Quattro ore, sedici minuti, ventotto secondi: la mia (prima) ResegUp

Da piazza Garibaldi a piazza Cermenati, passando per 24 chilometri e 1800 metri di dislivello. Il racconto di un cronista improvvisatosi skyrunner

Ventiquattro chilometri, milleottocento metri di dislivello positivo: vi racconto la magia della ResegUp

Salgo, entro nel sentiero in Deviscio, incrocio Valter, il nostro fotografo, e raggiungo Daniele, con cui ho condiviso speranze e sogni di gloria per un anno intero. Procediamo di buon passo fino al Rifugio Stoppani, attraversando con il batticuore i tifosi in Costa, salutando insieme amici e mamma Antonella (geneticamente mia, ma in quel momento moralmente anche un po' sua), forse più emozionata di noi. Una foto e via, scende per aspettarci in piazza, ce lo ricorda quasi fosse un dovere presentarsi all'appuntamento. Ci perdiamo di vista, con Daniele, alla ripartenza dal ristoro. Per mezz'ora buona faccio un continuo check-up degli arti inferiori: ginocchio destro a parte, va tutto bene. Incontro Mao, che non sta bene e preferisce abbandonare, Trinki, dolente per i crampi già sopraggiunti ma duro a morire, e Pera, che con la ResegUp ha un rapporto pessimo ma anche questa volta arriverà alla fine. Il falsopiano di Pian Serada si dimostra il solito tagliagambe, l'ultimo e salvifico pit-stop serve per rimettere insieme le forze e pensare all'Azzoni.

Ci arrivo quando Moletto ha appena tagliato il traguardo finale, ma per gli ultras dello Zucon in "trasferta" ognuno degli atleti è da supportare moralmente e, se serve, anche fisicamente. In vetta, dopo una "carezza" ai gradini finali, ci trovo Kaste, che le mie paure e i miei programmi se li è sentiti ripetere fino allo sfinimento per un anno intero: mi grida parecchi consigli nell'orecchio, ma la gran parte vanno dispersi all'enorme casino dei 1875 mslm. Riparto ben sapendo che i crampi saranno una realtà con cui fare i conti. La discesa, prima tecnica e poi corribile, scorre abbastanza rapida fino alle Forbesette, il vero spauracchio degli ultimi 10 km: due gradini in salita, stretta forte agli adduttori. Eccoci, ci siamo. Il GPS m'informa che la sofferenza sarà ancora abbastanza lunga. I mille metri che conducono al Passo del Giuff sono una lotta serrata con acido lattico e dolori vari, parecchie persone le trovo sedute a bordo sentiero intente a tirarsi le gambe. Nuovo scollinamento, dopo un lungo saliscendi si arriva ai Piani d'Erna: Ghito, Dario e altri ancora si fanno sentire quando siamo ancora sulla breve ma intensa salita che inizia alla bocchetta e conduce al "Milani". Qui lascio Trinki, che si prende una pausa lunga con i nostri amici. Un sorso rapido di birra e giù per la "Sponda": tecnica, ripida e parecchio infima. Al fontanino del Cop incontro un concorrente dolorante per una frattura alla spalla, i medici lo stanno portando via in barella, poi il nuovo passaggio in Stoppani permette di vedere il traguardo finale.

Quando lo sterrato finisce, il dover ripassare dalle "scalette" della Madonna di Lourdes porta alla luce tutte le magagne fisiche più o meno nascoste. Meno tre al termine, nella mente passano svelti tutti i ricordi di un anno passato a far conciliare l'allenamento con tutte le altre componenti della vita. Le gambe vanno (poco) da sole, la birra del Bar Vitali mi fa rendere conto che ormai ci siamo. Un rapido sguardo al polso sinistro, un sorriso: "si, ci siamo proprio". Ci sono bambini e adulti ovunque, tutti con un bicchiere d'acqua o un "cinque" da dare: "cosa stiamo facendo...", penso, non senza un filo di commozione. Vedo una città intera coinvolta, che capisce e quasi condivide lo sforzo. E' la prima volta, sarà sempre la più bella. Saliscendi, corso Matteotti, gli spettatori che applaudono, i volontari che gridano "ce l'hai fatta!" ad ogni angolo, gli amici che applaudono in via San Nicolò. Lei, Sara, che fino all'ultimo ha sperato di potermi vedere rischiando di tardare al lavoro. La prendo per mano, è un successo anche suo. "Bravi", ci gridano. Le scale, piazza Cermenati, il tappeto rosso, il "cinque" a Mao, che da buon capitano sta aspettando tutti i componenti della squadra, il sorriso a Sara denso di significati, il traguardo tagliato abbracciando papà Marino, la soddisfazione mostrata anche alla telecamera dell'organizzazione e la commozione negli occhi di mamma Antonella. Stressati tutti per trecentosessantacinque giorni, sono stati la benzina del cervello nei momenti più difficili.

Quattro ore, sedici minuti, ventotto secondi. La ResegUp 2018 ha già il suo "personale" da battere. A casa sono tutti avvisati. Orgogliosamente "ResegUpper".

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