Ragni alla conquista della Patagonia: tutti gli aggiornamenti dal Sudamerica

I dettagli della salita di Schiera e Marazzi sul Campo de Hielo Norte, il punto sull’apertura della via di Della Bordella e Pasquetto al Torre, Dimitri Anghileri e Riky Felderer a caccia di classiche

Una fase della salita al Cerro Mangiafuoco

Proseguono le tre spedizioni dei Ragni di Lecco in Patagonia, dove sono impegnati Schiera e Marazzi (Campo de Hielo Norte), Della Bordella e Pasquetto (Cerro Torre), Dimitri Anghileri e Riky Felderer, a caccia di vie classiche. I tre hanno agito con il supporto di CAI Lecco, che ha dato il suo patrocinio alle spedizioni, la famiglia Rocca, che ancora una volta ha dato il suo sostegno alla nostra attività alpinistica e i partner: Camp CASSIN, df Sport Specialist, TERRA CIELO MARE.

Fra le cime inviolate del Campo de Hielo Norte

Difficile riassumere in poche righe i movimenti delle tre spedizioni dei Ragni che in queste settimane sono attive in Patagonia. Cominciamo da chi ha già raggiunto l’obiettivo che si era prefissato. Lo scorso 13 gennaio Luca Schiera e Paolo Marazzi hanno salito la cima inviolata meta del loro viaggio fra i ghiacci del Campo de Hielo Norte. Sino ad oggi sapevamo davvero poco di questa salita, in sostanza sei parole arrivata via sms tramite il telefono satellitare: «Abbiamo fatto la cima che volevamo».

Ora i due Ragni sono rientrati a El Chalten e finalmente hanno potuto fornire i dettagli di una spedizione che ha tutto il sapore di una splendida avventura esplorativa. Si comincia ovviamente con i soliti imprevisti patagonici e con una fatica bestiale per trasportare in autonomia gran parte del materiale verso la parete: tre giornate di cammino fra il labirinto dei crepacci e l’immancabile vento di bufera. Poi altri 5 giorni di attesa, bloccati in tenda dalla pioggia. Dopo il riposo forzato le previsioni danno una finestra di un giorno e mezzo senza vento per il 14 gennaio.

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«Ripartiamo abbastanza leggeri con l'obiettivo di salire lo spigolo est della montagna senza nome che vogliamo salire – racconta Luca Schiera - Dormiamo sul posto da bivacco sul ghiacciaio Nef e arriviamo alla base della parete appena in tempo per vedere la linea e le condizioni, scaviamo una truna alla base e dormiamo lì dentro. Nella notte il vento cala e alle 6 partiamo. In breve raggiungiamo il colle dove parte lo spigole e in poche ore superiamo la prima parte della via. La parte in mezzo, che sembrava facile, è invece delicata per la difficoltà di trovare la via fra le torri e le creste di neve. I risalti di roccia più ripidi con gli scarponi e zaino diventano molto impegnativi, ma raggiungiamo il muro finale nel primo pomeriggio. Ci sono due fessure larghe in cui corre acqua e una terza meno larga e in parte asciutta, partiamo in scarpette dalla cengia e con un bel runout iniziale arriviamo sotto l'ultimo tiro, alle due del pomeriggio siamo in cima. La montagna, secondo le nostre misure, dovrebbe essere alta poco meno di 2000 metri, l'abbiamo chiamata Cerro Mangiafuoco, la via si chiama “L'appel du vide”, 6c M4 400m dal colle alla cima”», hanno detto i due.

Dopo la salita l’avventura di Schiera e Marazzi non si è certo conclusa. Il rientro, con il lungo tratto di discesa con i canotti fra le rapide del torrente della Valle Soler, ha riservato ancora emozioni e momenti di incertezza, ma con due giorni di cammino e navigazione i nostri hanno infine raggiunto il lago Bertrand dove hanno atteso il passaggio in barca che li ha riportati al villaggio.

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Cerro Torre parete Est: work in progress

Se le fatiche di Schiera e Marazzi si possono dire concluse, c’è ancora molto da fare per Matteo Della Bordella e Matteo Pasquetto, impegnati nell’apertura di una nuova via sulla parete Est del Cerro Torre. Nelle scorse settimane i due hanno sfruttato saggiamente le finestre di bel tempo, riuscendo a salire fino al piccolo nevaio triangolare sospeso ad un quarto della parete e a proseguire per altri otto tiri, in direzione del grande camino che solca la parte destra della parete. «Abbiamo fatto circa 500 o 550 metri di parete sui 1200 totali, quindi a poco meno della metà», conferma Della Bordella.

Ora le cose si fanno più complesse perché tornare in parete per un nuovo tentativo significa perdere molto tempo nel ripercorrere le lunghezze di corda già salite e che i due alpinisti hanno deciso di non attrezzare con le corde fisse. Occorrerà dunque aspettare una finestra di bel tempo abbastanza ampia (di almeno due giorni) per poter sperare di progredire.

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A caccia di “classiche”

Delle tre spedizioni dei Ragni in questa stagione patagonica quella di Dimitri Anghileri e Riky Felderer era quella partita con meno aspettative.

Entrambi gli alpinisti, infatti, sono alla loro prima esperienza su queste montagne e non avevano obiettivi particolari, se non quello di fare esperienza ripetendo qualche bella salita classica. 

Visto come sono andate le cose i due non possono certo lamentarsi del loro approccio alla Patagonia.

Nelle scorse settimane, infatti, Riky e Dimitri hanno salito l’Aguja Guillaumet sul lungo filo di cresta percorso dalla via Giordani e dalla via Fonrouge. Assieme hanno anche ripercorso la via Argentina sull’Aguja Mermoz. Dimitri, in cordata con Daniel Ladurner e Aaron Durogati, ha infine salito anche la Whillans-Cochrane all’Aguja Poincenot.

Un buon carnet, insomma, nel quale potrebbe entrare qualche altra cima, viso che le previsioni danno ancora qualche speranza di tempo buono per la prossima settimana, prima del loro rientro in Italia.

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