Zamperini sulle nutrie lecchesi: «Dannose e pericolose, ma qualcuno gli dà pure da mangiare»

Il dirigente regionale di Fratelli d'Italia: «Gli attuali amministratori dovrebbero farsi curare»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Oggi mi sono recato a Rivabella per verificare la veridicità di segnalazione che mi hanno fatto pervenire alcuni cittadini negli scorsi giorni. Onestamente non ci volevo credere, ma per davvero qualcuno sta dando da mangiare alle nutrie, con tanto di scodella e mangime. Questi animali sono dannosi e pericolosi, non sono autoctoni e dunque sono un problema anche per la nostra flora e fauna, oltre che per la sicurezza dei cittadini lecchesi ed il decoro urbano. Molti mi hanno avvicinato per lamentarsi di questa situazione, sembrerebbe addirittura che un gruppo di operatori ecologici si siano trovati di fronte ad un comportamento aggressivo da parte di alcuni esemplari durante la raccolta dei rifiuti di qualche giorno fa, addirittura venendo inseguiti dalle nutrie.

Leggo che l’Assessore all’Ambiente del Comune di Lecco, Alessio Dossi, ormai da mesi annuncia un piano per la sterilizzazione delle nutrie, forse non conoscendo bene l’argomento e, pertanto, non riuscendo a trovare soluzioni migliori. La sterilizzazione, oltre che non risolvere il problema della presenza di questa specie nociva, non è per nulla facile da applicare, ci vogliono permessi ed autorizzazioni da moltissimi enti, da ISPRA a Regione Lombardia, ed è una pratica costosissima e poco efficace. Credo che, proprio per questo, dalle parole non siano ancora riusciti a passare ai fatti, ma questo è un copione al quale l’attuale amministrazione di centrosinistra ci ha abituati su svariati temi: dovrebbero farsi curare perché probabilmente soffrono di annuncite precoce!

Premesso che non è possibile escludere a priori la pericolosità per le persone dovuta ad eventuali comportamenti aggressivi o alle problematiche sanitarie collegate alla presenza di questo roditore, il quale sarebbe vettore di malattie anche gravi per la salute dell’uomo, stiamo comunque parlando di un animale alloctono e dannoso che ogni anno crea centinaia di migliaia di euro di danni e oggetto di una legge regionale del 2002, la numero 20, che ne prevede l’eradicazione. 

Questa specie è stata introdotta da mano umana ed ha un impatto negativo sulla biodiversità autoctona, perché preda altre specie di volatili che nidificano a terra distruggendone le uova; ha un impatto nocivo sull'agricoltura perché da roditore devasta le coltivazioni; ha un impatto negativo sulle opere idrogeologiche perché è un animale capace di scavare lunghe gallerie nei pressi dei canali e degli argini dei fiumi. Insomma, l’unica soluzione praticabile è la soppressione. Così come l’imprudenza umana le ha introdotte sul nostro territorio, così l’umana saggezza tenti di eradicarle, o comunque di riportarle a un numero tollerabile. Ci vuole buonsenso e non buonismo.

Le amministrazioni locali oggi non ce la fanno a fronteggiare il problema con metodi incruenti e qualcuno preferisce sperperare il denaro di tutti per pagare pochi dipendenti pubblici che non conoscono il problema a fondo o che sono vittime di politiche animaliste, piuttosto che utilizzare a costo zero la risorsa rappresentata dalle associazioni venatorie. Ho conosciuto molti cacciatori in questi ultimi tempi, anche grazie alla mia amicizia e vicinanza con l’europarlamentare lecchese Pietro Fiocchi. Posso testimoniare come siano, nella stragrande maggioranza dei casi, i primi ad amare la natura e a voler difendere l’ambiente in cui vivono. Perché allora non coinvolgerli per risolvere il problema?

Concludo chiedendo ai miei concittadini di non dare più da mangiare a questi animali e di denunciare alle istituzioni competenti chi lo fa perché, oltre che andare contro l’ordinanza dirigenziale del Comune di Lecco che vieta tale pratica e quindi incorrere in una sanzione, viene violato anche un principio basilare di convivenza civile e di ragionevolezza. Le nutrie portano molteplici disagi ed in quel punto di Rivabella, possono essere anche pericolose per la sicurezza stradale. Pertanto, invito tutti a prendere sul serio il problema, senza ironizzare su come siano in fin dei conti solo dei simpatici castorini. Prima che sia troppo tardi, bisogna intervenire subito rendendo esecutivo un piano triennale provinciale di contenimento ed eradicazione della nutria, così come previsto dalla legge regionale.”

Lo dichiara Giacomo Zamperini, già Consigliere Comunale di Lecco e dirigente regionale di Fratelli d’Italia.

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