Parla il sindaco di Calolzio: «Nessuna discriminazione, solo regole per integrare meglio»

Ghezzi si difende da quello che definisce un "killeraggio personale" e replica: «Abbiamo anche potenziato la collaborazione con la comunità che ospita i migranti. La mia storia personale dimostra apertura verso ogni cultura». Solidarietà dai capigruppo di maggioranza

Il sindaco di Calolziocorte Marco Ghezzi.

«Tutta la verità». Inizia così l'intervento del sindaco di Calolziocorte Marco Ghezzi, che nella serata di ieri, dopo giorni di polemiche e interviste salite alla ribalta nazionale in merito al regolamento sulle "zone rosse e blu" ha voluto esprimere il proprio parere sull'intera vicenda, difendendo le scelte della sua Amministrazione e criticando il "killeraggio personale" al quale è stato sottoposto. Ecco il comunicato firmato da Ghezzi, esponente della Lega sostenuto da una magioranza di centrodestra.

«Nessuna limitazione personale per i richiedenti asilo e tantomeno per gli stranieri in genere»

«In questi giorni - scrive il sindaco Marco Ghezzi - sono stato dipinto da alcuni esponenti politici locali, come un personaggio senza cuore, privo di sensibilità e sono stato tacciato di ogni peggior nefandezza. In ultimo sono stato sottoposto anche a un vero e proprio killeraggio personale, indegno per una forza politica progressista come il PD. Tutto nasce da un titolo fuorviante di un quotidiano nazionale (...), che citava più o meno così: “A Calolzio vietate le scuole ai migranti”. Ovviamente un titolo del tutto falso e mistificatore. Da qui l’inizio della gogna mediatica. A tanti giornalisti schierati e a molti politicanti non è parso vero di avere una spalla, un tempo molto autorevole, per attaccare un sindaco di centrodestra, per di più della Lega. Nessuno si è preoccupato di capire quali fossero le reali motivazioni, per altro ben conosciute dai consiglieri di minoranza del PD, che ci avevano spinto a redigere il regolamento: come tutti sanno, infatti, l’obbiettivo era quello, per una volta, di prepararsi a governare il fenomeno migratorio a livello locale, quando e se si dovesse mai ripresentare nelle forme emergenziali degli scorsi anni, attraverso l’individuazione di aree più idonee rispetto ad altre a favorire la miglior integrazione per la collocazione di un centro di accoglienza. Quindi nessuna limitazione personale per i richiedenti asilo e tantomeno per gli stranieri in genere. La prima domanda che ci siamo fatti è: "Meglio consentire di posizionare la struttura dei richiedenti asilo presso la stazione ferroviaria, rischiando che le forme di degrado già presenti siano attribuite dai cittadini a questi ultimi, oppure collocarla in un luogo diverso, meno problematico? Si favorisce l’integrazione, nel primo caso o nel secondo? E ancora, il Comune ha il diritto di avere un minimo di controllo sul rispetto di tutte le norme abitative e igienico-sanitarie da parte del gestore privato della struttura d'accoglienza? Il sindaco può verificare l’idoneità della stessa al fine di prevenire forme di sfruttamento?" E ancora, porre un centro di accoglienza nelle vicinanze di una scuola di per sé non costituisce un problema, ovvio. Solo chi è mosso da pregiudizi può pensare il contrario, ma se poi proprio lì nasce una struttura come il Ferrhotel, dove lo spaccio è di casa, cosa facciamo? Allora meglio lì o da un’altra parte? A noi sembravano motivazioni di buonsenso e non dettate dal pregiudizio. Abbiamo peccato in ingenuità e certo di errori ne abbiamo fatti anche noi, nella forma (zone rosse e blu, un boccone prelibato per chi va a caccia di scoop giornalistici) e nella stesura del regolamento, troppo sintetico e passibile di interpretazioni sbagliate e non condivisibili. E, forse, abbiamo sbagliato nel ritenere che tutti i cittadini avrebbero compreso le nostre motivazioni, senza fornirgli una preventiva spiegazione. Rimedieremo. Tuttavia, ora ciò a cui tengo di più per la mia storia, i miei atti quotidiani, la mia totale apertura mentale verso culture e popolazioni di tutto il mondo, è riaffermare la mia completa estraneità a qualsiasi forma di discriminazione. Lo dimostrerò coi fatti. Chi mi conosce lo sa ed è la sola motivazione che mi spinge a continuare il duro lavoro che assieme alla mia squadra abbiamo fatto in questi mesi per recuperare l'immobilismo degli ultimi anni, proprio di coloro che oggi mi attaccano in modo incivile. Chiudo sottoponendovi una domanda. Se fosse vero quello che dicono i nostri accusatori, per quale motivo, proprio la scorsa settimana, avremmo deciso di potenziare la collaborazione con la cooperativa che ospita a Calolzio i richiedenti asilo? Abbiamo concordato infatti di concedergli più spazi nella villa del Comune dove hanno la sede. Evidentemente, qualcosa in tutta questa storia non torna».

Bonaiti, Maggi e Mastroberardino: «Norme anche a tutela dei migranti. I calolziesi ci hanno votati, stiamo solo portando avanti il nostro programma»

E intorno al sindaco la maggioranza fa quadrato. In un comunicato i capigruppo del centrodestra cittadino Marco Bonaiti (Lega), Pamela Maggi (Forza Italia), e Fabio Mastroberardino (Fratelli d'Italia), hanno espresso la propria posizione in merito al regolamento solidarizzando con l'operato di Ghezzi.

«Abbiamo scelto di intervenire solo ora perchè speravamo che il clamore mediatico diminuisse in poche ore e perchè nostra era la volontà di ascoltare la vox populi in merito all'argomento - hanno spiegato Bonaiti, Maggi e Mastroberardino - Di inesattezze a riguardo alla scelta di istituire un regolamento per le strutture che vorranno accogliere i rifugiati se ne sono dette anche fin troppe. Ed è spiacevole constatare che l’informazione possa essere distorta proprio da chi avrebbe invece il compito di rendere edotta la comunità alla quale apparteniamo, perché oggi una visualizzazione ha più valore rispetto alla verità e per creare lo scoop si preferisce scegliere un titolo scandalisti coI contenuti del regolamento sono stati discussi più volte nelle commissioni e nei Consigli comunali e se ci si fosse interessati al perché si sia giunti alla necessità di questo documento, come invece ben sanno la maggioranza dei nostri concittadini, la notizia non avrebbe sollevato questo clamore. 14.000 abitanti di cui il 10% è composto da cittadini stranieri. Non si può certo dire il nostro paese sia contrario all'integrazione. Anzi. Ma integrare non significa non regolamentare e allora ci si è seduti, abbiamo verificato e analizzato la situazione non solo inerente a Calolziocorte ma volgendo lo sguardo anche a ciò che stava accadendo in comuni limitrofi. Ci è parso giusto segnalare l’esistenza di zone sensibili ove a nostro avviso è meglio evitare l’insediamento di nuovi centri di accoglienza, semmai ce ne fosse la richiesta. E allo stesso modo ci è parso opportuno richiedere venisse formulata una richiesta preventiva per altre zone del nostro paese, dove pretendiamo siano garantiti i requisiti igienico sanitari che comunemente vengono richiesti per le abitazioni ad uso privato soprattutto per difesa e  tutela della dignità dei richiedenti ospitalità. Noi non neghiamo l’esistenza di problematiche nel nostro Comune. Non lo abbiamo mai fatto quando eravamo seduti all’opposizione. Forse invece altre parti preferiscono dimenticare la situazione in cui si era giunti nell’ultimo periodo della scorsa Amministrazione. Abbiamo promesso alla popolazione che ci ha eletto che avremmo gestito questo  problema anche a livello di prevenzione e lo stiamo facendo. Grazie anche all'ausilio delle forze dell’ordine ora la situazione è sicuramente più monitorata. Si è scritto il Comune di Calolziocorte vietasse l’accesso a delle zone del paese. Chiunque abbia fatto questa esternazione ci evidenzi il passaggio in cui abbiamo mai detto questa cosa, ma questa è solo una delle tante inesattezze dette per strumentalizzare la delibera di Consiglio comunale. Mai abbiamo esternato polemiche circa i due principali centri di accoglienza oggi esistenti sul nostro territorio, coi quali ci risulta, anzi, una buona collaborazione. Rigettiamo ogni qualsivoglia accostamento al nostro regolamento con l’apartheid. Riteniamo aberrante infatti nella nostra piazza oggi venisse distribuito un volantino che ci additasse come promulgatori di politiche di segregazione razziale. Calolziocorte non si meritava questo danno all’immagine innescato forse da chi non tiene davvero al proprio paese e cerca solo un po’ di pubblicità per sè, non riuscendo a rubarci la scena con giuste iniziative. Il voto dei Calolziesi ci ha dato ragione lo scorso giugno. E noi stiamo solo portando avanti uno dei nostri punti programmatici. Pertanto il centrodestra calolziese continuerà il suo mandato compatto e vicino al sindaco che abbiamo scelto per rappresentarci».

"Zone rosse" per dire un no preventivo a centri di accoglienza profughi vicini a scuole e stazione

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