Tre manifestazioni contro le "zone rosse", a Calolzio continua la mobilitazione

La prima iniziativa si terrà domani mattina in occasione del XXV aprile. Intanto i Consiglieri Colosimo e Vanoli chiedono alla Giunta di ritirare il regolamento e favorire invece la convivenza

Tre manifestazioni pubbliche per dire no alle “zone rosse e blu” e favorire invece una politica della convivenza. Le iniziative sono state annunciate dal gruppo civico “Cambia Calolzio” e in particolare dai Consiglieri comunali di opposizione Diego Colosimo e Daniele Vanoli che dopo le polemiche delle scorse settimane ribadiscono il loro no al regolamento voluto dalla Giunta di centrodestra per vietare l’apertura di centri di accoglienza migranti vicino a scuole e stazione.

"Zone rosse" per dire un no preventivo a centri di accoglienza migranti vicini a scuole e stazione, i dettagli del discusso regolamento di Calolzio

La prima manifestazione è in programma domani, giovedì 25 aprile alle ore 9.15 in occasione del corteo cittadino per la festa della Liberazione presso la Chiesa Arcipresbiteriale di Calolziocorte. La seconda iniziativa si terrà sabato 27 aprile dalle 15 alle 17 con un presidio contro le zone rosse in Piazza Vittorio Veneto dove già avevano manifestato il gruppo “Cittadini Uniti per Calolzio” e il PD lecchese. La terza si concretizzerà invece lunedì 29 aprile alle ore 20 in occasione del Consiglio Comunale in appoggio all’ordine del giorno per il ritiro del provvedimento.

«Lo scorso 8 aprile, il consiglio di Calolziocorte ha approvato un regolamento "sulle strutture di accoglimento per migranti", che va a ledere i diritti dei richiedenti asilo e di tutte le persone che, in forma privata, accolgono un migrante in attesa di riconoscimento di protezione internazionale - ricordano Diego Colosimo e Daniele Vanoli, nella foto sopra presenti all'assemblea dell'associazione "L'Altra Via" - L'atto pubblico prevede che in talune zone sensibili (rosse), cioè a 150 metri da chiese, stazione ferroviaria e scuole, non sarà possibile aprire centri di accoglienza o ospitare richiedenti asilo, mentre verrà richiesto un "nulla osta preventivo" in altre zone (blu) site nei pressi di oratori e biblioteca. Come cittadini che si battono per l'autodeterminazione di tutti, ci sembra ingiusto e discriminatorio l'intervento di propaganda xenofoba messo in atto dalla maggioranza dell'Amministrazione calolziese. Si investe politicamente sulla paura delle persone, canalizzando il malcontento sociale sulla questione migratoria, che, per altro, non è un "problema" per il nostro territorio. Al momento, infatti, a Calolziocorte risiedono solo 18 richiedenti asilo (su una popolazione di quasi 14.000 abitanti), dei quali si occupa in maniera molto positiva l'associazione comunità il Gabbiano onlus. Dalle parole rilasciate in diverse interviste dal sindaco, si evince che tale regolamento voglia evitare i grandi centri e garantire la sicurezza dei cittadini, favorendo l'integrazione di queste persone. Siamo d'accordo sui grandi centri - incalza il gruppo Cambia Calolzio - dannosi in primo luogo per gli accolti, ma come poter sostenere di voler integrare vietando di ospitare queste persone in luoghi carichi di significato per una comunità e, soprattutto, etichettandoli come possibilmente pericolosi? Dopo tre assemblee pubbliche abbiamo deciso di aderire al presidio di sensibilizzazione e contrasto, convocato da moltissime realtà del territorio, di sabato 27 aprile in piazza Vittorio Veneto dalle 15 alle 17. In questi ultimi giorni, inoltre, ci siamo rivolti all’associazione “Italia Stato di diritto”, che raccoglie esperti legali e studiosi del diritto amministrativo e costituzionale, i quali ci hanno anticipato una nota, inoltrata successivamente al sindaco, nella quale risultano evidenti i principali profili critici che presenta il regolamento sulle strutture di accoglimento per migranti di Calolziocorte. Chiediamo, quindi, alla maggioranza di sospendere l’attuazione della delibera e di avviare una riflessione sull’opportunità di proporre al Consiglio comunale, già dalla prossima seduta, una revoca del provvedimento».

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Il sindaco Ghezzi e i capigruppo di maggioranza: «Nessuna discriminazione, sole regole per integrare meglio»

Dal canto suo la maggioranza difende il regolamento, respinge con forza ogni accusa di discriminazione, né tantomeno di xenofobia, con esponenti dell’Amministrazione che parlano di strumentalizzazione di una festa,  quella XXV aprile, che dovrebbe unire invece che dividere. Sia il sindaco Marco Ghezzi, sia i capigruppo di maggioranza, nei giorni scorsi erano intervenuti con due comunicati pubblici diffusi ai mass media per ribadire la propria posizione: «Dalle opposizioni e dal Pd attacchi infondati, un indegno killeraggio personale nei confronti del primo cittadino. Si tratta di un regolamento nel quale non ci sono discriminazioni, solo regole per integrare meglio». Il dibattito si riaccenderà in occasione del Consiglio comunale di lunedì sera.

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