Monsignor Bruno Fasani agli amici alpini di Mandello e Abbadia: «Vi sono vicino in questo momento difficile»

La lettera del direttore della rivista delle penne nere nei giorni dell'emergenza Coronavirus

L'ex parroco di Abbadia e monsignor Bruno Fasani, volto noto anche in TV, in una foto scattata la scorsa estate.

Vicino alle penne nere a livello nazionale, direttore della rivista "L'Alpino" e da tempo legato al territorio mandellese e ad Abbadia Lariana, monsignor Bruno Fasani esprime la sua vicinanza ai due comuni del lago in questo momento difficile di emergenza. Giornalista professionista dal 1992, sacerdote da oltre 45 anni, monsignor Fasani riveste l'incarico di Prefetto della Biblioteca Capitolare a Verona ed è noto anche per le sue partecipazioni televisive sulle reti Rai, da opinionista a Uno Mattina, La vita in diretta, Porta a Porta e altri spazi. Ad Abbadia Lariana, Bruno Fasani, lo scorso agosto ha celebrato la messa in occasione della festa del Patrono San Lorenzo e del saluto all'ex parroco don Vittorio Bianchi chiamato ad altro incarico. All'evento erano presenti le penne nere del territorio a cui oggi invia queste parole.

«Cari amici alpini, vi raggiungo nelle "celle" della vostra reclusione, sperando che siano "celle" piene di calore umano, quello delle vostre famiglie, dei tanti amici che sentiamo ogni giorno al telefono, e possibilmente dotate di qualche spazio all'aperto per immergervi nella bellezza della vostra terra - ha scritto Monsignor Fasani - Penso al lago, popolato di storia e di cultura letteraria. Alle Grigne, al Resegone e alle tante alte montagne che fanno da corona al vostro abitare. Ma vi penso anche alle prese con la paura di questi giorni. Paura di finirci dentro, ma prima ancora paura che a soccombere sia qualcuno dei nostri cari. È l'angoscia che cresce per quello che ogni giorno ci consegnano le immagini televisive e che ha il sapore di un martirio. E senza fare graduatorie penso in particolare, agli amici di Bergamo, Brescia, Piacenza.Ogni giorno quando celebro guardo in alto e ripeto le parole del Salmo 44: "Svegliati , Signore perché dormi?" Celebro e a volte mi sembra d'essere tornato ai tempi dei primi cristiani. Chiusi nell'immensità di una chiesa soltanto in due, come se fossimo perseguitati da un nemico crudele. Un invasore barbaro, che di nome fa Coronavirus. Sono quelli i momenti in cui vi porto davanti a Lui».

«Come una nuova preghiera dell'Alpino. Cambiano nome i crepacci e le valanghe, ma il pericolo è sempre uguale»

Da qui il richiamo alle penne nere, ai loro valori e alla loro preghiera. «Quasi stessimo a scrivere una nuova preghiera dell'Alpino. Cambiano nome i crepacci e le valanghe, ma il pericolo è sempre uguale - continua Monsignor Fasani rivolgendosi agli amici di Mandello e Abbadia - Ed in quei momenti che gli presento gli Alpini. Per due ragioni. La prima per ricordargli quelli che sono andati avanti in questi giorni, il pianto delle loro famiglie, l'impossibilità di dare loro sepoltura come avrebbero meritato. Tutto ciò è disumano. Il nascere il morire si connotano come umani proprio per la presenza del calore e dell'affetto di chi sta intorno. Questo nemico brutale ci sta umiliando privandoci anche di questa esclusiva. La seconda ragione è un grazie che rivolgo al Cielo per l'orgoglio che gli Alpini ci regalano, ancora una volta, in queste dolorose circostanze. Si è parlato molto di eroi della Sanità, in questi giorni. Ma l'eroismo si riferisce alla disponibilità e alla responsabilità senza misura, lasciatemi includere in questa medaglia anche i nostri Alpini. Tanti, silenziosi, generosi senza misura. Ancora una volta all'altezza, senza retorica della loro fama e della stima della gente. Grazie amici Alpini. Un saluto alle vostre famiglie. Una preghiera e un abbraccio, intrecciato di malinconia ma anche di tanta speranza, vostro Don Bruno».

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(Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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