Spaccio, allontanati trenta richiedenti asilo dal FerrHotel: "Stava diventando terra di nessuno"

L'operazione è stata condotta, per circa un mese, dalla Squadra Mobile della Questura di Lecco. Il destino dei denunciati rimane comunque avvolto nel mistero

Il Questore Filippo Guglielmino, a sinistra, e Marco Cadeddu, commissario capo della Squadra Mobile

Si è conclusa con l'arresto di 33 richiedenti asilo la retata della Questura di Lecco messa in atto intorno alle ore 15 di mercoledì 15 novembre in via Ferriera. Gli agenti dell'istituzione di corso Promessi Sposi, coordinati dal commissario capo della Squadra Mobile Marco Cadeddu, sono intervenuti al FerrHotel, struttura d'accoglienza dove sono ospitati circa 120 richiedenti asilo, per rompere un giro d'affari da circa 300mila euro al mese. Le indagini dei poliziotti, durate circa un mese, hanno avuto così il loro apice in una zona da tempo sotto la lente d'ingrandimento per la situazione di pesante degrado (e conseguente disagio) in cui versava.

"I vari interventi di bonifica (tre in totale, ndr) hanno permesso di mettere in mostra l'attività di spaccio messa in piedi dai residenti della struttura. La sinergia tra le varie istituzioni sul territorio ha colmato una lacuna in quella che stava diventando una terra di nessuno. Devo plaudire tutta la Questura, che ha supportato la Squadra Mobile, nostra punta di diamante. I richiedienti asilo sono tutelati dalla Costituzione, il loro status di rifugiati deve essere poi valutato dalle commissioni territoriali."

Ciò che succederà ora è, a dirla tutta, allucinante: "Verranno allontanati dalla struttura, sarà poi la commissione a dover dire se la loro posizione verrà regolarizzata o meno. Nel frattempo potranno stare sul territorio, in tal senso c'è un vero e proprio vuoto legislativo a livello continentale." Una situazione che non aiuta nè le Forze dell'Ordine nè le istituzioni a fare il loro lavoro.

Come detto, l'operazione è stata coordinata dal commissario capo Marco Cadeddu: "Il degrado nella zona era diventato ormai insostenibile, lo abbiamo appreso anche grazie ai giornali, oltre cha alla costante presenza in via Ferriera. Ogni volta che siamo andati a effettuare delle perquisizioni non abbiamo trovato nulla, gli spacciatori erano in costante contatto grazie a delle sentinelle ben appostate e facevano sparire tutta la merce in un amen."

La Squadra Mobile ha agito con discrezione: "Abbiamo posizionato una telecamera sulla rotonda di via Balicco, attuando un servizio di controllo costante. Lo spaccio di marijuana e hashish era effettuato da due 'squadre', suddivise in base alla merce da commercializzare." Dei trentatè soggetti indagati nel corso di questo mese d'indagini, tre sono stati colti in flagranza di reato durante la retata del FerrHotel, gestito dalla Fondazione Progetto "Arca".

VIDEO | Il blitz della Squadra Mobile

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Nello specifico, tredici erano residenti presso la struttura "principe", i restanti provenivano dalle altre comunità sparse sul territorio (Malgrate, Cremeno, Calolzio, Ballabio), altri otto erano già in possesso della revoca del loro diritto all'accoglienza per dei precedenti simili, uno era già stato esaminato positivamente dalla commissione territoriale e, infine, due erano anche clandestini e, quindi, irregolari sul territorio italiano.

Mista anche la provenienza degli spacciatori, arrivati da Gambia, Nigeria (in prevalenza), Mali, Costa d'Avorio, Senegal e Guinea; complessivamente il "giro" di spaccio è stimato in diecimila euro al giorno, provento dalla vendita di cento dosi al giorno, di cui la metà finiva nelle mani di minorenni. Nella retata di mercoledì sono state sequestrate 300 dosi di marijuana e 250 di dosi, nel corso delle indagini il totale ammonta a un chilo e mezzo di sostanza stupefacente sequqestrata; all'interno del FerrHotel sono state rinvenute circa 150 dosi.

Sorge un interrogativo: la cooperativa è al riparo da possibili revoche? "Queste questioni riguardano la Prefettura, ma Arca era assolutamente sollevata quando le abbiamo comunicato che avremmo proceduto con l'intervento presso la struttura - spiega Cadeddu - 'Finalmente', ci hanno risposto. Di certo non erano consenzienti nei confronti degli spacciatori, che si erano ben organizzati e tendenzialmente non volevano portare gli stupefacenti all'interno del FerrHotel. La cooperativa è stata collaborativa, ma non è stata la prima segnalatrice."

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