Area Ex Leuci, «solo chi non ha memoria può credere a certe favole»

Lettera degli ex dipendenti: «Il declino, il tentativo di cessione, le trasformazioni societarie, i presunti furti e i crolli: sono davvero situazioni credibili e non preordinate?»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Tutto si tiene!

Come sin dall'inizio avevamo immaginato e previsto dandone da tempo evidenza pubblica, noi ex lavoratori Leuci non possiamo ora esimerci, di fronte a questo scempio, dal porre una volta in più alcuni ineludibili interrogativi e qualche considerazione a quello che avevamo imparato a definire come il "Sistema Lecco"

Della ex fabbrica di sorgenti luminose, posta proprio nel cuore pulsante della città, i media locali, da tempo e con gran risalto, stanno descrivendo un quadro di abbandono, e oggi anche al limite di crolli visto il recentissimo, verificatosi in circostanze che definire strane è poco.

Tutti, specie le varie istituzioni competenti, sembrano trasecolare e fare spallucce preoccupandosi soprattutto di dimostrare che quello che potevano fare, loro l'hanno fatto (a partire dal sindaco Brivio e dalla Cgil di Lecco).

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Ma le domande per chi ha memoria e buon senso fioccano: è possibile credere che tutto ciò non fosse preordinato?

Andando al di là delle facili rappresentazioni, purtroppo spesso usate anche per altre realtà lavorative ormai defunte, è possibile che nessuno si sia mai chiesto, come noi, quali fossero i reali motivi per cui quella che era un'attività, quasi centenaria e prestigiosa non solo per la città, è stata gradualmente spenta?

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È possibile, senza doversi porre domande dietrologiche, credere nel corso degli anni - solo per stare agli aspetti più significativi - alla verosimiglianza di un balletto di presunti acquirenti dell'area, trasformazioni societarie in salsa "scatole cinesi", presunti furti di rame e cavi elettrici e ora asportazioni addirittura di putrelle portanti, come ci informano i media, che hanno determinato crolli parziali? E credere, per questi ultimi aspetti, che siano opera di ignoti che hanno agito indisturbati e magari di notte?

Come è stato possibile poi che tutto ciò non sia stato oggetto d'approfondimento e controllo preventivo di chi doveva vigilare? E quante commissioni e atti pubblici, a volte solo autocelebrativi nonostante gli sforzi delle minoranze, si sono messi in campo senza produrre di fatto, dopo anni, risultati definitivi sull'annosa questione dell'amianto contenuto non solo nei tetti, lasciati sgretolare dopo la chiusura. Il tutto peraltro in presenza di puntuali, formali e ripetute, segnalazioni da parte di numerosi condomini confinanti (e quant'altre associazioni) e testardamente "denunciati" fino all'altro giorno da ormai pochi e volenterosi di essi?

Inascoltato il progetto di riqualifica

C'è stata pure per molto tempo da parte di alcune realtà della cosiddetta società civile (anche a valenza giovanile) un tentativo serio, di cui abbiamo fatto convintamente parte, di proporre, non solo a parole, un "progetto" rigenerativo e riqualificante denominato "Cittadellaluce" che è arrivato persino a proporre, inascoltato da tutti, e poi richiedere alle competenti autorità un vincolo storico-archeologico industriale su alcune significative parti, pur di porre le basi di un virtuoso riutilizzo pubblico, potendo potenzialmente accedere anche a mirati e verificati finanziamenti pubblici.

Tutto ciò non ha prodotto alcuna reale mobilitazione del "Sistema Lecco" e in primis dell'Amministrazione Comunale attuale e precedente che, solo grazie alla pressante mobilitazione dei lavoratori e pochi altri - compreso un unico sindacalista-amico - aveva mantenuto la destinazione produttiva - poi confermata anche in sede di Pgt - nonostante esplicite e formali richieste di progetti edilizi residenziali/commerciali avanzate dalla vecchia proprietà (attualmente ancora coinvolta?).

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E ci sarebbero molte altre cose da dire rispetto all'intero percorso pre e post chiusura… ma ci limitiamo a porre quest'ultima considerazione/proposta:

Sulla stregua del recente appello mediatico, di un ex sindaco all'attuale sindaco Brivio, a ripensare un uso civico del sinora invenduto edificio di via Roma 51, anche in ragione del cosiddetto "Genius loci" che dovrebbe caratterizzare alcuni peculiari luoghi identitari locali, come non riproporre all'attuale, come anche alla possibile amministrazione subentrante a breve, un qualificato riutilizzo pubblico dell'area ex Leuci? Magari, tra le tante ipotesi possibili, per una scuola superiore in ragione delle esigenze emerse anche recentemente, come per quant'altre ipotesi di utilità pubblica?

I fattori favorenti non sarebbero pochi (centralità, sistema viabilistico e ferroviario nelle vicinanze, fonti mirate di finanziamento regionali, nazionali ed europei per la rigenerazione urbana, risolvere una volta per tutte la questione amianto... ) e potrebbero saldarsi con metodologie, di solito solo decantate, di coinvolgimento progettuale partecipato a vario titolo dalla cittadinanza e dalle varie forze attive del tessuto sociale e produttivo (per quest'ultime una specie di "ravvedimento operoso") che possano concorrere a individuarne le migliori finalizzazioni. Non ultimo come elemento "facilitante" anche i copiosi crediti che l'Amministrazione comunale vanta nei confronti della proprietà (si dice ormai prossimi a 1 milione di euro) che potrebbero esser "giocati" dall'Amministrazione, vistane le prolungate difficoltà di "recupero", nel ruolo di partecipante alla più che possibile asta fallimentare che potrebbe innestarsi (a breve?).

Il tutto anche a valenza politico-sociale visto che così si contrasterebbe anche la probabilissima partecipazione alla gara, magari sotto mentite spoglie, di chi sin dall'inizio sembra aver progettato un uso speculativo dell'area. Ma se ciò non avvenisse, almeno il "sistema" ci risparmi la “sceneggiata”!

Gli ex lavoratori Leuci

Germano Bosisio, Maurizio Esposito, Edoardo Gavazzi, Giancarlo Papini

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