Quel disegno raffigura Leonardo? «No e il legame tra il Genio e Lecco è ben altro»

Intervento di Riccardo Magnani sul dibattito riguardante l'opera a tecnica sanguigna svelata dall'avvocato Mazzoleni. «Incomprensibile perché un ritratto del XVII secolo dovrebbe assumere il carattere della straordinarietà»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Leonardo a trent'anni? È lecchese il mistero che affascina il mondo dell'arte

La smania di protagonismo (non solo dell'assessore Valsecchi che si fa fotografare con il disegno e i suoi proprietari), come per la mamma frettolosa, fa spesso partorire gattini ciechi.

Al di là del fatto che esiste un numero rilevante di ritratti di Leonardo coevi al periodo in cui visse (dunque molto più interessanti di questo sotto un profilo storico e artistico) anche nel nostro territorio, come per la tavola lucana (che si richiama in articolo ed è un pessimo ritratto postumo dell'artista fiorentino), non si capisce dunque perché un ritratto del XVII secolo dovrebbe assumere il carattere della straordinarietà.

Allo stesso modo lo sarebbero, per logica, l'infinito numero di riproduzioni esistenti, dal '500 in avanti. E vi posso garantire che sono innumerevoli. Oltretutto, al 99% quello nel disegno non ritrae Leonardo. Più probabilmente è un Salvator Mundi, un Cristo qualunque.

«Leonardo ha una fisionomia precisa»

Leonardo ha caratteristiche della fisionomia ben precise, che lo identificano, senza possibilità di errore. Da qui, quindi, a farlo diventare il "Leonardo di Lecco", come il suo proprietario richiede, quando Lecco avrebbe ben altre basi su cui fondare il proprio legame di natura culturale e turistica con questo straordinario artista, di acqua ne passa quanta sotto il ponte Azzone Visconti nei giorni di piena.

«Firma del Salaì non originale»

La firma sul retro, poi, a penna e chiaramente emulativa (vedi allegato sotto) e con altra grafia della firma di Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì (contrazione di Saladino, come lo stesso autore si firma, e non "piccolo diavolo", come la critica scrive erroneamente da secoli), avrebbe dovuto suggerire ben altra cautela. Cautela ben posta da Barbatelli, ma chissà... forse a lui premeva più difendere la fragile attribuzione del ritratto lucano, da lui "scoperto". Tra l'altro, la firma di Caprotti sul retro (chiaramente riprodotta), riporta alla memoria quella volta in cui il defunto patron dell'Esselunga, Bernardo, chiese all'Ambrosiana di accreditare un Salvator Mundi, proprio di Salai, acquistato nel 2007 a un'asta di Sotheby's a New York, la cui firma in calce al dipinto è proprio quella che ispira quella copiata sul retro del disegno presentato dall'avvocato Mazzoleni) facendolo passare per un Leonardo.

Leonardo ha disegnato Lecco? Secondo Magnani una pianta è stata disegnata dal genio

Fortunatamente, Monsignor Buzzi, Prefetto dell'Ambrosiana e il prof. Marani allora seppero opporre una ragionevole lucidità e obiettività alla richiesta bislacca del Caprotti.
Da ultimo, fa riflettere il fatto che la scelta di comunicare una notizia di questo genere, che se motivatamente fondata nell'intento dei propositori, richiamerebbe l'attenzione del mondo intero e scatenerebbe aste milionarie, venga fatta da una sala di una associazione del Commercio e annunciata dalla TV locale. Nessuno me ne voglia, ma credo che una notizia del genere, se oggettivamente fondata, avrebbe richiesto ben altra sede e comunicazione.

Aggiungo che i paesaggi lecchesi ritratti da Leonardo sono veramente innumerevoli (e non mi riferisco a quelli da me evidenziati, ma a quelli unanimemente riconosciuti anche dalla critica ortodossa); non si capisce quindi questa ostinata volontà di eleggere un luogo, l'Alpe Campione, appartenente a un privato e di difficile raggiungimento (coprendo la sella tra le due Grigne), per erigere un museo celebrativo se non nell'ottica di una valorizzazione del luogo stesso. 

Ben altre sono le iniziative, di carattere comunitario, a cui si dovrebbe da corso per valorizzare il profondo rapporto tra Leonardo e l'intera comunità lecchese e lariana.

Il paradosso, invece, è che nell'anno del Cinquecentenario, il Parco Adda Nord versi in condizioni fallimentari...

Riccardo Magnani

Torna su
LeccoToday è in caricamento