«No a flash mob o patriottismo: combattiamo la psicosi dicendo che dal Covid-19 si guarisce»

L'analisi del medico lecchese Paolo Gulisano dopo i recenti suicidi tra il personale sanitario: «Per obbedire ai divieti sono state diffuse immagini che hanno alimentato paura e depressione, i peggiori nemici del nostro organismo di fronte alle infezioni»

Il dottor Paolo Gulisano

Suicidi per non affrontare la malattia e per la paura di contagiare altre persone. L'epidemia da Covid-19 ha portato, purtroppo, in superficie anche questa problematica che negli ultimi giorni sta colpendo non solo i pazienti, ma anche gli operatori sanitari che improvvisamente si ritrovano dall'altra parte.

Un'analisi di questa situazione, molto lucida, arriva dal dottor Paolo Gulisano, medico lecchese e saggista. «È la conseguenza di una comunicazione drogata che ha creato un clima di paura e di insicurezza che sta seriamente mettendo a repentaglio la salute psichica di molte persone - scrive sul suo blog personale - Occorre anche dire che dal coronavirus si guarisce. Occorre dare un senso al dolore e ai lutti. Il Covid 19 uccide, sicuramente, ma ha trovato un grande alleato nella paura, nel terrore che ormai attanaglia milioni di persone. Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad un tragico fenomeno a cui non è stato dato finora sufficiente rilievo: i suicidi da Coronavirus. Ogni giorno aumentano le persone che si tolgono la vita piuttosto che dover affrontare la malattia».

QUI - L'articolo completo sul blog di Gulisano

«Inoltre, hanno destato particolare impressione i suicidi di due infermiere. Una lavorava all'ospedale San Gerardo di Monza, una giovane professionista che era risultata positiva al test. Lo stress, la fatica, e il timore di aver infettato altre persone, l'hanno devastata e l'hanno portata a togliersi la vita. Lo stesso ha fatto un'infermiera che lavorava all'ospedale di Jesolo, in Veneto: un'infermiera di 49 anni, che da due giorni era stata posta in isolamento domiciliare, ancora in attesa dell'esito del tampone e asintomatica, non ha però retto alla tensione fortissima e si è suicidata andando a gettarsi nel fiume Piave. I colleghi e le persone che la conoscevano l'hanno descritta come una persona dedita al lavoro e molto attenta alle esigenze degli altri. In ospedale si era prodigata nelle cure ai pazienti, esponendosi ad un male che non l'ha però uccisa, se non indirettamente. A toglierle la vita è stata la paura, insieme alla stanchezza, alla solitudine, all'isolamento, al dolore per quello che vedeva intorno a sé».

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La riflessione di Gulisano si sofferma non solo sulle condizioni drammatiche in cui devono lavorare gli operatori sanitari, ma anche sul clima di panico creatosi e alimentato da più parti nella società dell'immagine. «Abbiamo già detto nei giorni scorsi dei gravissimi errori di comunicazione fatti dal Governo. La popolazione del Paese non è stata preparata ad affrontare l'epidemia, non è stata adeguatamente formata e informata. Così, quando ormai era troppo tardi, si è preferito seminare il terrore. Le immagini dei pazienti intubati e pronati nelle terapie intensive, le immagini delle bare accatastate e dei camion militari erano e sono funzionali ad un preciso obiettivo: spaventare il più possibile la gente per costringerla ad obbedire alle ordinanze governative. Ma questa paura ha delle conseguenze tremende: porta in primo luogo alla depressione, che è una condizione psicologica che - come hanno dimostrato numerosi studi - ha un effetto nocivo sul sistema immunitario e sulle difese dell'organismo nei confronti delle infezioni».

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Gulisano, nella sua analisi, cita inoltre le connessioni scientifiche tra la depressione e numerose patologie. «Se vogliamo dunque combattere più efficacemente il Covid-19, dobbiamo assolutamente difendere le difese psicologiche oltre che quelle immunitarie delle persone - conclude il medico lecchese - Un'ottima forma di prevenzione sarebbe la cessazione della pressione mediatica che sta causando panico e incertezza, sostituendola con una comunicazione positiva, invitando ad affrontare con serenità e fortezza l'eventuale malattia. È evidente che si sta rivelando un quadro di umanità fragile, debole, facilmente preda di depressione, ma proprio per questo bisogna dare un messaggio diverso, che non può essere quello dei flash mob, dei video patriottici, facendo leva su un vago umanitarismo (andrà tutto bene) o sull'orgoglio nazionalistico. Occorre dire che dal coronavirius si guarisce, nella stragrande maggioranza dei casi. Occorre dare un senso al dolore, alla sofferenza, ai lutti, occorre dare le ragioni per le quali non dobbiamo avere paura».

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