Ponte di Genova, Bosisio: «La politica rischia di ridursi a sola parte di convenienza economica»

L'ex rappresentante sindacale della Leuci sulla questione del Ponte Morandi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Ci sono alcune vicende che in ragione delle loro particolari caratteristiche rivestono un significato paradigmatico per la convivenza civile e sociale.

La questione dell'affidamento gestionale del nuovo ponte di Genova e la connessa vicenda delle concessioni di gran parte della nostra rete autostradale ad Autostrade Spa dei Benetton è, a mio parere, sicuramente una di queste.

Di fronte sembrano esserci 3 culture politiche che, sintetizzando al massimo, sembrano voler concretizzare soluzioni che sanciscano il primato di una giustizia di sostanza e non formale , di una giustizia conciliativa e di una giustizia compensativa. Inutile poi sottolineare il balletto politico speculativo che purtroppo vi si è scatenato attorno, alimentato al solito dal circo mediatico sensazionalistico, con poche e lodevoli contrarie eccezioni.

Quello su cui occorrerebbe soffermarsi, a mio parere, è come la prima rischi di essere annacquata o, direi meglio, sovrastata dalle altre due.

Intendiamoci, non è che risarcimenti o compensazioni non debbano far parte di una soluzione equa ma il cuore della tragica vicenda deve rimanere un principio che dovrebbe essere alla base di ogni convivenza civile degna di tale nome : quello della responsabilità umana e non solo derivante dalla giurisdizione. Una responsabilità che obbliga a rispondere delle proprie azioni.

Volendo anche qui sintetizzare al massimo: Se ASPI, come riportano i media, ha realizzato dalla concessione autostradale circa 6 miliardi di utili in pochi anni e ha speso soli 33.000 euro all'anno per la manutenzione del ponte Morandi, pur sapendo che vi erano punti di criticità strutturale, nessuna argomentazione, a mio parere, potrebbe giustificare la non revoca della concessione da parte dello Stato.

E quindi ad esempio una politica veramente al servizio del Bene Comune non avrebbe avuto bisogno, sempre a mio parere, del pronunciamento della Corte Costituzionale per affermare che sia stato legittimo escludere Autostrade Spa dalla ricostruzione del ponte.

Così pure la Politica (quella con la P maiuscola che non si lascia irretire solo da considerazioni d'opportunità economica) dovrebbe saper andare al cuore del problema nel verificare perché il contratto di concessione sia stato partorito , come scrivono alcuni media, in modo così sbilanciato a favore del “privato” e come negli anni non sembrerebbe esserci stato un effettivo controllo da parte della Stato sul rispetto di alcune importanti condizioni.

Non fare nulla in questo senso equivarrebbe all'accettare supinamente dei contratti capestro realizzati dai precedessori e di fatto subirne gli effetti distorsivi. Esiste uno strumento che renda possibile impugnare non solo le conseguenze ma anche gli iniqui sbilanciamenti dei contratti di concessione?

Non entro nelle infinite quanto spesso strumentali questioni degli allungamenti dei tempi decisionali o della presunta faciloneria di chi si è subito schierato per la revoca: dico solo che chi si è messo contro un sistema consolidato di potere (forte coi deboli e debole coi forti) si è dimostrato assai coraggioso e primariamente attento alle ragioni della giustizia anche nei confronti delle vittime.

Che lo Stato torni a svolgere il ruolo che gli compete e la Politica, non lasciandosi distogliere dalle “convenienze di bottega”, torni ad essere capace di coniugare le ragioni fondanti della Giustizia con le eque soluzioni concrete.

La Politica torni a fare... Politica!

Germano Bosisio

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