Lutto a Mandello: addio alla Penna nera Franco Raffaldi

Si è spento in ospedale all'età di 95 anni. Reduce della Seconda guerra mondiale, prima di chiudere gli occhi ha ricevuto la visita del tenente colonnello Giulio Monti e chiesto di indossare il cappello da Alpino

Franco Raffaldi

«Mi sento fortunato. Franco mi è stato vicino, con complimenti, suggerimenti, osservazioni e critiche. Mi voleva bene e io ne volevo a lui: una cosa semplice ma che mi rende orgoglioso, fortunato e oggi tanto triste». 

Posta queste parole attraverso i social il sindaco di Mandello del Lario, Riccardo Fasoli, alla notizia della scomparsa all'età di 95 anni di Franco Raffaldi, Penna nera che, nel gergo alpino, «è andata avanti». Con lui se ne vanno pezzi di storia che il mandellese non ha mancato di trasmettere alle nuove generazioni. Nelle scuole Raffaldi ha parlato agli studenti, indossando quel cappello a cui era legato. Un compagno di vita da internato militare italiano. 

Il ricordo indelebile della Guerra

Chiamato alle armi il 26 maggio 1943, Raffaldi veste la divisa del V Reggimento alpino Battaglione Morbegno di stanza a San Candido in Val Pusteria. La cattura da parte dei tedeschi l'8 settembre con destinazione Germania, Zwichau presso una fabbrica di velivoli, segnano un passato mai dimenticato.

«Non mi trattavano male perché servivo loro per le mie le conoscenze tecniche - raccontava tempo fa al cronista - Però la fame, quella sì che l'avevo patita». E a rafforzare i ricordi, il mandellese mostrava sempre il cappello con la penna nera su cui era cucita una targhettina in metallo divisibile in due parti. «Vedi perché è fatta così? Per inviare alla famiglia del militare un pezzo in caso di morte del detentore». "Stalag IV B" era la sigla incisa sulla etichetta identificativa. 

Da qui Raffaldi, con dovizia di particolari e lucida memoria, ripercorreva quella parte della sua vita ancora lì presente, sempre pronta a essere trasmessa ad altri. Non certo protagonismo personale ma opportunità di gridare l'inutilità della guerra. Le morti. Quante senza un perché. Lo ricordiamo il 2 giugno scorso, Festa della Repubblica, all'auditorium Casa dell'economia di Lecco al conferimento della medaglia all'onore da parte dal Capo della Stato attraverso il Prefetto, accompagnato alla cerimonia dai figli Daniela e Giancarlo e dalla delegazione degli Alpini della sezione mandellese, con la presenza del sindaco Riccardo Fasoli.

Proprio il primo cittadino ora, da Facebook, indirizza il commiato al concittadino: «Mi mancherà vederti fare capolino alla mia porta per un saluto, per due parole. Buon viaggio Franco». I funerali saranno celebrati venerdi 13 dicembre alle ore 15.30 alla chiesa di San Zeno. La salma è composta nella camera mortuaria della Residenza anziani di Mandello.

L'ultimo saluto militare

Nella giornata di lunedì, al capezzale di Raffaldi, è giunto il Tenente Colonnello Giulio Monti, comandante del Battaglione Morbegno e, in sua presenza, l'anziano alpino ha voluto indossare ancora una volta il cappello con la penna nera.

«Franco, che si trovava ricoverato all'ospedale di Lecco, aveva espresso il desiderio di incontrare un cappellano militare - racconta Emiliano Invernizzi, vicepresidente della sezione Ana di Lecco - Con il presidente Marco Magni abbiamo cercato di esaudire questa richiesta, ma il cappellano non avrebbe potuto arrivare a Lecco prima di mercoledì. È stato allora che il tenente colonnello Monti, con un gesto di grande sensibilità e con grande spirito di corpo, ha dato la propria disponibilità per questa visita speciale».

Un gesto semplice, ma carico di rispetto verso un uomo che ha sempre onorato la Patria e gli Alpini. «Quando siamo arrivati in ospedale da Franco, i suoi parenti lo hanno svegliato. Lui ha aperto gli occhi e quando ha visto il comandante gli ha fatto il saluto militare; poi ha voluto che i figli gli portassero il cappello da alpino. Da parte sua il tenente colonnello Monti ha donato all'alpino il gagliardetto del battaglione».

Poche ore più tardi l'alpino Franco Raffaldi ha chiuso gli occhi, raggiungendo il Paradiso di Cantore e lasciando fra gli alpini mandellesi e lecchesi un vuoto incolmabile.

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(Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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