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Riccardo De Corato, assessore regionale alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia locale

Riccardo De Corato, assessore regionale alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia locale

Cannabis light, De Corato: «Venderla è illegale». Ad Ancona il Riesame dà ragione a un commerciante

Tre i growshop attivi nel Lecchese, che rischiavano la chiusura dopo la recente sentenza della Cassazione, richiamata dall'assessore regionale. Il Tribunale del Riesame, però, afferma che «sotto lo 0,5% di THC non esiste l'effetto stupefacente»

Non è bastata la sentenza della Cassazione a far luce sulla cannabis light e sui growshop, di cui tre attivi nel Lecchese (due nella città capoluogo e uno Osnago). E probabilmente non basterà, nonostante la fermezza, neanche la lettera inviata dall'assessore regionale alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia locale, Riccardo De Corato, ai sindaci e ai Comandi delle Polizie locali lombarde. «La Corte - si legge nella missiva inviata dall'assessore De Corato - ha concluso che è reato commercializzare al pubblico i derivati della coltivazione di cannabis sativa L., come foglie, inflorescenze, olio, resina, anche se il contenuto di THC è inferiore allo 0,6, a meno che questi non siano privi di effetto stupefacente o psicotropo. La sentenza è chiara - ha aggiunto - l'offerta a qualsiasi titolo, la distribuzione e la messa in vendita dei derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L., integrano la fattispecie incriminatrice di cui al D.P.R. n.309/1990, ex art. 73». 

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Tre gli shop attivi nel Lecchese

L'assessore ha chiesto ai Sindaci ed alle polizie locali di «prestare una particolare attenzione alle conseguenze che derivano da tale autorevole pronuncia nei confronti dei growshop che si sono velocemente diffusi sul territorio nazionale e lombardo in particolare». «In Lombardia - ha evidenziato l'assessore - nel 2019, ci sarebbero ben 121 "cannabis shop" di cui 51 solo nella provincia di Milano, con un incremento di 23 attività rispetto al 2018. Nel 2017 gli esercizi commerciali di questo tipo erano circa la metà: 67 in tutta la Lombardia. Oltre alla provincia di Milano, seconda in Italia dopo Roma con 87 esercizi e seguita da Torino con 34 punti vendita, troviamo Brescia con 14 negozi (+9 rispetto al 2018) e al terzo posto le provincie di Monza Brianza, Bergamo e Varese che dispongono di 13 esercizi. Segue Pavia con 5 unità come lo scorso anno, Lecco e Cremona passano entrambe da 2 a 3 negozi, seguite dai 2 di Como e Mantova. In ultima posizione Lodi e Sondrio. E' bene ricordare - conclude l'assessore - che la cannabis sativa oltre ad essere venduta dai negozi del settore, viene commercializzata anche in supermercati, tabaccherie e giornalai».

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Ad Ancora il Riesame dissequestra la merce

E', però, una sentenza che crea un precedente quella pronunciata dai giudici del Riesame di Ancona, che hanno dissequestrato e riconsegnato ad un commerciante tutto il materiale a base di cannabis light che era stato sequestrato nel giugno 2018. Una battaglia legale, come riportato dai colleghi di AnconaToday.it, lunga un anno ma che - anche alla luce della recente sentenza della Corte Suprema - ha stabilito un punto fermo nella giurisprudenza.

Se il THC inferiore a 0,5 l'effetto stupefacente non c'è. E pertanto la cannabis light non è droga. 

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Respira il comparto della canapa che dopo la liberalizzazione del 2014 ha creato un indotto da 15mila posti di lavoro messi a rischio dalla recente pronuncia della Cassazione che ha classificato come illegale la vendita di prodotti derivati dalla canapa «qualora se ne constati l'effetto drogante». Ora il caso di Ancona aggiunge un tassello alla battaglia legale portata avanti da migliaia di commercianti. I giudici della sezione Riesami e Appelli di Ancona hanno, infatti, stabilito che tutto il materiale a base di cannabis light, dev'essere riconsegnato al commerciante laddove il principio attivo sia inferiore a 0,5%. Questo sulla base di una consulenza tecnica redatta dal professor Rino Floldi che stabilisce come «i derivati della cannabis, al fine di sortire un effetto stupefacente, debbano avere un quantitativo minimo di principio attivo tetraidrocannabinolo (THC) pari almeno allo 0,5%».

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La definitiva linea di demarcazione dello 0,5% di THC

Ed è alla luce di questa sentenza che i giudici dorici, che hanno indicato lo 0,5% di THC come linea netta di demarcazione per distinguere i prodotti con effetto stupefacente da quelli privi di qualsiasi conseguenza. Dunque confermando la primissima decisione quando l'anno scorso non avevano convalidato il primo sequestro. Dunque, come hanno disposto il dissequestro dei prodotti con principio attivo inferiore allo 0,5%, allo stesso modo hanno disposto il sequestro preventivo dei derivati che si trovano al di sopra di quella soglia. Nel caso dei negozi anconetani, solo pochi campioni resteranno sotto chiave. 

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