Calolzio dice addio alle "zone rosse", ma il Comune potrà fare verifiche più rigorose

Rivisto il discusso regolamento che aveva fatto il giro d'Italia: niente no preventivi o limiti assoluti vicino alle scuole. Il sindaco Ghezzi: «Nessun dietrofront, solo un regolamento più condiviso. Intanto abbiamo già stabilito come non idonea la zona della stazione»

La stazione ferroviaria di Calolziocorte.

Calolziocorte dice addio alle "zone rosse". Si è concluso l'iter di confronto tra Amministrazione, parrocchie, forze politiche e realtà associative del territorio in merito al discusso regolamento comunale voluto dalla Giunta di centrodestra lo scorso aprile, poi congelato per una revisione mirata a favorire un testo più condiviso. Il provvedimento era stato fortemente criticato dalle opposizioni diventando un caso nazionale con l'Amministrazione comunale accusata di scelte discriminatorie.

Il verdetto in merito alla revisione della normativa cittadina è arrivato ieri in Commissione Territorio: non ci saranno più zone rosse e blu, e più in generale nessun divieto preventivo all'apertura di centri di accoglienza profughi in città. I limiti riguardavano in particolare le zone ritenute sensibili vicino a scuole e oratori. Allo stesso tempo però il Comune potrà valutare caso per caso, forte di un regolamento che mette paletti più rigorosi rispetto alla situazione normativa esistente prima del regolamento. Chi vorrà aprire un centro di accoglienza migranti dovrà chiedere all'Amministrazione che avvierà le verifiche del caso in modo rigoroso. Un'area off limits è intanto già stata individuata: si tratta di quella tra la stazione ferroviaria e l'interscambio, giudicata a rischio. Da questo punto di vista anche la Prefettura ha dato l'ok al Comune di Calolzio: la zona non è idonea per eventuali centri di accoglienza di richiedenti asilo. Il risultato di cinque mesi di lavori e di un serrato confronto che ha coinvolto anche i rappresentanti di maggioranza e opposizione verrà ufficializzato con il via libera al regolamento che verrà dato nel prossimo Consiglio comunale.

Visto il ritiro delle zone rosse e blu si tratta quindi di un dietrofront da parte dell'Amministrazione? Non secondo il sindaco Marco Ghezzi. «Non ci sono più zone rosse e blu, ma resta il principio che ci aveva portati a lavorare la scorsa primavera al regolamento, quello di garantire sicurezza ai cittadini dando al Comune gli strumenti per monitorare con attenzione eventuali richieste per l'apertura di centri di accoglienza  - commenta Marco Ghezzi, esponente della Lega, che ha sempre respinto con decisione ogni accusa di discriminazione - A seguito di questo tavolo di confronto il Comune ha posto paletti importanti e mantiene la possibilità di stabilire di volta in volta aree idonee o meno. Certo, non c'è più il no preventivo ad aree specifiche come quelle vicine alle scuole. Non abbiamo fatto dietrofront, ma ottenuto anzi un testo meno attaccabile perchè frutto di un percorso condiviso e analizzato nei dettagli. Con il nuovo regolamento - aggiunge il primo cittadino - si andrà a favorire una migliore integrazione, anche prevedendo che i gestori abbiano tutte le caratteristiche di serietà, professionalità e sostenibilità economica necessarie per aprire un eventuale centro di assistenza migranti. Col senno di poi quel testo poteva essere impugnabile, ora ha una struttura diversa e più "blindata", frutto di una condivisione non totale ma comunque elevata». Infine la questione stazione: «Questa è già stata definita come un'area non idonea per eventuali centri profughi, anche a seguito del confronto con il Prefetto».

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