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L'ospedale da campo allestito a Bergamo

L'ospedale da campo allestito a Bergamo

Covid: gli Alpini lecchesi tornano all'ospedale da campo di Bergamo

Sabato 12 dicembre una squadra dell'Ana Sezione di Lecco, composta da 13 uomini più due dell'Alto Lario, è partita per la terza volta a supporto del campo base. Il vicepresidente Emiliano Invernizzi: «Noi ci saremo sempre»

Il cuore grande degli Alpini, e la loro capacità organizzativa durante le emergenze, ancora una volta in primo piano nel contrasto all'epidemia da Coronavirus.

Le Penne nere lecchesi sono tornate all'ospedale da campo di Bergamo, e lo hanno fatto nello scorso weekend, per fornire ancora una volta, come accaduto in primavera durante la prima ondata pandemica, il proprio prezioso contributo.

Il presidente della Sezione Ana di Lecco visita l'Ospedale da campo a Bergamo

L'ospedale da campo di Bergamo allestito dall'Associazione nazionale alpini nel mese di marzo, rivelatosi utilissimo nell'affrontare l'emergenza Covid-19, è stato riattivato lo scorso 2 novembre per fare fronte alle aumentate richieste di posti in terapia intensiva. Sabato 12 dicembre una squadra dell'Ana Sezione di Lecco, composta da 13 uomini più due della sezione Alto Lario, è partita per il capoluogo orobico per svolgere il servizio di supporto alle attività logistiche necessarie al funzionamento della struttura.

«Ora abbiamo più certezze»

«Si tratta di un campo base di supporto all'ospedale, quindi noi non entriamo a far parte delle attività sanitarie, ma ci occupiamo di porte carraie, guardie di notte, assistenza navetta per trasporto di medicinali e medici tra campo base e ospedale. Al campo base si trovano refettori, cucine, dormitori e le tutte attrezzature per far funzionare al meglio l'ospedale - spiega il vicepresidente della sezione Ana Lecco, Emiliano Invernizzi - Tutti gli alpini coinvolti sono iscritti alla protezione civile. L'attività è iniziata sabato, e per noi si tratta della terza volta».

Differenze con le prime due? «Durante la prima fase della pandemia c'erano tante incognite, non si conosceva bene il virus, non si sapeva nemmeno dove fare il tampone - prosegue Invernizzi - Adesso non è certo la normalità e speriamo che non lo diventi, però c'è una consapevolezza in più, sappiamo quali precauzioni adottare. L'Ana c'è e ci sarà sempre, finché l'anagrafe non farà il suo tempo».

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