Anche Lecco nella zona franca voluta da Maroni?

Il 19 Febbraio il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha lanciato la proposta della zona franca, prendendo spunto dalla proposta presentata in parlamento per la zona di Gioia Tauro

Zona franca si, zona franca no.

Si è aperto il men che non si dica il dibattito dopo l'annuncio del Presidente della Regione Maroni, che ha espresso la forte volontà di portare in Senato una proposta che permetta l'istituzione di una zona franca in Lombardia sul modello della norma presentata dalla Regione Calabria per la Piana Gioia Tauro.

Al momento le zone interessate sarebbero prettamente quelle di confine, ovvero le Province di Varese e Como, oltre a Verbano-Cusio-Ossola per il Piemonte, ma anche Lecco non sembrerebbe essere tagliata fuori dal principio, visto la vicinanza con la Svizzera ed il forte afflusso di lavoratori nel paese elvetico dalla nostra zona.

"E' una proposta che mi piace moltissimo, perché prevede agevolazioni fiscali, riduzioni delle tasse per le aziende e agevolazioni fino al 2017 per le nuove imprese", il pensiero in sintesi di Maroni, intenzionato a portare avanti questa battaglia fino in fondo.

L'idea è quella di trattenere in Italia i capitali e le aziende che vengono portati in Svizzera per motivi esclusivamente economici, derivanti dal regime fiscale agevolato di cui da sempre godono i biancocrociati, non di certo per ampliarsi o cercare nuove soluzioni per migliorare od innovare il sistema di produzione. Problema che, secondo alcuni, potrebbe semplicemente fermarsi in Italia invece che espatriare: una maggiore disponibilità di capitali permetterebbe un sostentamento della domanda, ma non contribuirebbe a migliorare l'offerta.

Chi è a favore, invece, vede nella zona franca l'ancora di salvezza per la Lombardia, da sempre fulcro industriale dell'Italia, ma trascinata nel vortice della crisi così come il resto del Paese. Ridurre la pressione fiscale permetterebbe una maggiore possibilità d'investimento ed una maggiore sicurezza dei lavoratori in termini di stabilità del posto.

Lecco, al momento, sarebbe costretta a guardare da fuori questa eventuale "rivoluzione", perdendo così ancora una volta un'occasione per agganciarsi al treno buono, beffata come spesso succede dalle manovre politiche portate avanti dalla Regione in sinergia con i "cugini" comaschi. Che impatto potrebbe avere sul lecchese l'istituzione di un regime fiscale agevolato dall'altra parte del lago? Come succede ora con la Svizzera, potrebbe verificarsi la delocalizzazione delle imprese verso il comasco, con una possibile emorragia di aziende ancora più grande di quella attuale.

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