«L'amore di sua figlia ha salvato Giusy, 79 anni, da morte sicura»

A raccontare la storia è il dottore lecchese Paolo Gulisano: «Alla donna, cardiopatica e con una polmonite interstiziale, era stata prospettata una terapia con morfina. Ho consigliato ad Alessandra di riportarla a casa e la stiamo curando: dopo dieci giorni è in piedi»

Strappata alla morte dall'amore della figlia e dal consiglio di un medico lecchese. È davvero toccante la storia di Giusy, 79enne cardiopatica residente in provincia di Lecco che qualche settimana fa si è ritrovata in un ospedale lombardo con forti dolori al torace. Impietosa, alla sua età e con i suoi problemi pregressi, la diagnosi: polmonite interstiziale che potrebbe essere riconducibile al virus Covid-19. Stante le condizioni critiche, i medici prospettano un trattamento con morfina, ma la figlia Alessandra si oppone, seguendo le indicazioni del dottore lecchese Paolo Gulisano.

«Alessandra mi spiega tutto al telefono, con voce rotta dall'emozione - racconta Gulisano a Lecco Today la vicenda narrata sul proprio blog - A mia volta avverto una sensazione strana. "Lei signora mi sta dicendo che ha ricevuto una sentenza di morte per la mamma?". "Sì, dottore. Cosa devo fare? Mi dica lei". In quell'attimo non ho esitazioni. "La porti a casa, Alessandra. Firmi e la porti a casa. Me ne prenderò cura io, se vuole. Non le garantisco nulla, se non che me ne prenderò cura e, se dovrà morire, potrà farlo con lei accanto"».

«La porti a casa, Alessandra. Firmi e la porti a casa. Me ne prenderò cura io, se vuole. Non le garantisco nulla, se non che me ne prenderò cura e, se dovrà morire, potrà farlo con lei accanto».

«No a flash mob o patriottismo: combattiamo la psicosi dicendo che dal Covid-19 si guarisce»

La figlia segue il consiglio e la donna viene dimessa dall'ospedale. «La signora Giusy torna dunque a casa, amorevolmente assistita da sua figlia - prosegue Gulisano - Le prescrivo la terapia, con un mix di farmaci che forse non saranno ancora ufficialmente adottati negli ospedali previ trials clinici e studi in doppio cieco, ma qui c'è da salvare una vita, e non ho dubbi che occorra tentare».

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Con il passare del tempo, le condizioni della donna migliorano. Dopo dieci giorni, Giusy è in piedi. «Il compito di un medico, il mio compito, non è combattere un virus: è prendermi cura di una persona - spiega il dottor Gulisano - È fare in modo che possa riacquistare la salute, che possa respirare normalmente, che si rallenti la replicazione virale, che non salga la febbre. Niente guerre e niente armi: solo farmaci, ossigeno (finché dopo pochi giorni la signora Giusy satura talmente bene da non averne più bisogno), solo la vicinanza e la tenerezza di una figlia, che le rimbocca le coperte, che la aiuta a mangiare. Eh sì, perché passano i giorni e Giusy sta sempre meglio: i parametri sono tutti buoni. E io tiro un sospiro di sollievo, e penso che la Medicina ha sempre avuto questo compito: puoi guarire spesso, puoi anche assistere al fallimento, ma puoi e devi curare, sempre».      

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