Castagna-Bellanova, il Ministro tende la mano al "Toro": «NibionnOggiono, ripensa il provvedimento»

Sabato pomeriggio il giocatore di Civate era stato sospeso dalla società per il suo sfogo social, ma da Roma è arrivata una mano tesa nei suoi confronti

Davide Castagna, 29enne attaccante del NibionnOggiono

E' arrivato fino a “chi di dovere” il caso che ha visto protagonista Davide Castagna, 29enne attaccante che il NibionnOggiono ha sospeso sabato pomeriggio per «accuse diffamatorie» rivolte al Ministro Teresa Bellanova. Il “Toro di Civate” aveva criticato apertamente, su Facebook, l’operato della titolare del dicastero alle politiche agricole alimentari e forestali nel governo Conte II: lo screenshot del suo scritto, divulgato sul web dalla pagina “Abolizione del suffragio universale” (400mila fan) aveva esponenzialmente aumentato la portata dello stesso, nel frattempo rimosso.

Nella serata di domenica sul caso è intervenuta la stessa Bellanova, che ha dedicato un lungo pensiero alla vicenda e ha invitato la società lecchese a rivedere il proprio provvedimento nei confronti di Castagna:

Voglio ringraziare chi, ad iniziare da Matteo Renzi, mi ha manifestato solidarietà per i messaggi di odio e le minacce che ho ricevuto in questi giorni, non degni di un sano e civile confronto politico. Ho anche letto di un calciatore di una squadra di serie D della provincia di Lecco, sospeso dalla sua squadra per delle frasi ingiuriose che ha scritto nei miei confronti sulla rete. Ringrazio la squadra che ha preso nettamente le distanze da ciò che il loro giocatore aveva scritto adottando un provvedimento cosi pesante e netto. 
Oggi il mondo digitale ci pone davanti a realtà virtuali dove gli utenti sembrano sempre più deresponsabilizzati. Davanti a questi fenomeni, abbiamo una sola strada da percorrere: una piena assunzione di responsabilità di ciò che si dice e si scrive per creare una comunità fondata sul rispetto, sul confronto, sull’assunto che per continuare a crescere la nostra democrazia deve puntare sulla comprensione dell’altro, delle sue idee e delle sue ragioni. Perché l’odio genera solo altro odio, la violenza altra violenza. E questa spirale va fermata, questo continuo inquinamento dei pozzi della discussione politica e civile, ad iniziare dai social, va disinnescato. 
Ed allora alla società lecchese che ha preso quel provvedimento io chiedo di ripensarlo perchè in un momento in cui tante famiglie si trovano ad affrontare gravi difficoltà, privare una persona della sua fonte di sostentamento economico porta solo a disperazione, e quindi a ulteriore rabbia. 
Ma chiedo di ripensarlo soprattutto perché sono sicura che le ragioni della società siano state condivise dai più e perché sono fiduciosa che un tale provvedimento sia stato compreso anche dal giocatore stesso.
Non è arrendevolezza la mia, sia chiaro. Ma provare a fare un passo di lato più riflessivo, anziché farne uno avanti armato, nella battaglia quotidiana per le nostre idee. Questa tendenza va invertita e chi ricopre un ruolo istituzionale deve essere, io credo, il primo a provarci. Anche se di quell’odio è stato vittima.

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