Coronavirus, gli effetti del clima estivo e del caldo sul numero di contagi: gli studi scientifici

La scienza sembra propendere verso il no anche se non ci sono pareri univoci. I dettagli

Le temperature alte potrebbero avere un effetto benefico sull'epidemia del coronavirus? La scienza sembra propendere verso il no. L'estate non servirà a rallentare l'ondata di contagi, anche se non ci sono pareri univoci.

Gli scienziati che dicono che il covid-19 prosegue d'estate

Per esempio negli Stati Uniti, un gruppo di scienziati ha scritto una lettera aperta all'amministrazione per spiegare che il coronavirus non sembra scomparire con temperature più calde. Il presidente degli Usa, Donald Trump, aveva nelle scorse settimane pubblicamente affermato che «quando il clima diventerà un po' più caldo, il virus scomparirà miracolosamente». Le cose non stanno così. Nella loro lettera, i membri del comitato dell'Accademia Nazionale delle Scienze hanno spiegato che i dati non sono certi sul fatto che il coronavirus si diffonda facilmente nella stagione calda come nella stagione fredda, ma che ciò potrebbe non importare molto dato che nel mondo il numero di persone immuni al coronavirus ora come ora è bassissimo.

«Esistono alcune prove che suggeriscono che il coronavirus si possa trasmettere in modo meno efficiente in ambienti con temperatura e umidità più elevate, tuttavia, data la mancanza di immunità dell'ospite, questa condizione non porterebbe a una riduzione significativa della diffusione della malattia senza la concomitante adozione di importanti interventi di sanità pubblica», scrive nella lettera il panel di scienziati.

Convinzione ribadita un po' di tempo fa anche dal presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro: il caldo, ha affermato, «non è un fattore che possiamo considerare risolutivo rispetto a questa infezione. Le temperature più alte di certo riducono l'affollamento in ambienti chiusi, ma non abbiamo evidenze a oggi che ci dicano che se ci sono 40 gradi il virus non si trasmette. Su questo stiamo lavorando». Insomma, è meglio non farsi troppe illusioni. «Il possibile rallentamento che si potrebbe verificare - ha ipotizzato Brusaferro - è legato al fatto che nella bella stagione i contatti possono avvenire più spesso all'aperto».

Gli esempi dell'Australia e dell'Iran

Uno studio sull'epidemia in Cina ha dimostrato che anche in condizioni di temperatura e umidità massime, il virus si è diffuso «esponenzialmente», con ogni persona infetta che lo ha diffuso in media a quasi altre due persone. Sebbene alcuni studi di laboratorio hanno dimostrato una trasmissione ridotta del virus in condizioni più calde e più umide, il virus sta ancora trasmettendo in paesi con clima caldo. «Visti che i paesi attualmente con climi estivi, come l'Australia e l'Iran, stanno facendo esperienza di una rapida diffusione del virus, non si dovrebbe ipotizzare una riduzione dei casi con aumenti dell'umidità e della temperatura altrove».

Gli scienziati che dicono che 'i coronavirus' rallentano d'estate

Un altro studio scientifico sui coronavirus più comuni reso noto dallo University College di Londra, che ha preso in analisi campioni raccolti diversi anni fa, ha evidenziato alti tassi di infezione da coronavirus verificatisi nel mese di febbraio e livelli bassissimi durante l’estate. Ma secondo gli autori che hanno firmato lo studio il problema è che il nuovo coronavirus potrebbe essere un’eccezione visto che c’è ancora una grande porzione di popolazione mondiale senza anticorpi pronti a rispondere a questo agente infettivo completamente nuovo. Impossibile sapere se stavolta il modello stagionale seguirà quello degli altri coronavirus.

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Sono molti i virus respiratori che si affievoliscono con l’estate. «Se si guarda l’andamento della pandemia ci sono dati difficili da spiegare se non si invoca un fattore climatico - ha detto qualche giorno fa Guido Silvestri, virologo di fama mondiale e docente all’Emory University di Atlanta - Basta guardare le differenze in Italia tra nord-sud, e non solo per le zone industrializzate, stessa cosa in Spagna dove l’80% dei casi sono a nord di Madrid, qui negli Usa il 40% della popolazione che vive a nord ha l’80% dei morti e poi guardiamo il sud-est asiatico, l’Africa e la stessa India che sembrano più protetti dalla pandemia». In ogni caso anche se in estate il clima dovesse avere un ruolo nel far rallentare prepotentemente l'epidemia, il nuovo coronavirus potrebbe anche ritornare in seguito con l’autunno, come altri virus respiratori.

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