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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Inflazione e caro bollette, i pensionati lecchesi chiedono aiuto

Cogliardi, Spi Cgil Lecco: "Abbiamo purtroppo notizia di tanti anziani che chiudono i caloriferi e vivono in un solo locale o mangiano al buio per non consumare elettricità"

In provincia di Lecco il 47% dei pensionati riceve un assegno inferiore ai 1000 euro, e il 18% addirittura sotto ai 500 euro. Basta questo dato per spiegare il devastante impatto del forte aumento dell’inflazione, e in particolare delle bollette, sulle famiglie degli anziani. Una situazione destinata ad aggravarsi a causa del conflitto in corso in Ucraina. La stangata sta già costringendo tanti pensionati lecchesi a rinunciare a beni e servizi essenziali. A lanciare l’allarme è lo Spi Cgil Lecco, che chiede con forza interventi urgenti.

"Giuste le preoccupazioni di imprese ed enti locali, ma sono altrettanto gravi le ripercussioni sulle famiglie"

"Comprendo e condivido la preoccupazione per l’incremento dei costi dell’energia che riguardano imprese ed enti pubblici - dichiara Pinuccia Cogliardi, segretario generale dello Spi Cgil Lecco - Penso tuttavia che siano altrettanto gravi le ripercussioni sui bilanci delle famiglie, soprattutto quelle che già prima dell’aumento di luce e gas facevano fatica ad arrivare alla fine del mese. Già solo l’importo delle bollette, spesso più che raddoppiato, basterebbe a mettere in crisi i bilanci di molti nuclei lecchesi. Ma a questo si somma anche l’aumento in alcuni casi a due cifre del costo di beni di prima necessità, ad esempio la pasta, più cara addirittura di quasi il 40%”.

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"La categoria dei pensionati è tra quelle che in questa fase soffre di più - evidenzia quindi Cogliardi - Basti pensare che, come detto, in provincia di Lecco poco meno di un pensionato su due prende meno di mille euro al mese, quasi uno su cinque addirittura meno di 500 euro. Le pensioni di reversibilità si attestano in media a 746 euro lordi. Una ricerca promossa dai sindacati dei pensionati lombardi evidenzia come in Lombardia circa l’85% degli anziani viva in una casa di proprietà. Un dato di per sé positivo, ma che nasconde un problema: si tratta nella maggior parte di abitazioni vecchie e troppo grandi costruite negli anni ’70 e ’60, e dunque difficili da scaldare per l’elevata dispersione di calore.

"Le case stanno diventando sempre più luoghi di solitudine e preoccupazione"

“Abbiamo purtroppo notizia di tanti anziani che chiudono i caloriferi e rimangono a vivere in un solo locale o mangiano al buio per non consumare corrente elettrica - denuncia il segretario generale dello Spi di Lecco - Tutto questo non è accettabile. Le case stanno diventando sempre più luoghi di solitudine e preoccupazione. Il benessere degli anni del boom, quando il futuro non faceva paura, un ricordo lontano”.

Serve un intervento della politica, l’appello del sindacato. “Non solo sono utili provvedimenti a livello nazionale per calmierare l’incremento delle bollette e più in generale dei prezzi - spiega infine la portavoce dello Spi Cgil Lecco - Bisogna aprire una discussione nel territorio sulle politiche abitative rivolte agli anziani, agevolando l’accesso ai fondi dedicati alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione energetica resi disponibili anche nell’ambito del Pnrr”.

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