Salma Bencharki dalla prova come badante all'espulsione: «Era un pericolo per l'Italia»

Digos e Ufficio Immigrazione hanno condotto l'operazione che portò, nel 2016, all'arresto della donna e del marito: mercoledì lei è stata accompagnata a Casablanca, mentre Moutaharrik Abderrahim rimarrà in carcere fino alla primavera del 2022

Rosario Torrisi, primo a sinistra, il vicequestore Mazza e Domenico Nera, a destra

L'espulsione di Salma Bencharki, 29 anni, ha inevitabilmente riacceso le luci sulla vicenda che vede coinvolta la donna e Abderrahim Moutaharrik, il "pugile dell'Isis" che, contemporaneamente alla moglie, è stato arrestato nell'aprile del 2016 nell'ambito dell'operazione antiterroristica "Terre Vaste". La donna, nella giornata di mercoledì, è stata scortata a Casablanca dagli agenti della Polizia di Lecco, che hanno dato esecuzione al provvedimento firmato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella; Moutaharrik, invece, rimarrà all'interno del carcere di Sassari fino al 27 aprile 2022 per scontare la pena di sei anni, dopodichè sarà, anch'egli, condotto alla frontiera.

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arresto Moutaharrik Abderrahim

E', però, soprattutto intorno alla figura di Salma che si concentrano le parole di Carlo Ambrogio Enrico Mazza, vicequestore, Domenico Nera, dirigente della Digos di Lecco, e Rosario Torrisi, commissario dell'Ufficio Immigrazione: sono stati loro a condurre, già prima dalla rimessa in libertà della donna avvenuta a febbraio, l'operazione che ha portato all'espulsione. «Era un pericolo per la nazione - ripetono più volte i tre dirigenti - e per questo motivo abbiamo sempre seguito i suoi movimenti e abbiamo lavorato per arrivare alla firma del provvedimento da parte del Presidente Sergio Mattarella», atto formale che ha rappresentato il termine di un percorso più ampio. Tempo fa, infatti, Moutaharrik era stato privato della cittadinanza italiana, dopodichè a entrambi era stata tolta la responsabilità genitoriale e i due figli erano stati affidati ai Servizi sociali del Comune di Valmadrera e collocati presso dei parenti. La speranza è che possano condurre una vita più attinente alla realtà, «imparando quelli che sono i valori della democrazia». Al figlio più grande, infatti, spesso sono stati mostrati i cruenti video diffusi dal sedicente Stato Islamico: massacri e decapitazioni, un "film" visto e rivisto ogni sera nell'abitazione, in attesa che l'uomo potesse unirsi alla guerra siriana.

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Salma: il suo ruolo e il tentativo di rifarsi una vita

Le indagini della Digos e dell'Ufficio Territoriale sulla figura di Salma Bencharki sono proseguite anche negli anni della detenzione tra "Bassone" di Como e l'Aquila (ai domiciliari dai genitori a Premana dal dicembre 2017) e dopo la rimessa in libertà (febbraio 2019): la donna, barista a Lecco negli anni passati, ha tentato di ricostruirsi una vita, cercando lavoro nella Brianza lecchese e riuscendo a ottenere un periodo di prova, come badante, presso una coppia d'ignari anziani. Stando al profilo tracciato dagli agenti della Questura di Lecco, è stata spesso lei a tenere i contatti con Wafa, sorella di Mohamed Koraichi, e Abderrahmane Khachia, fratello del martire Oussama, e a organizzare il viaggio, poi saltato, verso la Siria.

BENCHARKI Salma -classe 1990

Il parallelismo con Alice Brignoli, Mohamed Koraichi e Valbona Berisha

Una vicenda che ricorda quella di Valbona Berisha, albanese partita da Barzago alla volta della Siria insieme al figlioletto Alvin nel 2014, o quella di Mohamed Koraichi e Alice Brignoli, partiti da Bulciago verso il Daesh insieme ai loro tre bambini. Proprio una foto dei piccoli era presente nel telefono di Moutaharrik: uno scatto tra gli oltre cinquecento gigabyte di materiale sequestrato dagli agenti dopo l'arresto dell'uomo e della moglie, parzialmente mostrato nel corso della conferenza: video di esecuzioni, spaccati di vita nel Califfato (frigo pieni, comodità domestiche e altri strumenti per attrarre verso i luoghi della guerra), una bombardamento di messaggi diretti verso l'uomo, invitato poi a colpire, viste le difficoltà a raggiungere lo Stato Islamico, in Vaticano nella Pasqua del 2016, armato di un coltello dalla lunga lama. Forse avrebbe potuto agire indossando la tunica del martire Oussama Khachia, regalata all'atleta e conservata come una reliquia in un cassetto dell'abitazione lecchese.

Valbona Berisha

 I cambiamenti di Valbona Berisha

Ipotesi che, fortunatamente, sono rimaste solo tali grazie alla Digos di Lecco, che ha ammesso di non aver ancora chiuso il plico sulla vicenda: «La quantità d'informazioni che abbiamo rilevato - ha spiegato Nera - è enorme e in continuo approfondimento per realizzare delle inchieste collaterali».

figli di Mohamed Koraichi e Alice Brignoli

I figli di Alice Brignoli e Mohamed Koraichi

Mohamed Koraichi figlio addestramento

Mohamed Koraichi addestra uno dei figli

Non è stato ancora possibile sciogliere il mistero, invece, sulla famiglia Koraichi: dopo la fuga da Barzago dell'uomo, che in Siria ha anche sposato una donna rimasta vedova a Boguz, e di Alice, si sono perse le tracce dei coniugi e dei tre bambini. Per quanto riguarda Valbona Berisha, invece, la Questura ha ricevuto parziali conferme sulla morte della donna, mentre Alvin, il figlio, sarebbe stato localizzato in un campo profughi sorvegliato dai militari in attesa di ricongiungersi con il padre.

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