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Sabato, 28 Maggio 2022
La decisione

Mascherine via, ma non per tutti: ecco i lavori per cui rimane obbligatoria

Prolungato il protocollo già in vigore: a fine giugno se ne riparlerà

Non è ancora un liberi tutti. Governo e parti sociali hanno deciso di lasciare l'obbligo della mascherina nei luoghi di lavoro. Fino al 30 giugno, e non il 15 come ipotizzato in un primo momento, dovrà essere indossata dai lavoratori che condividono gli spazi - in uffici, in un negozi o catene di montaggio - o che vengono a contatto con il pubblico come dentro un supermercato. La decisione arriva al termine di un incontro per valutare l'aggiornamento del protocollo anti contagio sul luogo di lavoro, datato aprile 2021.  Il vertice si è svolto in videoconferenza e hanno partecipato esponenti del ministero del Lavoro e del ministero della Salute, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria e le associazioni del mondo datoriale.

Il documento di aprile 2021 viene confermato in tutte le sue parti. Le mascherine continueranno a essere fornite dai datori di lavoro come "dpi" (dispositivo di protezione individuale) e anche le altre misure presenti dovranno essere rispettate così come i comitati aziendali o territoriali/settoriali continueranno a svolgere un importante ruolo attivo. 

La decisione sarà formalizzata a breve in un verbale ad hoc. Nessuna sopresa in quanto stabilito. Sono state proprio le associazioni dei lavoratori a voler procedere con la massima prudenza. Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio, già ieri aveva anticipato l'intenzione di chiedere al Governo l'uso della mascherina per i lavoratori almeno fino al 15 giugno, in particolare per tutti quelli a contatto con il pubblico.  

Prima della fine di giugno è previsto comunque un nuovo vertice per una ulteriore valutazione che tenga conto dell'evoluzione della pandemia e di sempre possibili ricadute nel prossimo autunno.  

Il tema "mascherina sì" o "mascherina no" sul luogo di lavoro si è ripresentato dopo che, con la fine dell'emergenza, sono state dettate le nuove regole per i dpi e il green pass. Dall'inizio di maggio, la mascherina è rimasta obbligatoria solo in ambiti limitati mentre la certificazione verde è stata mandata in soffitta.

Mascherine obbligatorie "rebus" per i datori di lavoro

I sindacati: "Pandemia non è finita, bene regole"

"La prosecuzione della validità del Protocollo prevede la conferma e il conseguente aggiornamento dei protocolli aziendali, da rendere concreto attraverso il confronto all'interno del Comitato aziendale, nella sua composizione partecipata. Importante l'impegno preso durante l'incontro di rivedere il testo nazionale entro giugno, potendo così avere una visione ancor più aggiornata e reale sulla base dei dati del contagio che si registreranno'', commenta Angelo Colombini, segretario confederale Cisl. Soddisfatta dell'esito dell'incontro anche la Cgil.

''Bene il mantenimento della validità del Protocollo così com'è in tutte le sue parti, così come è utile una successiva verifica a giugno'', dice la segretaria confederale della Cgil Francesca Re David per la quale è stato importante ''che oggi sia l'Inail che il ministero della Salute nel loro intervento abbiano ribadito che i rischi Covid sono ancora presenti. Riteniamo quindi fondamentale che il Protocollo e i comitati continuino a svolgere il loro ruolo essenziale a fronte di una pandemia che non è purtroppo ancora finita''.

In linea anche la Uil. ''Il protocollo Sicurezza anti contagio Covid vive'', aggiuge il segretario confederale Ivana Veronese spiegando come nonostante la necessità di qualche aggiornamento ''il protocollo resti valido: finché ci sarà rischio contagio, ci saranno sia il protocollo nazionale sia quelli che sono stati sottoscritti nei Settori/Filiere''.

Anche per l'Ugl ''è corretta la linea prudenziale che si è decisa di adottare, considerato comunque l'andamento dei contagi". "Deve essere valorizzata l'esperienza di questi due anni e gli elementi innovativi presenti nel protocollo, a cominciare dai comitati aziendali, nell'ottica di rafforzare la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici'', commenta il segretario Fiovo Bitti auspicando che il Governo adotti ''strumenti incentivanti, compresi il credito di imposta e dei contributi sui dispositivi di protezione individuale e sulla formazione''. 

I nodi irrisolti

Varate le nuove norme, o meglio confermate le vecchie, adesso il problema è quello di uniformare le varie decisioni prese. Perché l'obbligo di indossare i dpi sul lavoro si scontra con l'eliminazione dell'obbligo al chiuso. E sullo sfondo, ma non secondario, ci sono i dubbi dei datori di lavoro. Sono per legge responsabili della sicurezza e quindi le imprese chiedono prima di tutto un quadro chiaro, che non lasci dubbi su quello che il datore di lavoro deve fare per essere in regola.

Le regole del pubblico impiego

Per le regole del settore pubblico era intervenuto, già nei giorni scorsi, il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, con una circolare ad hoc. 

L'uso delle mascherine Ffp2 è raccomandato: 

  • per il personale a contatto con il pubblico sprovvisto di idonee barriere protettive;
  • per chi è in fila a mensa o in altri spazi comuni;
  • per chi condivide la stanza con personale "fragile", negli ascensori e nei casi in cui gli spazi non possano escludere affollamenti;
  • per il personale che svolga la prestazione in stanze in comune con uno o più lavoratori, anche se si è solo in due, salvo che vi siano spazi tali da escludere affollamenti ma anche nel corso di riunioni in presenza;
  • deve essere usata comunque se si è in coda, anche al bar o per entrare in ufficio e "in presenza di una qualsiasi sintomatologia che riguardi le vie respiratorie".

I dispositivi di protezione non sono necessari - chiarisce la circolare - in caso di attività svolta all'aperto, in caso di disponibilità di stanza singola per il dipendente, in ambienti ampi, anche comuni (ad es. corridoi, scalinate) in cui non vi sia affollamento o si mantenga una distanza interpersonale congrua. 

La circolare del ministro Brunetta (file Pdf) 

Le regole per tutti

La mascherina rimane obbligatoria in pochi casi e in altri ambiti è solo raccomandata.  E' rimasto l'obbligo (fino al 15 giugno, ndr)  di utilizzare le FFp2 per:

  • aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  • navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale;
  • treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo interregionale, Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità;
  • autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, ad offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni ed aventi itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti;
  • autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente;
  • mezzi impiegati nei servizi di trasporto pubblico locale o regionale;
  • mezzi di trasporto scolastico dedicato agli studenti di scuola primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado;
  • spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali assimilati, eventi e competizioni sportive che si svolgono al chiuso:
  • è ancora obbligatorio indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche per i lavoratori, gli utenti e i visitatori delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, incluse le strutture di ospitalità e lungodegenza, le residenze sanitarie assistite (Rsa), gli hospice, le strutture riabilitative, le strutture residenziali per anziani, anche non autosufficienti.

È inoltre raccomandato - ma non obbligatorio - indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie in tutti i luoghi al chiuso pubblici o aperti al pubblico. 

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