Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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L’appello dei maestri birrai: "Italian Grape Ale, salviamo il Made in Italy"

Alessandro Andreotti, consigliere della categoria Alimentaristi di Confartigianato Lecco: "Lo stile italiano mixa la giusta conoscenza tecnica e culturale e non può essere equiparato ad altre produzioni"

La birra italiana rischia di perdere il “marchio” che la caratterizza e la rende nota in tutto il mondo. Il Bjcp (Beer Judge Certification Program), l’ente che definisce gli stili brassicoli globali, vuole eliminare dalla dicitura “Italian Grape Ale” il prefisso “italian”, sciogliendo di fatto il legame indissolubile che lega questo tipo di birra al nostro Paese, rendendone dubbia l’origine. Ma nel caso dell’Italian Grape Ale - Iga - non ci sono dubbi sulla provenienza. Le Iga sono un vero anello di congiunzione tra la birra e il vino: oltre al malto, all’orzo e al luppolo, infatti, anche l’uva può essere presente come frutto, vinaccia, mosto o vino cotto. Un’aggiunta che la caratterizza e la distingue fortemente all’olfatto e al gusto, ma che soprattutto la lega al territorio di produzione e al terroir. Il tema riguarda anche diversi birrai del territorio lecchese, e nei giorni scorsi è stato portato all'attenzione pubblica da Confartigianato Lecco.

Parte "Aiutiamoci nel lavoro": si parla a imprenditori e lavoratori

“La prima Iga viene prodotta in Italia nel 2006 e nel 2014 entra a far parte del concorso Birra dell’anno di Unionbirrai e l’anno successivo proprio il Bjcp la riconosce come primo stile birraio Made in Italy - spiega Alessandro Andreotti, consigliere della categoria Alimentaristi di Confartigianato Imprese lecco - Ad oggi si contano oltre 200 Iga prodotte in Italia, alcune anche sul nostro territorio, ma ora rischiamo un clamoroso passo indietro che rischia di compromettere il lavoro fatto in questi anni dai birrifici artigianali. La motivazione sarebbe da ricondurre al fatto che ora anche altri Paesi producono Iga, ma questo significa non dare valore a quanto fatto in questi anni in Italia da parte di piccoli produttori artigiani che hanno messo le loro intuizioni e la conoscenza della materia prima in un prodotto che ha una forte caratterizzazione geografica".

C'è poi il tema delle esportazioni. "La nostra birra non sarà più identificabile come italiana, ma si mischierà in un mercato di Grape Ale senza indicazioni di tipicità. Quello che come birrai vorremmo far capire - conclude Alessandro Andreotti - è che dietro ogni Iga prodotta c’è un lavoro molto complesso per far sì che le uve si esprimano al meglio all’interno della birra. Bisogna conoscere il frutto e il territorio in cui è nato, come usarlo, come esaltarlo. Insomma, lo stile italiano mixa la giusta conoscenza tecnica e culturale e non può essere equiparato ad altre produzioni”.

A Galbiate un evento dedicato alla birra artigianale

Per portare il problema all’attenzione del pubblico, divenuto molto più attento e consapevole soprattutto nella fase di lockdown, il birrificio artigianale Dulac ha organizzato un workshop dal titolo “Italian Grape Ale: uno stile tutto italiano!” con la partecipazione dell’enologo Francesco Invernizzi.

L’evento si terrà sabato 25 settembre alle ore 11, 15  e 17  a Galbiate all’interno del birrificio (prenotazioni a dulac.prenotazioni@gmail.com). La birra artigianale, spiegata dai maestri birrai, sarà inoltre protagonista durante tutto il weekend  del 25 e 26 settembre (evento rimandato rispetto alla data del 18/19 settembre causa maltempo) grazie alla "Beer BECK" in scena sempre al birrificio Dulac con la partecipazione di attività e associazioni del comune di Galbiate.

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