Utilizzo fraudolento di credito d'imposta: sedici milioni rintracciati, decisiva la denuncia di Sarti

Il commercialista lecchese, già implicato in un'altra inchiesta, ha dato il via all'operazione che ha visto il coinvolgimento di cinquanta imprese sparse tra Lecchese e Bergamasco

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Dalla denuncia del commercialista Marco Sarti all'implicazione di altre dodici persone nella maxi inchiesta "Pecunia Facilis", svolta congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Lecco e dalla Squadra Mobile della Questura di Lecco. Quindici gli immobili di lusso sequestrati tra Milano, Venezia, Bergamo e Salerno, ventidue le auto di lusso (tra cui due Porsche Cayenne, un'Alfa Romeo Stelvio e un Volkswagen Amarok), per un totale, uniti ai "liquidi" e alle quote societarie, di quattro milioni di euro requisiti su un "giro" di sedici milioni tracciati tra Italia, Svizzera e Malta. E', in sintesi, quanto stretto da militari e agenti lecchesi all'interno dell'inchiesta "Pecunia Facilis", che ha avuto finalizzazione nei primi giorni di novembre, le cui modalità sono state illustrate da Filippo Guglielmino, Questore, Tenente Colonnello Massimo dell'Anna, Comandante Provinciale della Gdf, Ten. Col. Antonio Gorgoglione, Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, e Danilo Di Laura, dirigente della Squadra Mobile.

Inchiesta nata nel 2016

Come anticipato giovedì dalla nostra testata, i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecco e personale della Squadra Mobile della Questura di Lecco, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bergamo, hanno portato alla luce un complesso schema fraudolento basato sull'utilizzo di crediti d’imposta, di fatto inesistenti, per compensare i debiti tributari e contributivi.

Le attività info-investigative, che nel maggio 2018 avevano portato all’arresto del direttore dell'Inps di Sondrio Angelo d’Ambrosio, all'epoca dei fatti direttore alla sede di Bergamo, hanno permesso di dimostrare l'esistenza di un sodalizio criminoso composto anche da vari consulenti che hanno fornito ai propri clienti una vera e propria "assistenza fiscale e previdenziale" connotata da una preordinata fraudolenza. Il meccanismo ideato, che ha interessato oltre 50 imprese operanti sull’intero territorio nazionale, è stato messo in atto da Domenico Piscicelli, di Treviglio, che, con l’ausilio di ulteriori professionisti e collaboratori, ha organizzato una vera e propria associazione a delinquere che procedeva a compensare tramite i modelli F24 debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti.

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Gli approfondimenti investigativi hanno evidenziato la natura assolutamente simulata dei crediti utilizzati nelle indebite compensazioni. In taluni casi, a testimonianza del comportamento spregiudicato tenuto dagli indagati, i crediti fittizi utilizzati in compensazione risultavano addirittura riferibili ad anni d’imposta antecedenti la costituzione stessa delle società che ne vantavano la formale titolarità.

Metodo semplice e funzionale: la compensazione

Come detto, c'è ancora il nome di Marco Sarti, il 58enne fiscalista originario di Salerno, titolare della "Finberg M&A Srl" e ufficialmente con residenza a Malta ma di fatto stanziato a Lecco con relativo obbligo di dimora, tra i nodi cruciali dell'inchiesta "Pecunia Facilis" coordinata dal Pm Nicola Preterioti, recentemente trasferito da Lecco a Bergamo, dopo la firma del GIP di Bergamo Marina Cavalleri sul decreto di sequestro preventivo a carico dei tredici soggetti coinvolti.

Il commercialista residente in città, arrestato nel 2017 per bancarotta fraudolenta, nel 2016 aveva presentato denuncia per il tentativo di estorsione perpetrato nei suoi confronti dai membri del gruppo di affaristi che, dal 2013 al 2017, aveva (con la sua partecipazione) speculato per vario tempo attraverso le indebite compensazioni sulle tasse da versare all'erario. Due milioni e mezzo: a tanto ammontava la cifra richiesta a Sarti e al figlio dagli ex soci da cui si era sfilato nel 2015. A capo dell'organizzazione c'era Domenico Piscicelli (trevigliese classe ’72, fine mente dell'associazione), Stanislao Copia (’53), Nicola D’Ambrosio (’69), Lorna Moradini (’73) e Luigi Cardano (salernitano del '48). Tramite un "giochetto" ben studiato, basato su una spirale di crediti d'imposta e moduli fasulli, imprenditori e consulenti erano riusciti a non far pervenire al fisco quanto dovuto, riuscendo anche a eludere i successivi controlli materiali.

pecunia facilis questura  (6)-2

Il fine meccanismo studiato da Piscicelli permetteva di, tramite i modelli F24, saldare i debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti, procurati grazie al versamento del denaro contante dovuto all'erario, ma, di fatto, mai entrato nelle casse statali. Il rimbalzo tra le varie società create ad-hoc permetteva agli stessi imprenditori e ai consulenti di riciclarlo e farlo rientrare in via fittizia (in "nero") nelle casse degli stessi titolari d'azienda, che, al termine dell'operazione, versavano solamente la parcella ai loro consulenti fiscali e non, invece, l'ammontare delle tasse.

I capi d'imputazione

Vari sono i capi d'imputazione a vario titolo per gli indagati (riciclaggio, autoriciclaggio, reati tributari, corruzione, estorsione e via dicendo), tutti e tredici destinatari di un avviso di garanzia. Il "conto" di Gdf e Polizia è destinato a salire rispetto ai quattro milioni di euro attualmente confiscati, viste le indagini ancora in corso e la capienza ancora da riempire rispetto ai sedici tracciati.

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