Lunedì, 20 Settembre 2021
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Gattinoni guarda a Oriente: “Lecco non rimane indifferente, pronti a fare la nostra parte”

Il sindaco della città capoluogo: “Come Sindaci delle principali città italiane abbiamo dato disponibilità per l’accoglienza e l'assistenza concreta delle persone in difficoltà”

Mauro Gattinoni guarda verso Oriente e ai giorni di grandissima tensione che si stanno vivendo a Kabul e non solo.

“Ciò che sta accadendo in Afghanistan non può lasciarci indifferenti e anche Lecco è pronta a fare la propria parte”.

Il sindaco di Lecco si sbilancia: “Accanto al ruolo fondamentale di Governo e Parlamento, in un quadro d'impegno europeo, come Sindaci delle principali città italiane abbiamo dato disponibilità per l’accoglienza e l'assistenza concreta delle persone in difficoltà, a partire da coloro che hanno collaborato in questi anni con l'Italia e le organizzazioni umanitarie. Desidero fin d’ora ringraziare quei lecchesi che, in queste ore, hanno già manifestato la propria disponibilità a prestare aiuto”.

Non siamo lontani da un anniversario dolorosissimo: “Tra qualche settimana ricorderemo l’11 settembre del 2001, gli attentati terroristici che portarono all'operazione militare in Afghanistan. A vent'anni di distanza, di fronte al dramma per donne, bambini e minoranze, non possiamo accettare di subire la vergogna di essere stati inermi”.

Afghanistan: cosa sta succedendo

Today.it analizza nel dettaglio la situazione geopolitica. Le terrificanti immagini degli afgani precipitati nel vuoto dopo aver tentato la fuga dal Paese, aggrappati alle ruote degli aerei militari americani e quelle 640 persone dentro un cargo Usa decollato da Kabul, danno il polso del terrore vissuto dal popolo afgano all’idea del ritorno del regime dei Talebani. Numeri certi, non ce ne sono, ma di sicuro una parte del Paese è in pericolo, soprattutto le donne, che rischiano di essere abusate. Il piano di evacuazione del Paese non sta funzionando, altrimenti non assisteremmo alle scene di panico all’aeroporto della capitale con i militari americani costretti a sparare. La fuga è sparpagliata e disordinata. Ieri l'ambasciatore afghano all'Onu, Ghulam Isaczai, ha confermato come i talebani stiano girando porta per porta, rastrellando persone iscritte su delle liste nere. 

Migranti dall'Afghanistan: le reazioni in Italia

Dunque la probabile ondata di migranti dall’Afghanistan, che non tarderà a farsi vedere dalle parti dell’occidente, è già un tema. Soprattutto in Italia, dove, negli anni a cavallo fra il 2018 e il 2020, quando i cittadini afgani, tra cui anche molti minori stranieri non accompagnati, ingolfavano la rotta balcanica per fuggire dal terrorismo islamico. Si chiamano migranti ma potrebbero già essere definiti dei profughi perché tale è chi, per diverse ragioni (guerra, povertà, fame, calamità naturali) ha lasciato il proprio Paese ma non è nelle condizioni di chiedere la protezione internazionale”. Il leader della Lega Matteo Salvini dice subito la sua: "Accogliere in Italia alcune decine di persone che hanno collaborato con la nostra ambasciata mi sembra doveroso, ma che nessuno ci venga a parlare di accogliere decine di migliaia di afghani. In Italia abbiamo già accolto 35 mila clandestini, gli altri paesi europei facciano il loro". 

Di tutt'altro avviso il Partito Democratico che chiede corridoi umanitari, a cui si unisce Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. Intanto i sindaci d'Italia hanno inviato una lettera al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese: sono pronti a fare la loro parte nell'accogliere le famiglie afghane. "Non c'è tempo da perdere, sappiamo bene come i civili che hanno collaborato con le nostre missioni in Afghanistan oggi siano in forte pericolo, soprattutto donne e minori", afferma Matteo Biffoni, delegato Anci per l'Immigrazione. Sulla stessa linea è Marina Sereni, vice ministra agli Esteri. "Dobbiamo avere un atteggiamento di apertura e di massima accoglienza - sottolinea l'esponente dem - alla luce anche dei tanti Comuni, associazioni e soggetti della società civile che in queste ore hanno fatto sapere di essere pronti ad accogliere persone, famiglie, donne e bambini che vogliono fuggire dall'Afghanistan".

"Non abbandoneremo le donne afgane: continueremo ad aiutarle anche in clandestinità"

Migranti dall'Afghanistan: l'Europa si divide

Di fronte a questo problema l’Europa si sta dividendo. La Grecia, principale Paese di transito dal Medio Oriente, ha già detto che non permetterà ai migranti provenienti dall'Afghanistan di valicare i propri confini per raggiungere il resto dell'Europa. "Non vogliamo che il nostro paese diventi la porta d'ingresso dell'Ue per la gente che vuole andare in Europa", ha detto il ministro greco per le Migrazioni, Notis Mitarakis, che ha sottolineato la necessità di una politica migratoria comune. "Non vogliamo vedere un altro 2015", ha aggiunto, riferendosi alla crisi migratoria che vide oltre 850mila migranti arrivare in Grecia dalla Turchia per poi cercare di raggiungere altri paesi europei, soprattutto la Germania, tramite la rotta balcanica.

L’Austria si blinda. Mentre, insieme alla penisola ellenica e l’Austria, i ministri dell'Interno di Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Belgio, in una lettera indirizzata alla Commissione europea, pur riconoscendo la "delicata situazione alla luce del ritiro delle truppe internazionali" avevano chiesto di andare avanti con i rimpatri. Decisione poi invertita alla luce del precipitare della situazione. Già, perché non è pensabile proseguire con l’attività di rimpatrio odierna. Secondo una elaborazione dell’Ispi su dati Eurostat, tra il 2008 e il 2020, e rilanciata su Twitter dal giornalista inviato della Rai Nico Piro, ci sono Paesi che hanno respinto la quasi totalità o comunque la maggior parte dei richiedenti asilo, tra cui i Paesi del Nord e dell’Est Europa, ma anche Austria, Gran Bretagna, Croazia e Cipro. L’Italia è invece il Paese che ha dato loro più protezione.  

migranti dall'Afghanistan dopo la presa di Kabul dei talebani - foto da Twitter di Nico Piro 2-3

Sempre nello stesso periodo, i paesi che hanno respinto con la forza il numero maggiore in termini assoluti di richiedenti asilo afgani, sono Gran Bretagna, Svezia, Germania, Grecia, Francia e Norvegia. 

migranti dall'Afghanistan dopo la presa di Kabul dei talebani - foto da Twitter di Nico Piro  3-2

Migranti dopo la presa di Kabul: l'appello dell'Onu

Ora questa pratica non può più andare avanti. Non alla luce di debacle degli Usa e della intera Nato in quel territorio. L'Alto commissario Onu per i rifugiati ha chiesto alla comunità internazionale di vietare i rimpatri forzati dei migranti afghani verso il loro Paese, anche se la loro richiesta di asilo è stata rifiutata e ha chiesto ai Paesi dove si trovano di dare tutto il sostegno che serve ai cittadini afghani, visto l'elevato rischio imminente nel loro Paese sotto il nuovo regime talebano. In particolare L'Unhcr, Agenzia ONU per i Rifugiati, si dice preoccupata per il rischio di violazioni dei diritti umani contro i civili in questo contesto in evoluzione, comprese le donne e le ragazze e coloro che sono ritenuti di aver un'associazione attuale o precedente con il governo afgano, le organizzazioni internazionali o le forze militari internazionali. Dall'inizio dell'anno, più di 550.000 afghani sono stati costretti a fuggire all'interno del paese a causa del conflitto e dell'insicurezza. Finora i civili sono fuggiti solo sporadicamente e in numero minore nei paesi vicini all'Afghanistan, ma la situazione è in rapida evoluzione. L'Unhcr accoglie con favore le recenti azioni intraprese da diversi Stati per fermare temporaneamente il rimpatrio dei richiedenti asilo diniegati.

L’Europa dunque è divisa e non sembra parlare con una voce sola, mentre c’è anche chi, in Italia è il Partito Democratico, invoca la necessità di corridoi umanitari. 

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