La storia di Peppino, "artista" della fisarmonica

Da 70 anni il mandellese Bartesaghi suona e colleziona gli strumenti della tradizione, un tempo utilizzati anche per le serenate alle future spose. «Melodie ed emozioni vere che non vanno dimenticate»

Giuseppe Bartesaghi e le sue fisarmoniche.

“La fisarmonica stasera suona per noi...” cantava Gianni Morandi negli anni Sessanta attraverso la canzone, firmata da Migliacci, Zambrini, Enriquez che nel titolo evocava questo strumento “valido che unisce e accomuna”. Parole care al mandellese Giuseppe Bartesaghi che oggi, a 85 anni, davanti ai suoi sette strumenti che custodisce gelosamente nella propria abitazione, ripercorrere il proprio passato di musicista autodidatta.

«Avevo 16 anni quando presi tra le mani la prima fisa. Nel periodo in cui mio fratello Luigi emigrò in Canada per lavoro, e scoprii che in casa si era creato un clima di malinconia». Quelle note sprigionate dal mantice si rivelarono un toccasana portando ventate di piacevoli momenti. Peppino, come è meglio conosciuto, passo dopo passo o nota dopo nota trovò in quello strumento una ragione, un percorso che lo portò a toccare varie tappe. A lungo ha suonato alle feste popolari con molti musicisti locali, a partire dal compianto amico Sergio Brambilla. 

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Dai racconti di Bartesaghi emergono le emozioni in musica che ha saputo regalare, tra cui spiccano quelle delle serenate alle spose la sera prima delle nozze. E poi ancora le promozioni dell'attività nella tipica barca "Lucia",  lungo le rive del lago a ridosso dei campeggi per catturare l'attenzione dei turisti stranieri fino ai pomeriggi dedicati ad allietare gli ospiti nelle residenze per anziani delle province lecchese, comasca e sondriese. Ha poi suonato nel gruppo Liscio 85, formazione ancora oggi in attività. Peppino è inoltre orgoglioso di aver suonato con il cantante Luciano Tajoli. Ha insegnato la teoria, nel senso dell'apprendimento alla lettura della musica, a molte persone.

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Con il passare del tempo, Peppino, nelle esibizioni singole, ha assunto il nome d'arte di Beppe del Lario. E se chiediamo degli aneddoti del suo percorso ci ricorda le due salite ai 2410 metri di altitudine delle Grigne, al Rifugio Brioschi per suonare in occasione di due matrimoni. Un'altra "perla" del suo curriculum da musicista, la discesa con il paracadute all'Aereo Club di Como ad accompagnare con le note della inseparabile fisarmonica la marcia nuziale agli sposi nel giorno del fatidico “Si” tra due appassionati di paracadutismo.

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Peppino con lo sguardo rivolto ai sui sette strumenti confida «Da essi esce musica prodotta con il cuore, è il cuore che deve comandare le dita nel muoversi sui tasti e registri per suonare. Sono deluso perché dalle nostre parti, nel Lecchese, la fisa è stata dimenticata, messa un po' da parte. Per fortuna va meglio in Valtellina e nella Bergamasca». 

Il mandellese Bartesaghi resta comunque disponibile a dare lezioni e consigli a chi fosse interessato a conoscere i segreti della fisarmonica e a chi volesse provare a suonarla. A chi l'ha imbracciata per settant'anni riesce difficile tenerla chiusa senza mettere in libertà le sue dolci e coinvolgenti note. (Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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