Coronavirus, da Brivio e altri sindaci bordate a Fontana. Lui: «Fanno solo polemiche»

Sette sindaci lombardi, tra cui Virginio Brivio, chiedono risposte immediate al Governatore

Virginio Brivio

Quattro questioni sollevate. E quattro risposte, attese. Sette sindaci lombardi, tra cui il primo cittadino di Milano, Beppe Sala, hanno scritto una lettera indirizzata al presidente lombardo, Attilio Fontana, chiedendo una replica immediata. Motivo del contendere, naturalmente, l'emergenza Coronavirus che da più di un mese sta flagellando la regione. 

Sul tavolo della partita - che vede seduti gli amministratori locali di Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Mantova, Milano e Varese - ci sono diverse questioni: dai tamponi all'assistenza alle fasce più deboli della popolazione passando per mascherine e guanti. 

«Quando saranno disponibili i dispositivi di protezione – a partire dalle mascherine – il cui arrivo è stato promesso da tempo? Che cosa sta facendo la Regione per proteggere il personale sanitario e gli ospiti delle Rsa, in molte delle quali sappiamo purtroppo di numerosi decessi?», si chiedono i sindaci. 

«In una recente conferenza stampa il Presidente Fontana ha detto che la situazione "è sicuramente sotto controllo" e che "tanto i plurisintomatici che i monosintomatici verranno sottoposti a tamponamento". È ciò che si sta realmente facendo?», proseguono i primi cittadini.

E ancora: «Perché la Regione Lombardia non segue le direttive del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità che prescrivono di sottoporre a tampone i sintomatici e, qualora questi siano positivi, i loro familiari e i contatti recenti? Perché la Regione Lombardia non ha ancora autorizzato l’avvio della sperimentazione dei test sierologici che altre regioni, come il Veneto e l’Emilia Romagna, hanno invece attivato? L’esito di tali test - in abbinamento a un’indagine continua attraverso tamponi su un campione statisticamente rappresentativo per età, sesso, luogo di residenza - è ritenuto decisivo per certificare l’evoluzione dell’epidemia e l’immunità di chi abbia contratto il virus anche in forma asintomatica», sottolineano i sindaci. Le domande sono poste. Le risposte arriveranno. 

Fontana: «Fanno solo polemiche»

«Regione Lombardia è un'istituzione seria. Che agisce solo ed esclusivamente sulla base di riscontri scientifici. Sul tema dei test "rapidi" ho più volte ribadito che stiamo verificando il valore effettivo di queste procedure. Un modo di agire che necessita di un lasso di tempo tale da rendere i risultati solidi, a fronte delle molte perplessità sollevate dalla comunità scientifica. Infatti, sul mercato esistono molti tamponi inaffidabili che creano false speranze ai cittadini. Le nostre indagini sono in fase di conclusione e speriamo di avere una risposta nelle prossime ore. Agiremo solo nella direzione che ci indica la scienza e non sugli umori o le sparate di sindaci che non perdono l'occasione per fomentare la polemica. Sindaci ai quali nelle sedi istituzionali queste risposte sono state più volte date».

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. «Per quanto riguarda invece mascherine e gli altri presidi - ha aggiunto Fontana - siamo stati e continueremo ad essere i primi a segnalare il fatto che la Protezione civile nazionale, cui spetta il compito di gestire l'emergenza e garantire questi materiali, sia per buona parte inadempiente. Oltre a ciò la burocrazia di Roma ci impedisce di utilizzare le mascherine prodotte in Lombardia già ritenute conformi dal Politecnico di Milano».

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«Per le RSA - ha proseguito il governatore - valgono le stesse considerazioni con l'aggiunta che, voglio ricordare al sindaco Sala e agli altri, le stesse o sono private o "comunali". Noi, per quanto possibile, siamo intervenuti e interveniamo. Spero che anche i Comuni abbiano incalzato i gestori e il Governo per dotarli di quanto necessario per metterle in sicurezza. Queste cose i sindaci le conoscono da settimane. Fingono di ignorarle evidentemente per calcolo politico. Noi non possiamo perdere continuamente tempo e sottrarlo all'attività prioritaria che è quella del contrasto al virus e la tutela della salute dei cittadini».

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