo sanno bene non soltanto le organizzazioni del commercio e della grande distribuzione, ma anche quelle dei consumatori, contrarie in blocco alle chiusure la domenica e nei festivi. Mettere nel mirino gli esercizi commerciali e in particolare la grande distribuzione organizzata, reinventandosi le chiusure domenicali e festive e vietando le aperture notturne è una politica insensata: vuol dire danneggiare il mercato del lavoro nel settore, far saltare il 15 per cento del fatturato settimanale delle imprese (realizzato la domenica) e cancellare 3 miliardi di investimenti l'anno da parte delle insegne della Gdo.

Chi poi difende la proposta del governo in nome della "tutela dei lavoratori" o non ha capito, o fa finta di non capire o come minimo è incoerente, perché leva gli scudi solo su quelli del commercio e non su milioni di altri che già oggi lavorano la domenica e i festivi in servizi essenziali e non essenziali: sono dipendenti di serie B, per i quali il lavoro domenicale è ammesso senza discussione? E che cosa diranno a tutti quei dipendenti che arrotondano lo stipendio grazie alle maggiorazioni domenicali? Se il lavoro la domenica, come sostiene qualcuno, vale più di quanto è pagato oggi, si sveglino i sindacati e migliorino la contrattazione. Invece di chiudere gli esercizi la domenica e burocratizzare le chiusure affidando la pratica di nuovo alle Regioni, bisognerebbe pensare, semmai, ad ulteriori forme di semplificazione e di agevolazione per le grandi superfici di vendita.

Nuova proposta di legge

Proprio per riconoscere e valorizzare il ruolo sociale che i centri commerciali svolgono ho presentato una proposta di legge che inserisce nel codice del commercio, tra gli obiettivi della programmazione affidata alle Regioni, anche la promozione di queste funzioni nelle medie e grandi strutture di vendita, in particolare la domenica e nei giorni festivi, considerata la maggiore affluenza, "attraverso convenzioni tra i gestori delle strutture, gli enti locali e gli enti del terzo settore per garantire servizi integrativi con funzione sociale, quali servizi educativi, ricreativi e assistenziali". Altro che chiudere la domenica e i festivi: l'attività della Grande distribuzione organizzata va tutelata come fonte di ricchezza, di occupazione e, non ultimo, per la sua funzione sociale. A meno che l'obiettivo di chi ci governa non sia quello di procurare nuovi "clienti"... per il reddito di cittadinanza.

Michela Vittoria Brambilla, parlamentare di Forza Italia

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