«Lasciate aperti i circoli, importante presidio di ascolto e di aiuto alle persone più fragili»

L'appello del circolo Arci Spazio condiviso di Calolzio in questo periodo di restrizioni per la lotta al covid: «Capiamo l'emergenza sanitaria, ma crediamo sia ingiusta e miope la richiesta di cessare attività svolte in sicurezza»

«In occasione della mobilitazione nazionale lanciata da Arci, rivendichiamo, con questo messaggio, la posizione di Spazio Condiviso in merito alla chiusura di tutti i circoli del nostro territorio. Siamo coscienti della delicatezza della situazione attuale e dell’orizzonte di incertezze e paure a cui ci troviamo di fronte. Siamo, però, anche consci della perdita umana che la chiusura comporterà. Come i dati dimostrano, la scelta di cessare le attività culturali non trova corrispondenza nel contrasto alla pandemia, ma indebolirà ulteriormente il nostro tessuto sociale».

Martedì 3 la Giornata nazionale di mobilitazione Arci

Questa la presa di posizione del circolo Arci Spazio condiviso di Calolziocorte, da tempo impegnato sul territorio con importanti iniziative di sostegno a favore delle persone più fragili, senza dimenticare occasioni di confronto culturale e di socialità. Martedì 3 novembre si terrà la Giornata nazionale di mobilitazione Arci contro la chiusura dei circoli in questo momento delicato di lotta al covid. Come spiegato da Daniele Vanoli, anche l’associazione con sede in piazza Regazzoni si unirà alla protesta. #noinoncistiamo - Curiamo la socialità è il messaggio che i volontari vogliono lanciare alle autorità nazionali e regionali.

«Occuparsi di socialità e creare occasioni di incontro, dibattito e confronto, anche a partire da territori periferici, significa svolgere un importante ruolo di lotta alla marginalità sociale e alle nuove povertà - aggiunge Vanoli a nome del circolo Arci Spazio Condiviso - Fare associazionismo in forma diffusa aiuta i territori ad analizzare i bisogni e indirizzare istanze verso gli organi di competenza, che dovrebbero garantire a tutte e a tutti un percorso di vita dignitoso. Indirizzare norme restrittive verso le nostre associazioni, quindi, isola e sfilaccia i corpi sociali, stressa i dirigenti territoriali e crea un malcontento motivato nei lavoratori o nelle lavoratrici che si vedono costretti, nuovamente, a un periodo di ristrettezze economiche e incertezze emotive. La preoccupazione dei nostri volontari, di non poter più svolgere un ruolo attivo nelle programmazioni sociali, si unisce a quella di centinaia di soci, sempre meno raggiungibili e lontani dal riconoscersi nelle istanze del proprio ente. Cos'è un'associazione svuotata del proprio corpo sociale? Un involucro lontano, non un reale strumento di emancipazione. Un circolo è un rifugio accogliente, un posto dove ci si conosce per nome, dove si costruisce un mondo più eguale e solidale; un luogo atto, per sua natura stessa, alla condivisione di percorsi di democrazia diretta, di crescita personale, ma anche uno spazio dove si segna un'appartenenza e una necessità di essere maggiormente padroni del proprio presente, responsabilmente e sostenendosi l'un con l'altra».

"Chiusi, ma sempre aperti"

Durante il lockdown del marzo scorso, i volontari del circolo Arci calolziese avevano scelto di continuare ad impegnarsi e a rimanere attivi, nella comunità e per la comunità, racchiudendo le proprie motivazioni in uno striscione appeso nel cortile del circolo: “Chiusi, ma sempre aperti”. Molte le attività di sostegno a famiglie e persone in difficoltà, dagli ambiti lavorativi ai prestiti etici e solidali per aiutare famiglie in difficoltà nel pagare l’affitto e le bollette, oltre ad altre concrete iniziative di sostegno.

«Ci siamo impegnati per diversi mesi nel mantenere vive forme di condivisione virtuale ma, anche, forme di solidarietà concreta, in rete con enti e associazioni del territorio - proseguono i volontari del Circolo Arci Spazio Condiviso - A distanza di qualche mese, ci troviamo, purtroppo, a rispolverare il nostro striscione. “Chiusi, ma sempre aperti”. Un gruppo di persone che si dona alla propria comunità, continuando a garantire uno spazio pubblico, mutuale e attento alle variabili condizioni sociali del nostro territorio. Non ignoriamo quanto sta accadendo a livello sanitario e non abbiamo dimenticato quanto abbiamo perso, soprattutto dal punto di vista umano, con un pensiero all’amico e socio Albertone (il compianto Alberto Valsecchi ndr). La ripartenza è stata faticosa, recuperare le energie e le relazioni affievolite dalla distanza ci è costato tempo, passione e tanta fiducia nel progetto che insieme costruiamo».

«Ciao Alberto, vero amico e uono generoso. Ci mancherai»

Cosa significa per Spazio Condiviso, per tutti i circoli Arci e per chi fa cultura in generale, fermarsi? «La nostra associazione si fonda sul lavoro volontario di tante persone e, per questo, le perdite economiche saranno per noi meno incisive rispetto ai tanti circoli che, invece, vivono di questo - prosegue Daniele Vanoli - Con il Dpcm del 24 ottobre scorso, ci è stata tolta anche la possibilità di rimanere aperti come servizio bar; non fine primario per noi, ma sostentamento economico per i circoli e garanzia ai soci di continuare, almeno in parte, a poter mantenere vivo un luogo di incontro e scambio. Crediamo che sia ingiusta e miope la richiesta della cessazione di attività sicure e svolte in sicurezza. Siamo un’associazione che si fonda sui propri soci e socie e che, per la tutela di questi, si è adeguata a tutte le forme e misure necessarie. Miope, perché porta a un mero livello personale la responsabilità di tutto quello che sta succedendo. Ingiusta, perché non c'è lo stesso rigore con altre categorie produttive o non. La cultura e la socialità non valgono meno. Sono necessarie, anche per la nostra salute. Una persona senza contatti sociali è una persona sola. E questo, noi, lo combattiamo quotidianamente. Il circolo è il nostro posto, la nostra casa, e continuerà ad esserlo anche nei prossimi mesi, varcando le mura e il cancello di cui fisicamente si compone».

I servizi svolti durante il lockdown di marzo e aprile

I volontari, lanciando un appello a resistere in questo momento delicatissimo di lotta alla pandemia, hanno infine ricordato: «Durante il lockdown abbiamo portato avanti nuove forme di solidarietà e mutualismo: ci siamo attivati nella distribuzione di generi di prima necessità per centinaia di persone; lo sportello AscoltArci ha sopperito la mancanza dei servizi di base aiutando numerose famiglie nella compilazione della dote scuola; abbiamo supportato decine di minori in difficoltà con la didattica a distanza; aiutato esercenti del territorio nella consegna delle spese e consegnato migliaia di mascherine per supportare il Comune. Tutto ciò senza perdere di vista le iniziative culturali e le assemblee a distanza. Siamo orgogliosi di quanto fatto e siamo certi che non soccomberemo, nemmeno questa volta. Nella fatica che questa chiusura comporterà, avremo modo di rilanciare nel territorio calolziese il nostro modo di essere Associazione e di esercitare una presenza sensibile e forte allo stesso tempo. Rimaniamo in contatto, curiamo la socialità».

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