Metalmeccanico: grave crisi post-Covid, «serve l'aiuto del Governo»

Secondo l'indagine di Federmeccanica, i volumi di produzione metalmeccanica realizzati nel mese di aprile risultano più che dimezzati (-54,6%) rispetto a febbraio

Sono stati diffusi i risultati dell'Indagine congiunturale di Federmeccanica sull'Industria Metalmeccanica.

Dalla rilevazione condotta presso le imprese metalmeccaniche a livello nazionale, emerge che il 41% teme di perdere in modo strutturale quote di fatturato sul mercato interno e il 47% su quelli esteri.
L'indagine evidenzia che nel bimestre marzo-aprile del 2020 l'attività produttiva metalmeccanica del nostro Paese ha registrato una contrazione congiunturale media pari al 47,6% rispetto a gennaio-febbraio e al 44,1% nel confronto con l'analogo periodo del 2019. Al crollo registrato nel mese di marzo, pari al 40,3% rispetto a febbraio, ha fatto seguito una nuova caduta del 24% nel mese di aprile.

Complessivamente i volumi  di produzione metalmeccanica realizzati nel mese di aprile risultano più che dimezzati (-54,6%) rispetto a febbraio. Il forte calo dell'attività metalmeccanica, come evidenziato da Federmeccanica, è stato determinato oltre che dalla caduta della domanda interna anche da una contrazione della componente estera. Nel mese di marzo, infatti, le quote di fatturato metalmeccanico destinate ai mercati esteri sono diminuite del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2019; le importazioni si sono ridotte del 22,5%.

Giacomo Riva: «Scenario di crisi profonda»

«Non vogliamo essere pessimisti, ma dobbiamo essere realisti. E la realtà dei dati indica una crisi profonda, della quale non conosciamo ancora l'esatta dimensione ma che per il nostro settore si profila come peggiore rispetto alle ultime due fasi recessive» sottolinea il presidente della categoria Merceologica Metalmeccanico di Confindustria Lecco e Sondrio, Giacomo Riva. «La tendenza nazionale rilevata da Federmeccanica non può che essere confermata anche sul nostro territorio, dove il sentiment generale suggerisce indicatori in discesa. Solo un'azione incisiva da parte del Governo e misure adeguate al rilancio dell'economia possono evitare che gli effetti della crisi in atto, con la perdita di quote di mercato e di occupazione, possano diventare disastrosi per il sistema produttivo e per tutto il Paese - continua Giacomo Riva - Infrastrutture, sostegno importante agli investimenti, alla liquidità delle imprese: quello che è necessario fare è evidente da tempo, ma resta
purtroppo inattuato. Ora si deve passare all'azione senza dimenticare che il taglio al costo del lavoro è uno degli elementi fondamentali per mettere più soldi in busta paga e far ripartire i consumi».

Assemblea dei soci per Confindustria Lecco e Sondrio, rinnovate diverse cariche associative

«Da imprenditori non possiamo essere pessimisti e siamo determinati nel contrastare la fase negativa attraverso il lavoro che ogni giorno facciamo in azienda, con i nostri collaboratori - evidenzia il presidente dei Metalmeccanici di Confindustria Lecco e Sondrio - Come categoria Merceologica che opera in seno all'associazione, vogliamo dare un contributo nel guardare avanti con spirito costruttivo attraverso l'avvio di alcune attività che si affiancheranno a quanto attiene il tema del contratto di lavoro, che naturalmente resterà di importanza centrale. Penso in particolare ad un approccio basato
sull'analisi dettagliata dei comparti produttivi del territorio e sui rapporti che legano le nostre imprese tra loro, anche a prescindere dalle singole impostazioni contrattuali e merceologiche. Partendo da una riflessione approfondita sono convinto che trarremo spunti fondamentali per nuove sinergie, utili per affrontare in maniera innovativa e sempre più efficace il mercato domestico e quelli internazionali».

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«Un altro punto che esamineremo è quello delle catene di approvvigionamento internazionali, che in molti casi si sono rivelate fragili alla prova di uno shock imprevisto del sistema. Materie prime e semilavorati che improvvisamente non sono più arrivati dall’estero, mancanza di alternative nazionali, interruzione dei traffici internazionali e barriere doganali hanno messo a nudo un punto vulnerabile del sistema. Credo che anche questo meriti una riflessione, nell'ottica di riacquistare forza e competitività» conclude Giacomo Riva.

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