La storia della coppia mandellese rientrata da Madrid su un aereo vuoto

La testimonianza di Vincenzo La Bella, atterrato con la moglie nella Capitale spagnola poco prima che esplodesse l'emergenza Coronavirus. Il rientro non è stato semplice. «Grazie a chi ci ha riportati a casa»

Vincenzo La Bella, residente a Mandello del Lario.

«Siamo partiti mia moglie Maria Cristina ed io, il 28 febbraio alla sera con un volo da Milano Linate sul quale erano rimasti 24 dei 40 passeggeri prenotati». Comincia così la narrazione del viaggio, con destinazione Madrid, intrapreso da Vincenzo La Bella, mandellese noto nell'ambiente della cultura locale per essere il referente e promotore di Poetry slam, la competizione in versi con gli autori in gara tra loro organizzata in paese.

La sua testimonianza risale ormai a qualche settimana fa, visto che il rientro in Italia è avvenuto a inizio marzo, ma è ancora molto significativa per descrivere l'eccezionalità di questo periodo in tanti Paesi europei. Per la coppia mandellese la trasferta in terra iberica era stata dettata da motivi di lavoro, programmando almeno inizialmente anche qualche visita culturale a chiese e monumenti.

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«L'aeroporto milanese si presentava con la pista quasi deserta - prosgue La Bella - All'arrivo nella capitale spagnola ci avevano distribuito un opuscolo sul Coronavirus con le precauzioni da adottare, ma non veniva approfondito altro sul tema». Mentre i coniugi ricevevano dall'Italia notizie poco rassicuranti sulla diffusione del virus, nella Spagna la vita sembrava improntata ancora alla normalità. Ad eccezione di qualche episodio. «In due farmacie avevano già esaurito le mascherine. All'ingresso di una chiesa ci era stato chiesto da dove venivamo. Abbiamo temuto che fossero cambiate delle disposizioni verso gli italiani. Ma, almeno apparentemente, si era trattato di semplice curiosità...».

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Il colpo di scena arriva il 3 marzo all'imbarco per il rientro in Patria. Il volo "AZ49" previsto per Vincenzo e la moglie Maria Cristina si conferma su un aereo di linea, ma è come se i due viaggiassero su un jet privato. L'aeroporto si presenta con poca gente. «Arriva l'orario della partenza - prosegue Vincenzo - andiamo al Gate. Nessuno. Pensiamo ad una cancellazione, ci preoccupiamo, ma Alitalia non ha comunicato nulla». A un tratto arrivano gli addetti del gate. «Ci viene detto che siamo gli unici due passeggeri del nostro volo. Da un lato la preoccupazione che qualcosa di tremendo stesse per succedere e dall'altra l'idea di predisporre di un proprio aereo privato da 100 posti, 2 piloti, e 4 membri di equipaggio. Grazie Alitalia per averci riportato a casa».

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Controlli giustamente serrati anche all'arrivo in Italia. «A Linate, controllo approfondito e a distanza della temperatura. Da quel momento non ho più volato e da trenta giorni non esco da casa». Spazi di tempo, ora da dedicare alla poesia e ai ricordi di quel surreale rientro a casa che dopo qualche giorno il mandellese ha deciso di raccontarci. (Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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