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Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Verso il nuovo Dpcm e un decreto: stato d'emergenza, la Lombardia tra zona rossa e arancione

Il governo potrebbe convocare stasera il consiglio dei ministri dopo le comunicazioni di Speranza al Parlamento. Le nuove norme vedrebbero la luce tra oggi e venerdì: rischia di slittare la riapertura degli impianti sciistici

«Le nuove misure saranno contenute in un decreto ad hoc, non in un nuovo Dpcm»: citando autorevoli fonti di governo è l'agenzia di stampa AdnKronos a far sapere che si terrà stasera il Consiglio dei ministri sulle misure per fronteggiare l'emergenza Covid, compresa la stretta sulla movida e la mobilità tra regioni. Secondo l'agenzia nella riunione, non ancora in agenda, si deciderà anche sulla proroga dello stato di emergenza e per ora le ipotesi più accreditate restano il 30 aprile o la fine di maggio. Ma il Comitato Tecnico Scientifico vuole la proroga per altri sei mesi, ovvero fino al 31 luglio. Oggi arriverà la decisione. Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, ha detto: «La soluzione più semplice per abbattere la curva dei contagi è quella del lockdown però ci rendiamo anche conto che abbiamo già una condizione di fragilità economica e sociale drammatica e un nuovo lockdown sarebbe troppo doloroso e insopportabile per l'economia».

Verso il decreto e un nuovo Dpcm: stato d'emergenza e dieci regioni in arancione

Intanto per stamattina alle 9,30 sono previste le comunicazioni del ministro della Salute Roberto Speranza alla Camera, il quale nel frattempo ieri ha smentito che ci sia un piano del governo per portare l'Italia in zona rossa per cento giorni e procedere con il piano di vaccinazione per poi chiudere l'emergenza. Nel pomeriggio il ministro sarà in Senato. Nel documento del Cts quattro sono gli elementi che consigliano il prolungamento di altri sei mesi dello stato d'emergenza fino al 31 luglio, in modo da poter gestire la situazione con strumenti emergenziali:

  • l'impatto ancora alto del virus sull'occupazione dei posti letto ospedalieri;
  • la campagna vaccinale,
  • la preoccupante situazione internazionale;
  • la possibile sovrapposizione dell'influenza stagionale con Covid-19. 

Per questo secondo il Comitato è necessario l'utilizzo di «ogni strumento, anche emergenziale», almeno fino a luglio quando la pressione dovrebbe allentarsi e si presume che una fetta consistente della popolazione sia ormai immunizzata. Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts, è uscito allo scoperto ieri a Porta a Porta: «Ci è stato posto quesito sulla stato di emergenza. Va detto in maniera molto netta che l'epidemia è tutt'altro che fuori controllo ma il contesto è assolutamente compatibile con una proroga di stato emergenziale a opinione di tutti noi del Cts». La leader di FdI, Giorgia Meloni, a Tg2 Post ha detto di non essere d'accordo con la proroga fino a luglio: «La sfida deve essere il ritorno alla normalità. Non possiamo più permetterci di parlare di emergenza, la situazione la conosciamo benissimo e dopo un anno rischiamo di portarla avanti non sappiamo quanto. Non possiamo più trattare la vicenda con metodi emergenziali. C'è il diritto alla salute ma anche la libertà, occorre trovare una sintesi». A questo punto è probabile, visti i precedenti, che il governo decida per una proroga trimestrale. 

Lombardia tra zona rossa e arancione

Nel frattempo ci sono almeno dieci regioni che potrebbero ritrovarsi in zona arancione con il nuovo Dpcm o il decreto in arrivo. Il Corriere della Sera scrive che Speranza oggi in Parlamento porterà i dati dell’ultimo monitoraggio che indica come in molte aree del Paese l’indice di contagio Rt sia superiore a 1 e le strutture sanitarie abbiano carenza di posti letto. Con questi nuovi elementi la Lombardia, diventata arancione con l'ordinanza della settimana scorsa insieme a Calabria, Emilia-Romagna, Sicilia e Veneto, potrebbe quindi finire in zona rossa mentre non si conosce il destino di Veneto ed Emilia-Romagna. 

Potrebbero andare in arancione le regioni che hanno rischio «alto» anche se l’Rt non è superiore a 1: Piemonte, Lazio, Liguria e Marche. Nell’ultimo monitoraggio erano a rischio «alto» ma con Rt sopra 1 Puglia, Molise, Umbria, Sardegna.

Ieri il bollettino della Protezione Civile registrava 14.242 positivi quotidiani (lunedì ne sono stat contati 12.532) ma su molti più tamponi, 141.641 test, quasi 50 mila in più rispetto a lunedì. Il tasso di positività scende dal 13,7% al 10,05%, ed è la prima volta dopo alcuni giorni. 

Il decreto oggi e il nuovo Dpcm domani o venerdì?

Il Messaggero invece scrive che il programma del governo prevede oggi il rinnovo dello stato d'emergenza, domani l'incontro delle regioni e quindi giovedì o venerdì il nuovo Dpcm che non sarebbe efficace senza l'ok al decreto da parte del consiglio dei ministri. Il quotidiano parla di una nuova modifica al regime che riguarda le seconde case: «Tanto in zona gialla, quanto soprattutto in zona arancione, le abitazioni secondarie saranno raggiungibili ma solo se all’interno della propria Regione. In zona rossa invece, solo se all’interno del proprio Comune». Nella nuova legislazione saranno presenti alcune delle misure che erano state varate nella stretta di Natale, ovvero: 

  • la chiusura dei centri commerciali nei fine settimana; 
  • il divieto di ricevere più di due persone non conviventi a casa per più di una volta al giorno;
  • il divieto di restare aperti per l'asporto a bar e ristoranti dopo le 18.

Si pensa di consentire anche agli esercizi in area gialla soltanto le consegne a domicilio. Sembra invece definitivamente tramontata l'ipotesi dei week end in zona arancione per tutta Italia. Per il resto si conferma la proroga allo stop ai movimenti interregionali, il coprifuoco alle 22, il sistema dei colori; zona arancione automatica dove la valutazione di rischio è alta e comunque Rt è pari o superiore a 1, zona rossa a 1,25. Anche secondo Repubblica il quadro definitivo delle nuove norme verrà delineato non prima di domani sera dopo un nuovo confronto con le Regioni, dopo l’illustrazione di massima del provvedimento che il ministro della Salute farà questa mattina in aula e in seguito alle indicazioni che seguiranno dal dibattito parlamentare. Per stasera è atteso solo il decreto.

«Siamo a rischio come a marzo»

In un'intervista rilasciata a La Stampa l'infettivologo Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco, dice che si fanno meno test in generale perché nel periodo natalizio «c'è stata quasi una pausa» e «ultimamente ottiene il tampone solo chi ha forti motivazioni invece che una storia di contatti pericolosi». Per Galli la situazione è a rischio «come a marzo» e secondo l'infettivologo «le zone gialle non servono a niente»: «Sarebbe meglio fare delle scelte impopolari». Sulla crisi: «Francamente la situazione politica mi indigna, sembra l'orchestra che suona mentre il Titanic affonda. Mi pare ci sia ben altro di cui occuparsi in questo momento» in cui «conviviamo con una pandemia disastrosa. Dopo cromatismi regionali vari abbiamo una situazione in peggioramento. Magari non è il momento di distrarsi. Bisognerebbe stringere tutti le fila e aspettare la fine della pandemia per scannarsi». «Il dato più sensibile non riguarda i decessi, che non e' detto che siano quotidiani e riguardano malattie protrattesi per settimane, ma ciò che conta è che gli infettati crescono stabilmente e gli ospedalizzati risalgono», ha sottolineato l'infettivologo. 

Impianti sciistici: rischia la riapertura?

Nel frattempo, scrive il Sole 24 Ore, è probabile che arrivi il prossimo 29 gennaio il via libera dell’Ema per l’uso del vaccino AstraZeneca. La notizia è arrivata proprio in concomitanza con lo sbarco in Italia delle prime 47mila dosi del vaccino Moderna che sarà distribuito a sostegno prioritariamente degli over 80 e che dovrebbe avere efficacia per almeno 1 anno, mentre Pfizer - che richiede la conservazione nei super congelatori - resterà ancora a disposizione del personale sanitario. Dopo aver dato il via libera ai mondiali di sci di Cortina, ma a porte chiuse e con la raccomandazione che gli atleti restino in paese il minor tempo possibile per evitare assembramenti, il Cts ha espresso «grande preoccupazione» per la possibile riapertura degli impianti sciistici il 18 gennaio, anche alla luce di una considerazione: molte delle regioni in cui si trovano gli impianti, dalla Lombardia al Veneto fino alla provincia di Bolzano, sono proprio quelle in cui la pandemia sta colpendo di più.

Un'indicazione dunque in linea con il governo, che ha già fatto sapere nella riunione con le Regioni di voler posticipare l'apertura. E non è un caso che i governatori abbiano virato sui ristori, avendo capito che difficilmente si potrà tornare a sciare. Dagli esperti è invece arrivata una leggera apertura per gli sport individuali: l'indicazione è di valutare lo stato epidemico a livello locale tenendo in considerazione che in alcuni casi lo sport individuale può essere inteso come attività di interesse terapeutico. L'agenzia di stampa Ansa intanto conferma il pronostico che vede mezza Italia in arancione e una parte in rosso dopo il cambio dei parametri: ad oggi sono 12 tra regioni e province autonome in questa situazione, con Lombardia e Emilia-Romagna nelle prime posizioni.

I dubbi giuridici sui Dpcm e la limitazione degli spostamenti 

Il quotidiano di Confindustria torna intanto oggi su una questione giuridica che avrà la sua importanza nei prossimi messi: i dubbi giuridici sull'applicabilità dei Dpcm alle limitazioni agli spostamenti, che investono una libertà costituzionalmente garantita. Un Giudice di Pace a Frosinone (516/2020) aveva disapplicato il primissimo Dpcm per le limitazioni agli spostamenti perché è impossibile imporre un obbligo di permanenza domiciliare con atto amministrativo, anziché,mediante provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Il tribunale amministrativo regionale del Lazio ha invece espresso perplessità sull'obbligo di mascherine in classe e quello civile di Roma aveva ribadito l'interpretazione restrittiva sulle funzioni dei Dpcm e sulla possibilità di opporre l'argomento dell'illegittimità davanti alla Corte Costituzionale. Oggi il tema che potrebbe tornare d'attualità è quello della responsabilità penale per le violazioni degli obblighi che comprimono la libertà di movimento. E che potrebbe essere applicato nei confronti delle proteste che in queste ore stanno arrivando contro le chiusure dei pubblici esercizi e dei luoghi di somministrazione di cibo e bevande. 

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