Morti "evitabili" prima dei 75 anni: a Lecco situazione migliore per le donne

I dati del Rapporto Mev(i) 2018: la nostra provincia 23^ per i maschi, 12^ per le femmine. Incoraggiante calo dei decessi per tumore, salgono quelli causati da infezioni.

Una buona parte delle morti prima dei 75 anni sarebbe evitabile grazie a corretti stili di vita, o a una diagnosi precoce. Lo spunto, interessante e significativo, è estrapolato dal Rapporto Mev(i) 2018 che stila la classifica della mortalità evitabile per provincia. In questa graduatoria, Lecco si posiziona al 23° posto sulle 110 province per il genere maschile, con un indicatore di 21,19 giorni di vita perduti per mortalità evitabile. Sono state prese in considerazione cause "trattabili", vale a dire evitabili con diagnosi precoce e terapia, e "prevenibili", soprattutto grazie a migliori stili di vita. Il nostro territorio è rispettivamente 18° (9,73) e 26° (17).

La provincia più virtuosa, nel complesso, è Rimini con il 18,37. Nella top ten anche Firenze, Treviso, Monza-Brianza, Siena, Trento, Prato, Forlì-Cesena, Modena e Ancona. Per le morti prevenibili comanda la classifica proprio Rimini (14,84), mentre per le trattabili Ogliastra (8,07), che incredibilmente nella generale è soltanto 78^.

Lecco vanta una situazione migliore per il genere femminile: 12° posto con 11,75. Nello specifico: morti trattabili 7,17, prevenibili 9,04. La provincia maggiormente virtuosa è Treviso (10,36). Monza-Brianza in nona posizione.

Calano le morti per tumore tra gli uomini

L'approfondimento realizzato da MEV(i) (acronimo di "morti evitabili con intelligenza") indica un incoraggiante decremento della mortalità per tumori, ma profonde differenze territoriali. I livelli più critici si riscontrano in gran parte del meridione e nelle isole, ma anche in qualche area del Nord-Ovest. In tutta Italia sono 105.000 i morti evitabili stimati da Nebo Ricerche PA su dati Istat nel 2015. Per due terzi si tratta di maschi. A pesare sono gli stili di vita: alimentazione, consumo di alcol e tabacco, ridotta attività fisica.

I dati degli ultimi cinque anni disponibili evidenziano una sensibile diminuzione per la mortalità maschile, con un costante abbassamento dei tassi, andamento non rintracciabile negli analoghi tassi di mortalità per tumore tra le femmine. Nel 2015 con oltre 7.500 casi di morte i tumori di mammella e utero rappresentano la componente maggiore delle morti per tumore tra le femmine; a questi si aggiungono 12.000 decessi per altri tipi di tumore, meno della metà di quelli registrati per i maschi, in gran parte quasi equidistribuiti fra tumori dell’apparato respiratorio (12.600) e di quello digerente (10.600).

Prevenzione e corretti stili di vita

I 47.300 decessi in più, sempre nel 2015, rispetto all'anno prima, hanno portato a parlare di "supermortalità". Il 92% di questi ha colpito gli over 75. Ma lo studio ha dimostrato anche il calo dell'incidenza dei tumori tra i maschi e una certa stabilità statistica per le femmine. In aumento sono invece i decessi per infezioni.

«Al di là della classifica generale – sottolinea Natalia Buzzi, responsabile della ricerca – una lettura più approfondita dei dati MEV(i) permette di cogliere importanti differenze nella composizione del fenomeno, cui contribuiscono le morti dovute a cause prevenibili, soprattutto tramite stili di vita, e quelle trattabili, vale a dire evitabili con diagnosi precoce e terapia. È piuttosto frequente, scorrendo la classifica, trovare realtà in cui le due componenti assumono pesi significativamente diversi e di ordine opposto».

Il dataset degli indicatori regionali e provinciali comprende: contesto demografico (indicatori sulla struttura della popolazione); giorni perduti std pro-capite per mortalità evitabile per tipologia di intervento di sanità pubblica; tassi standardizzati di mortalità 0-74 anni, per il complesso delle cause e disaggregati per cause evitabili e altre cause suddivisi per per tipologia di intervento (prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapia, igiene e assistenza sanitaria)

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