Calolzio, anche gli ex alunni in campo per salvare il Liceo Scientifico

Ecco le lettere di alcuni diplomati all'istituto "Rota" che si uniscono alla battaglia di docenti e genitori: «Il vino buono sta nella botte piccola. Qui abbiamo trovato un'eccellenza dal punto di vista formativo che ci ha permesso di affermarci negli studi e nel lavoro»

Un momento della riunione di sabato con genitori, docenti e amministratori del territorio.

Anche gli ex alunni scendono in campo per salvare il Liceo Scientifico di Calolziocorte. Un appello significativo che va a sostenere la mobilitazione avviata da parte di docenti e genitori per chiedere alla Direzione Scolastica Provinciale (più precisamente UST) di garantire continuità al corso di Liceo dell'Istituto Rota nonostante le iscrizioni raccolte non siano ancora sufficienti dal punto di vista numerico per formare la nuova classe prima a settembre. Una vicenda che abbiamo seguito con attenzione nei giorni scorsi, a partire dall'assemblea organizzata sabato all'oratorio di Sala (vedi foto) e rispetto alla quale si attendono ora le decisioni del Provveditorato. La solidarietà degli ex alunni è stata manifestata tramite alcune lettere che, più di un comunicato stampa o di una presa di posizione formale, possono testimoniare in maniera sincera e chiara il valore della scuola del Lavello, cresciuta negli anni confermandosi sempre di più un polo formativo e culturale di riferimento per il territorio della Valle San Martino e dell'Olginatese. Ecco le lettere, scritte all'insegna del motto "Il vino buono sta nella botte piccola".

Era il lontano 2005 quando 16 ragazzi della valle San Martino si ritrovarono a dover scegliere se formare la prima classe del liceo scientifico indirizzo naturalistico a Calolziocorte oppure finire smembrati nelle numerose sezioni del G.B. Grassi a Lecco. Dato che sedici era un numero sufficiente per avviare la sezione, miglior scelta non fu mai compiuta! Stare in classe in sedici non fece altro che portare vantaggi alla classe, in quanto i professori potevano seguirci tutti diligentemente senza lasciare indietro nessuno e svolgere molte più ore di ripasso e approfondimento dato che i turni delle interrogazioni si esaurivano più velocemente rispetto alle classi di 30 alunni. Che dire delle nostre grandi performance matematiche che ci hanno portato ad essere la migliore seconda di liceo scientifico del “G. B. Grassi”? In seconda liceo noi ragazze anche se solo in 5 (senza neanche una riserva) riuscimmo a vincere il torneo d'istituto di pallamano del “G.B. Grassi”, facendo vedere alle coetanee di città che con le “provincialotte” non c'era da scherzare. Ricordo in primavera le lezioni di latino, intense narrazioni delle imprese di Giulio Cesare, che ogni tanto svolgevano seduti nel prato in giardino. In quarta liceo ci unirono con l'altra sezione indirizzo tradizionale e francese, nella quale in terza i prof. erano stati molto selettivi. Da questo piccolo numero di studenti della prima classe del liceo scientifico Lorenzo Rota si sono formate e preparate persone orgogliose di aver frequentato tale istituto. I professori ormai storici del Rota hanno saputo e sanno fornire un'eccellente formazione agli studenti. Vi parla la sottoscritta, laureata all'università degli Studi di Milano, dove sto svolgendo il dottorato di ricerca in biologia molecolare e cellulare. La formazione e le competenze acquisite al Rota sono state di notevole livello e ciò mi ha permesso di affrontare gli studi scientifici con solide basi e con un notevole bagaglio culturale.

Lisa Rotasperti

Redigo la presente allo scopo di affermare, come ex alunna, il mio disappunto circa la scelta di non formare, per il prossimo anno, una classe prima di Liceo scientifico “tradizionale", presso l’Istituto superiore “Lorenzo Rota”. Tale decisione, a mio avviso, preclude agli eventuali futuri studenti la possibilità di intraprendere un percorso formativo di alto profilo, caratterizzato da una profonda collaborazione tra docenti ed alunni, reso possibile anche grazie al numero contenuto di liceali dell’Istituto. Il “Rota” mi ha offerto numerose possibilità: alcune proposte direttamente dai docenti, altre invece avanzate da noi studenti. L’anno scorso, ad esempio, chiesi di poter partecipare ai “Giochi della Chimica” e i miei professori si mobilitarono affinché fosse possibile. Al “Rota” infatti gli studenti contano! Contano moltissimo! Ogni idea propositiva viene ampiamente considerata e, nei limiti del possibile, realizzata. Tratto distintivo del “Rota”, e in particolare del suo Liceo scientifico, è la positiva comunicazione tra professori e studenti, che garantisce un percorso liceale sereno; il benessere infatti è posto in primo piano e ciò consente agli studenti di dare il massimo. I professori negli anni, secondo la mia esperienza, imparano a conoscere i propri alunni, tanto da poter scrivere per loro, ad esempio, lettere di referenza che colgano i loro caratteri essenziali sia personali sia “professionali”, in quanto provano empatia e comprensione nei loro confronti. L’eventuale chiusura di un indirizzo come quello del Liceo “tradizionale” al Rota equivarrebbe a sostenere una politica improntata alla “quantità” piuttosto che alla “qualità”, sicuramente anacronistica in questi anni nei quali numerosi Paesi investono sempre più in un’educazione personalizzata, nonché in pieno contrasto con quello che è, a mio avviso, lo spirito stesso del “Rota”, scuola che proprio della qualità ha fatto la propria missione e il suo punto di forza. Nella mia esperienza, ritengo che quello sul Liceo scientifico tradizionale al “Rota” sia un ottimo investimento, che garantisce a lungo termine lo sviluppo di una cultura di ampio spettro, fondamentale a garantire una certa poliedricità nella formazione, anche in previsione di una futura specializzazione. Infatti, proprio sui banchi del liceo, a fianco dei miei compagni e dei professori, ho imparato a preferire un approccio multidisciplinare a questioni complesse, che mi ha spinto a ricercare un percorso universitario all’interno del quale questo sguardo ampio non andasse perduto; questa ricerca mi ha portato ad integrare il percorso universitario “standard” della facoltà di Fisica presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia a cui, superato un esame molto selettivo, sono stata ammessa, dopo il diploma conseguito nel 2019 presso il “Rota”. Lo IUSS si prefigge come obiettivo quello di creare una visione integrata del mondo, per consentire ai suoi studenti, selezionati tramite concorso nazionale, di affrontare con consapevolezza le maggiori sfide del nostro futuro. Il “Rota” consente inoltre di spendere gli anni forse più importanti per uno studente in un ambiente piccolo ma estremamente eterogeneo, che permette ai propri studenti di essere educati alla complessità e alla diversità. In conclusione, vorrei sostenere la necessità di proteggere il Liceo scientifico “tradizionale” del “Rota”, per le sue caratteriste distintive che, in questi anni, hanno dimostrato il valore dell’Istituto sotto il profilo didattico e formativo.

Gaia Carenini

Sono soddisfatta del mio percorso liceale al “Lorenzo Rota”, perché mi ha dato la possibilità di esplorare più materie e al quinto anno mi sono ritrovata con molte possibilità di scelta: non avevo infatti molto chiaro cosa avrei fatto e ciò mi ha dato la libertà di scegliere con più serenità il percorso universitario. Infine mi sono laureata in informatica (laurea triennale e magistrale) ed ora sto frequentando il corso di dottorato. Le solide basi di matematica acquisite al liceo mi hanno permesso di affrontare i corsi di laurea con adeguata preparazione. L'elasticità di pensiero e la capacità di linguaggio fornitemi dalle lezioni in ambito umanistico, come lettere e filosofia, mi permettono tutti i giorni di scrivere relazioni professionali riguardanti il mio lavoro. Sinceramente non avrei mai pensato che in un corso di informatica mi sarei ritrovata a scrivere così tanto: quindi ringrazio per tutti gli esercizi di scrittura e di elaborazione richiesti al liceo. 

Ilaria Pigazzini

Mi sono iscritto al “L. Rota” quando ancora era sede staccata del liceo “G.B. Grassi” di Lecco, nell’anno scolastico 2005-06. Era la prima classe di Liceo scientifico a Calolziocorte. Ammetto che ero un po’ scettico all’inizio - chi non lo è a 14 anni? - ma sono veramente contento della mia scelta e rifarei tutto. Compagni splendidi e professori preparati. Successivamente mi sono laureato al Politecnico di Milano e quando sono uscito dall'università avevo già un lavoro. Nel frattempo le mie tre sorelle più piccole hanno tutte frequentato lo stesso liceo: la prima ora è specializzanda in medicina e la seconda si sta laureando in matematica; la terza ancora studia al “Rota”. Posso dire che siamo una famiglia intera testimone dell'importanza e dell'ottimo livello di preparazione all'università del Liceo scientifico di Calolziocorte.

Pietro Nava

Classe prima a rischio, prof e genitori in assemblea: «Salvate il Liceo Scientifico di Calolzio»

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