«Aperture degli esercizi commerciali nei festivi, serve una riforma radicale»

Rifondazione comunista: «Negli ultimi anni peggioramento delle condizioni lavorative degli addetti della grande distribuzione e la distruzione del piccolo commercio»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare delle aperture dei centri commerciali nei giorni festivi, complici le intenzioni dell'attuale governo di andare ad abrogare l'articolo 31 del decreto Salva Iytalia introdotto nel 2011 dal Governo Monti che dà la possibilità agli esercizi commerciali di stare aperti h 24, 365 giorni all'anno.

Il principio liberalista che ha guidato quel governo si è basato sul concetto che la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza potesse creare condizioni per far ripartire il Paese. Questo, dati alla mano, non è successo e solo qualche ipermercato ha registrato piccole percentuali di incremento della spesa, per il resto si è avuto solo un frazionamento del momento di acquisto durante la settimana, spalmato su sette giorni, con un abuso di contratti atipici per far fronte a nuova manovalanza. Quello che è avvenuto è invece un peggioramento delle condizioni lavorative degli addetti della grande distribuzione e la distruzione del piccolo commercio, che non riesce ad avere dei ritmi concorrenziali per stare al passo con i colossi della Gdo.

Come Rifondazione Comunista da anni denunciamo questo tipo di politica che anche nel territorio lecchese ha contribuito a far sparire numerosi piccoli negozi soprattutto nei quartieri periferici. Personalmente credo che alla questione vada data una corretta lettura, troppe volte ci si divide in schieramenti opposti tra chi trova immotivate le lamentele dei lavoratori che si trovano nella condizione di sacrificare parecchie festività e chi difende il diritto al riposo nelle feste. Sarebbe troppo facile obbiettare che ci sono molte professioni che obbligano i lavoratori a sacrificare parecchie feste, chi lavora nella sanità, nel trasporto pubblico, nelle forze di polizia, ma sono professioni che hanno un'utilità sociale. Il centro commerciale no. Le grandi catene della Gdo da anni sono aperte con orari accessibili a tutti da lunedì a sabato.

Il punto centrale è: dove vogliamo che si svolga la nostra vita sociale? Nelle piazze o nelle gallerie? Credo che il Governo se intende modificare l'attuale legislazione in materia di apertura degli esercizi commerciali debba farlo in maniera radicale, ridando centralità all'individuo che sia lavoratore o consumatore e adoperandosi per creare dei momenti di socialità diversi da quelli del consumismo h24.

Torri Andrea, Segretario provinciale Partito della Rifondazione Comunista Lecco

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