Coprifuoco in Lombardia, la Lega è spaccata: Fontana lo vuole, Salvini no (e l'ordinanza non arriva)

Il presidente lombardo era pronto a firmare l'ordinanza, ma il leader della Lega lo avrebbe bloccato

Matteo Salvini, a sinistra, e Attilio Fontana

Venerdì 16 ottobre, fiera BiMu di Rho, sul palco c'è Matteo Salvini. Il leader della Lega prende il microfono e parla così dell'ipotesi di coprifuoco serale per cercare di arginare la seconda ondata di coronavirus: «Il coprifuoco si fa in tempi di guerra, anche perché non mi sembra che il virus vada a letto alle 21.30 - dice -. Quindi mi spieghino l'evidenza scientifica per cui posso girare per Milano fino alle 21». E ancora: «Mi sembrano cose strampalate, prive di senso». Lunedì 19 ottobre, non più di 72 ore dopo, la regione Lombardia - che è guidata da Attilio Fontana, uno degli uomini di Salvini - fa sapere di aver chiesto ufficialmente al governo «lo stop di tutte le attività e degli spostamenti, ad esclusione dei casi 'eccezionali' - motivi di salute, lavoro e comprovata necessità -, nell'intera Lombardia dalle ore 23 alle 5 del mattino a partire da giovedì 22 ottobre». Un coprifuoco, insomma. 

E l'ok coprifuoco a Milano e nelle altre città lombarde - già duramente colpite dall'emergenza covid - sembrava poco più che una formalità, anche perché l'ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte lascia ampi margini di manovra alle regioni che vogliono inasprire le restrizioni. E infatti a poche ore dalla richiesta del governatore Fontana, il ministro della Salute, Roberto Speranza, aveva già dato il suo via libera e sembra che per tutta la giornata di martedì sia rimasto in attesa di una chiamata di Fontana per procedere alla firma. 

La chiamata, però, non è mai arrivata perché il numero uno del Pirellone pare abbia dovuto fare i conti con il capo del suo partito, che pochi giorni prima si era espresso in quei termini sul capitolo coprifuoco. Martedì sera Salvini e Fontana avrebbero avuto un confronto in videoconferenza e quel che è certo è che mercoledì - a meno di 24 ore dal potenziale inizio del coprifuoco - dell'ordinanza non c'è ancora traccia, nonostante sembrasse tutto già fatto. 

L'attesa, inevitabilmente, sta snervando l'opposizione in regione. I primi a sottolineare che c'è poco tempo da perdere sono stati i grillini, per bocca del capogruppo al Pirellone, Massimo De Rosa. «I cittadini, gli imprenditori e i lavoratori lombardi sono bloccati, in attesa che la Lega finisca di fare i propri comodi. L’ingerenza di Salvini nelle scelte che la giunta ha preso al termine di un percorso condiviso con opposizioni, sindaci e scienziati sono inaccettabili», l'attacco del pentastellato.

«Il leader della Lega, a quanto pare, conferma di essere l’unico a non aver ancora capito nulla, della difficile situazione in cui si trova il Paese, in particolare la Lombardia. Negazionisti, complottisti e le persone che tentano di lucrare consensi sulla pandemia e sulla pelle di noi tutti non devono essere assecondati. Fontana faccia ciò per cui è stato eletto: governi e rispetti le decisioni prese, per il bene della Lombardia - l'auspicio di De Rosa -. Perdere tempo ora altro non fa se non acuire i rischi di un nuovo lockdown. Salvini, e la Lega, antepongono i propri obiettivi elettorali all’interesse dei lombardi e alla loro salute».

Quindi, ancora il grillino: «Attendiamo le decisioni del presidente Fontana. Certo è che se le richieste di Salvini venissero, giustamente liquidate come un inutile perdita di tempo, il leader della Lega perderebbe ogni credibilità all’interno del proprio partito. Di contro, se ad essere esautorate fossero le scelte del governatore, Fontana risulterebbe essere una marionetta nelle mani di Salvini e alla Lombardia, in questo momento - ha concluso De Rosa - serve un governatore non un burattino».

Sulla stessa lunghezza d'onda il Pd. «Fontana e la Regione non facciano passi indietro e non si facciano condizionare dai diktat di Salvini. In discussione c’è la salute dei lombardi, non la percentuale di voti di un partito», l'appello di Fabio Pizzul, capogruppo dem al Pirellone. «L’ordinanza nasce da scelte condivise con i sindaci sulla base di indicazioni molto perentorie degli epidemiologi ed è di questa mattina la dichiarazione allarmata del professor Antonio Pesenti, coordinatore dell’unità di crisi della Lombardia, sulla velocità di crescita dei contagi. Chi Fontana intende ascoltare, i tecnici o il capo del suo partito? Di fronte a situazioni serie occorre grande serietà».

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