Vino: dopo 200 anni rinasce il Nettare del Lario

«Una nicchia che entra a far parte delle eccellenze vinicole lombarde grazie alla professionalità degli operatori del settore»

(foto di repertorio)

La coltivazione del gelso per l'allevamento dei bachi da seta sostituisce quella della vita. Erano i primi anni del 1800, quando scomparve - così - il vino del Lario. Ma, 10 anni fa, il coraggio e la passione degli agricoltori hanno consentito di recuperare l'antica tradizione vitivinicola locale e, grazie ad un microclima unico, i vitigni autoctoni hanno ricominciato a germogliare.

Oggi - spiega un'analisi di Coldiretti Como Lecco in occasione del Vinitaly - sono 36 le imprese agricole che coltivano la vite nella zona di Montevecchia, così come nelle zone più settentrionali del lago, tra il Ceresio e Domaso, ma anche nella periferia del capoluogo comasco fra Montano Lucino e il Parco Spina Verde. In totale si producono quasi 3.500 quintali di uva.

«Una nicchia - interviene Fortunato Trezzi, presidente della Coldiretti lariana - che entra, di diritto, a far parte delle eccellenze vinicole lombarde grazie alla professionalità degli operatori del settore i quali hanno saputo cogliere il valore di un luogo straordinario come quello del Lago di Como e declinarlo in un prodotto di altissima qualità. Tutto ciò non ha solo un significato culturale di legame con i territori, le tradizioni, le famiglie, l'arte e la storia ma comincia a rappresentare anche una certa dimensione economica; e lo dimostra il crescente interesse alla viticoltura da parte dei giovani delle nostre provincie».

Claudia Crippa, fra le colline di La Valletta Brianza (LC), ha scelto di fare questo mestiere a 20 anni. Oggi ne ha 41, coltiva 11 ettari di vigneti ed è presidente del consorzio IGT Terre Lariane (18 imprese e 150mila bottiglie l'anno) protagonista al Vinitaly 2017 con il progetto "Giro del Lario". Si tratta di un'iniziativa itinerante in 8 tappe promossa con alcuni dei migiori ristoranti delle province di Como, Lecco e Monza-Brianza per creare un circuito sul territorio capace di mettere in contatto produttori e consumatori.

Il mesoclima alpino - prosegue Coldiretti - è contraddistinto da importanti escursioni termiche fra la notte e il giorno che determinano un'ottima concentrazione di sostanze aromatiche nella buccia delle uve. Sala Agricoltura di Montano Lucino (CO), ad esempio, riesce a produrre un vino bianco dai profumi intensi ed eleganti proprio grazie alle caratteristiche climatiche uniche di questo territorio che, tra l'altro, favoriscono la presenza di acidi fissi nella polpa, indispensabili per una buona conservazione del vino. Ma c'è chi il vino bianco lo produce anche in alto lago, a Domaso (CO), come la famiglia Travi delle cantine Sorasso che, grazie alla ricerca e sviluppo, con il "Domasino Bianco" ha ottenuto per 2 consecutive l'argento europeo al concorso Vini di Montagna. E poi c'è chi, invece, in Brianza, a Sirtori (LC), per scelta coltiva solo pochi filari di uve da rosso, Merlot e Pinot Nero, e ha puntato tutto sulla qualità: Ester Conti e il marito Adriano Monti delle cantine Tre Noci, dal 2001 vinificano le uve in purezza, con il risultato di una produzione molto limitata (sole 2.500 bottiglie) ma di altissima qualità.

A livello nazionale - conclude la Coldiretti - nel 2016 l'Italia ha conquistato la leadership mondiale nella produzione con circa 50 milioni di ettolitri, facendo registrare un numero del valore di esportazione pari al 3% raggiungendo il massimo storico di sempre a 5,2 miliardi.

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