Domenica, 25 Luglio 2021
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"Capolavoro per Lecco" apre le porte per la première: installazione terminata, speranze per l'apertura a gennaio

Il percorso della mostra si snoda al primo piano di Palazzo delle Paure. Al centro ci sono il capolavoro "Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria" di Lorenzo Lotto e le sette opere di Giovanni Frangi

Lo splendido dipinto di Lorenzo Lotto a Palazzo delle Paure BONACINA/LECCOTODAY

Mordono il freno gli organizzatori della seconda edizione di Capolavoro per Lecco. Terminata l'installazione a Palazzo delle Paure, è infatti partito il lungo conto alla rovescia che porta verso l'apertura di "Lotto - L'inquietudine della realtà": la speranza è quella di poter accogliere i visitatori appena dopo le Festività natalizie, durante la seconda settimana di gennaio o quella seguente. Protagonista è la "Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria" di Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 - Loreto, 1556/1557), reinterpretata dall'artista contemporaneo Giovanni Frangi. In allegato è in corso anche una raccolta fondi arrivata a quota 38.725 euro, vicina, quindi, ai 50mila euro che saranno raddoppiati da Fondazione Cariplo tramite la Fondazione Comunitaria del Lecchese per arrivare alle sei cifre. Per quanto riguarda la data di chiusura del 6 aprile, è stato rivelato che è al vaglio la possibilità di prorogarla. Saranno gli studenti di dodici istituti lecchesi, che stanno terminando il loro percorso di formazione, a fare da guide a coloro che varcheranno le soglie di Palazzo delle Paure. 

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«C’è una mostra che è pronta ed è chiusa, preparata a partire dallo scorso 3 febbraio - ha detto Monsignor Don Davide Milani, Prevosto di Lecco e presidente Associazione culturale Madonna del Rosario, durante la conferenza stampa "speciale" cui ha fatto seguito la visita guidata -. C’è un lavoro comune e non visibile, è chiaro che non vediamo l’ora di condividerlo con tutti coloro che vogliono ammirarlo. La potenza che questa opera ha in sé si sta dispiegando grazie ai ragazzi delle scuole superiori che si stanno appassionando. Vengono qui, si formano e raccontano l’opera, segno che questa mostra comincia a dare i suoi effetti. Siamo in un momento drammatico per il nostro Paese, per questo non apriamo, ma comprendiamo che ci sia un bisogno di speranza. Non è una parola scontata: l’esperienza delle scatole natalizie è stata splendida, abbiamo raccolto 3mila scatole; negli occhi della gente ho visto la bellezza di fare qualcosa fuori dal solito schema imposto dal Covid. Ho visto un’ancora di salvezza e qui abbiamo un altro segno di speranza».

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«Mettiamo in campo la speranza legata al Natale e la voglia di una rinascita interiore - ha aggiunto Simona Piazza, vicesindaco e assessore alla cultura del comune di Lecco -. La mostra rappresenta la comunità operosa in cui siamo inseriti e in cui si riconosce anche l’Amministrazione comunale. L’impegno è quello di valorizzare la produzione locale e inserirla nella programmazione istituzionale. Può essere il seme su cui costruire un futuro fatto di contenuti importanti in tema di cultura».

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Maria Grazia Nasazzi, presidente Fondazione Comunitaria del Lecchese, ha divulgato un ulteriore messaggio di speranza: «Abbiamo usato parole che fanno da giusto sottofondo a questo cammino. “Farsi compagnia” è un’altra di queste: le opere ora sono lì da sole, ma fuori da Lecco sento un’attesa molto bella per poterla vedere dal vivo. Su questo poggia tutto il fare, noi vogliamo essere identificati soprattutto per la condivisone dei percorsi in campo artistico e non solo. Sono contenta di essere qui, mi sembra di accompagnare, con la mia presenza, lo svolgimento di questo percorso».

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Il commento degli artisti

Spazio, quindi, agli artisti. Apre Giovanni Valagussa, curatore artistico: «Fa una certa impressione essere in un luogo pubblico a parlare di una mostra, visto che ormai non accade più e tutta la programmazione è, di fatto, slittata al 2022. Le esigenze di salute ed economia sono importanti, di conseguenza la cultura ha fatto la fine del vaso di coccio. L’arte è sempre stata una chiave di lettura importante del presente. Scegliere il dipinto di Lotto spero e credo che sia stata particolarmente azzeccata, perché è un pittore rinascimentale che vive una linea problematica del periodo e fa fatica a trovare una collocazione geografica precisa e muore quasi dimenticato. C’è l’idea che la realtà sia, oggi come allora, piena di difficoltà e problemi: le immagini di Lotto sono piene di spunti di riflessione. Il dipinto è stato reinterpretato con occhi moderni, ma simili, da Giovanni Frangi, in grado di cogliere lo stesso modo di guardare della realtà proprio di Lotto: il risultato lo trovo piuttosto straordinario, è una delle prime volte in cui si chiede artista di lavorare su opere antiche».

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Giovanni Frangi ha dato fondo alle proprie competenze per reinterpretare il capolavoro di Lotto: «Questo progetto è stato un colpo di fulmine e il colore ha una predominanza particolare. Il mio lavoro non doveva essere schiacciato da un gigante, perché lo sguardo del presente rende contemporanea l’arte del passato: ho cercato la strada per presentarmi qui con più opere, imparando qualcosa da Lorenzo Lotto. Sono stato invitato a entrare in un territorio che non conoscevo, esercizio di lettura che mi ha dato delle cose di cui non ero a conoscenza. Il mondo dell’arte è molto chiuso in sè stesso, ma questo progetto forte dà una lezione di collaborazione che va tenuta presente».

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Francesco Invernizzi ha realizzato il docufilm che verrà proiettato all'interno della seconda sala del percorso: «Ho avuto carta bianca per poter affrontare il mio lavoro. L’esercizio di lettura di Giovanni è particolarmente interessante e il percorso del docufilm va proprio in questa direzione. Il fruitore, accompagnato dalla narrazione, capirà cos’ha visto l’artista contemporaneo nell’opera antica».

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«Mi sono trovato a dover dare uno spazio alla bellezza descritta prima - ha concluso Giorgio Melesi, allestitore -. Immaginando la collocazione di questo spazio, abbiamo ideato un percorso che lega piazza e lago, passando per il lavoro degli artisti. Il mio è stato un sostegno spaziotemporale».

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