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Carcere e violenza su animali: quali sono le pene previste dalla legge?

Cosa accade in Italia se si commette un reato nei confronti di un animale? Cerchiamo di capire cosa dice la legge italiana.

La violenza contro gli animali è un problema sociale e morale che richiede attenzione e azioni concrete da parte della società e delle istituzioni. Ogni anno, migliaia di creature innocenti subiscono abusi, maltrattamenti e violenze, spesso senza che gli autori vengano puniti adeguatamente. In Italia, esistono leggi specifiche per proteggere gli animali e per punire coloro che li maltrattano, ma quanto sono efficaci realmente queste normative?

Leggi contro la violenza su animali

In Italia, la legge che disciplina la protezione degli animali è la Legge 20 luglio 2004, n. 189, comunemente nota come "Legge Galimberti". Questa normativa stabilisce che gli animali sono esseri senzienti e che devono essere trattati con rispetto e dignità. La legge vieta espressamente qualsiasi forma di crudeltà, maltrattamento o abuso nei confronti degli animali.

Pene previste dalla legge

Le pene previste per chi commette atti di violenza contro gli animali sono diverse e dipendono dalla gravità del reato. In generale, la legge prevede sanzioni penali che vanno dalla multa fino alla reclusione. Ad esempio, chi maltratta un animale domestico può essere punito con una multa che va da 3.000 a 30.000 euro e con l'interdizione perpetua dalla detenzione di animali. Nel caso di maltrattamenti gravi che causano la morte dell'animale, la pena può arrivare fino a 18 mesi di reclusione.

Nello specifico, citiamo l'articolo 544 del Codice penale (delitto di "Maltrattamento di animali") che stabilisce che: «chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale».

Cosa succede a chi commette reati contro gli animali?

In Italia, esistono leggi specifiche che disciplinano la tutela degli animali e puniscono coloro che commettono atti di violenza nei loro confronti. Tuttavia, le sanzioni previste non sempre rispecchiano la gravità dei reati commessi. Ad esempio, nel caso di maltrattamento, abbandono, o uccisione di animali, le pene possono variare da multe fino a pochi anni di reclusione, a seconda della gravità del caso e delle circostanze specifiche.

Spesso, le pene risultano essere relativamente scarse rispetto alla gravità dell'atto commesso. Questo può essere dovuto a diversi fattori, tra cui una mancanza di consapevolezza dell'opinione pubblica riguardo all'importanza della tutela degli animali, una scarsa applicazione delle leggi esistenti da parte delle autorità competenti, e una certa tendenza a considerare gli animali come meri oggetti anziché esseri senzienti capaci di provare dolore e sofferenza.

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Perché in Italia le pene sono blande?

Esistono diverse ragioni che possono spiegare perché le pene per i reati contro gli animali sono spesso relativamente basse in Italia. Una di queste è il fatto che, nonostante negli ultimi anni vi sia stata una maggiore sensibilizzazione sull'argomento, la tutela degli animali non sempre riceve la stessa attenzione rispetto ad altri settori della giustizia penale.

Inoltre, le risorse e i mezzi dedicati alla prevenzione e alla repressione dei reati contro gli animali potrebbero non essere sufficienti per garantire un'applicazione efficace delle leggi esistenti.
Inoltre, vi è ancora una certa resistenza culturale nel riconoscere pienamente agli animali il diritto di essere protetti da atti di violenza e maltrattamento. Questa mentalità può influenzare la percezione dei reati contro gli animali e contribuire alla scarsa severità delle pene previste dalla legge.

Per tutte queste ragioni, nonostante l'esistenza di normative, la loro efficacia è spesso messa in discussione. Molte volte, le pene per atti di violenza contro gli animali risultano essere troppo lievi rispetto alla gravità del reato commesso. Inoltre, la scarsità di controlli e di risorse dedicate alla tutela degli animali può favorire l'impunità degli autori di violenze.

Necessità di una maggiore tutela degli animali

È evidente che occorre rafforzare la protezione degli animali e aumentare le pene per chi commette atti di violenza contro di essi. È necessario sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza del rispetto degli animali, e promuovere una cultura di tutela e salvaguardia delle creature più vulnerabili.

La questione della violenza contro gli animali è un tema che suscita sempre più attenzione e sensibilità nella società contemporanea. Tuttavia, nonostante l'aumento della consapevolezza riguardo a questo problema, le pene previste dalla legge per chi commette reati contro gli animali spesso risultano essere inferiori alle aspettative.

Articolo originale su Today.it

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