La Comunità "Il Gabbiano": «Pronti ad accogliere profughi della Open Arms»

L'associazione che opera nel Lecchese lancia un appello per aiutare i naufraghi soccorsi dalla Ong dove opera il capitano calolziese Riccardo Gatti

Richard Gere sulla Open Arms (Foto Ansa).

La Comunità “Il Gabbiano” si dice disponibile ad accogliere i profughi tratti in salvo dalla Open Arms e ancora in attesa di poter sbarcare in un porto europeo. Lo ha reso noto nel pomeriggio di oggi la stessa associazione operativa a Calolziocorte e a Colico, ma con sede a Pieve Fissiraga nel Lodigiano. Una decina di richiedenti asilo potrebbero essere ospitati in alcuni degli alloggi o delle strutture lecchesi della Comunità. La destinazione di Villa Guagnellini a Calolzio pare però al momento poco probabile, più facile invece che ad accogliere siano la vicina Olginate o altri comuni della valle San Martino.

Al momento si tratta comunque solo di una proposta di accoglienza, di un messaggio di disponibilità ad aiutare tante persone ancora naufraghe e soccorse nel Mar Mediterraneo dalla Ong dove opera il capitano Riccardo Gatti, calolziese  impegnato da tempo a salvare vite umane a bordo della nave sulla quale nei giorni scorsi è salito anche il celebre attore Richard Gere per manifestare solidarietà ai profughi.

Richard Gere con il calolziese Riccardo Gatti a Lampedusa per far attraccare la Open Arms

«L’Associazione Comunità Il Gabbiano onlus si occupa da molti anni dell’accoglienza di persone fragili, vulnerabili o emarginate - si legge nella nota diffusa da Paolo Casu, operatore del Gabbiano - Obbedendo al semplice principio di umanità che ci anima ci rendiamo disponibili a ospitare alcuni dei profughi tratti in salvo dalla nave Open Arms lo scorso 2 agosto e al momento in attesa, in acque internazionali, di poter sbarcare in un porto sicuro europeo. Si tratta di oltre 150 naufraghi, di cui 23 minori e due donne in stato di gravidanza, il cui sbarco non è ancora stato autorizzato dai governi europei e, in particolare, da quello italiano».

La Comunità “Il Gabbiano” ospita già da tempo alcuni profughi e promuove, in accordo con le Amministrazioni comunali del territorio, attività di interesse pubblico come manutenzione e pulizia di rive, passaggi pedonali e strade.

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«Sentendoci parte delle realtà della società civile ci facciamo promotori attivi dell’accoglienza di persone provate e innocenti, così come già dichiarato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e dalla Tavola Valdese - si legge inoltre nel comunicato del Gabbiano - Proprio per questo nei giorni scorsi abbiamo sondato con le istituzioni preposte la possibilità di mettere a disposizione le nostre risorse e le competenze acquisite. Siamo infatti convinti della preminenza della tutela del diritto alla sopravvivenza di donne e uomini, minori e adulti, di fronte a qualsiasi strumentalizzazione di fenomeni che dovrebbero essere affrontati con lungimiranza e programmazione e che in casi come questi - nel momento in cui scriviamo più di 500 persone si trovano nel Mar Mediterraneo - devono rispondere a un unico valore: la dignità umana».

Lo stesso Paolo Casu ha poi specificato che “Il Gabbiano” ha voluto lanciare un messaggio per smuovere le coscienze. Nel caso di via libera da parte del Viminale prima (allo sbarco) e della Prefettura poi (all'accoglienza nel Lecchese), i profughi accolti sarebbero una decina.

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«La disponibilità per l'accoglienza da parte della nostra comunità sarebbe per 8/10 migranti - specifica l'operatore del Gabbiano - Ciò che conta è non rimanere fermi di fronte al dolore di tante persone ancora naufraghe, è l'aver lanciato un appello concreto come società civile, uno dei primi in Italia. Noi ci proponiamo, ci mettiamo la faccia e ci diaciamo pronti a fare la nostra parte. Non ne possiamo più di vedere gente in mare in certe condizioni. La nostra associazione da 35 anni promuove accoglienza e aiuta persone in stato di bisogno, non solo migranti - aggiunge Paolo Casu - Il 98% dei richiedenti asilo in carico al Gabbiano hanno un contratto di lavoro, frutto di iniziative di cittadinanza attiva e seria integrazione». 

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