Lecco celebra il patrono San Nicolò

Il 6 dicembre, nel capoluogo lariano, si ripete la tradizione delle mele rosse

La statua di San Nicolò, posta nel lago di Lecco (Foto Bonacina/LeccoToday)

Oggi, 6 dicembre, a Lecco si celebra San Nicolò, vescovo turco patrono della città.

Una scelta, forse, insolita, quella di un Santo molto popolare tra la gente di mare, ma legata - da centinaia di anni - alla storia di Lecco, nato come piccolo borgo lacustre, abitato da pescatori, barcaioli, marinai di acqua dolce. A lui è dedicata la grande Basilica del centro, dov'è conservata la Manna di San Nicolò (liquido nel quale galleggiavano le spoglie del santo quando i marinai baresi trovarono la sua tomba), così com'è celebre la statua che lo raffigura, posizionata nella zona della Punta Maddalena e donata dai parrocchiani della Basilica al prevosto Monsignor Giovanni Borsieri nell'anno in cui celebrava il venticinquesimo di presenza pastorale in città (1955). La statua è stata poi restaurata nel novembre 2013 dal maestro Giacomo Luzzana di Civate.

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La leggenda delle tre mele

Una scelta che è rimasta nei secoli, legandosi - anche - alla tradizione delle mele.

La leggenda vuole che San Nicolò, un giorno, incontrò tre bambini poveri, senza nulla da mangiare, e, quindi, donò loro tutto ciò che possedeva: tre mele, che - durante la notte - diventarono d'oro. Il miracolo del vescovo di Myra si ricorda, così, ogni anno, con la consegna di una mela "vestita" da San Nicolò ai bimbi buoni.

La tradizione riporta anche una filastrocca cantata in questo giorno, che dice: «San Nicolò (6 Dicembre) porta le mele, San Ambrogio (7 Dicembre) le cuoce, la Madonna (l'Immacolata 8 Dicembre) le sbuccia e il Bambino le mangia (Natale)», generalmente recitata in dialetto:

San Nicolò èl porta i pòmm (6)
Sant’Ambrӧs i à fa cӧss (7)
la Madona i à pelà (8)
èl Bambin i à maìà (25)

San Nicolò: la sua storia

San Nicola nasce in Asia Minore, nella zona dell’attuale Turchia, a metà del terzo secolo dopo la nascita di Cristo. Rimasto orfano in tenera età, devolse l'eredità in opere di bene; non solo, perchè una notte regalò una manciata di monete d'oro alle tre promesse spose del padre, salvandole così da una vita di stenti. La voce del gesto passo di bocca in bocca e si diffuse in tutta la sua città.

Nominato Vescovo di Myra all'inizio del 300 d.C. per puro caso (fu il primo a varcare la porta della domus ecclesiae, abitazione aristocratica romana, scelta come location per l'elezione del nuovo vescovo), venne perseguitato dagli uomini dell'Imperatore Diocleziano, acerrimo nemico dei cristiani, incarcerato e torturato. La nomina di Costantino, dalla mentalità decisamente più liberale verso la religione cristiana, e del noto editto (che causò lo Scisma d'Oriente) consentì al vescovo Nicola di professare la sua fede sino alla morte, avvenuta intorno al 355 d.C.

L'arrivo a Bari

Le spoglie, tumulate nella Cattedrale di Myra, vennero recuperate dalle mani dei saraceni intorno nell'anno 1087. Portate a Bari, sono lì custodite da quasi mille anni. Altre ossa, invece, sono attualmente conservate all'interno della Chiesa di San Nicolò Lido, a Venezia.

Il Santo, conosciuto anche come San Nicola di Bari o San Nicola di Myra, ha dato anche vita alla leggenda di Santa Klaus: si, esatto, Babbo Natale.

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