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Elia Astorino

Elia Astorino

Elia Astorino, è lecchese la star della musica classica e lirica in Asia

Il trentenne, residente dal 2007 a Hong Kong, si è costruito una brillante carriera da cantante in Estremo Oriente, tanto da esibirsi per l'arrivo dei reali di Danimarca o per l'ambasciata giapponese. «Queste zone hanno bisogno di influenze occidentali e personaggi»

La sua non è soltanto la classica storia dell'emigrante di successo, dell'italiano che ha sfondato all'estero. Elia Astorino, 30 anni, questo successo lo ha costruito con talento, determinazione e intelligenza, diventando una vera e propria star in estremo Oriente, tra Hong Kong (dove vive con la moglie), la Cina e diversi Paesi dell'area. Tanto che ora la sua voce e la sua presenza sono richieste in appuntamenti di caratura internazionale.

Elia si esibisce principalmente come cantante d'opera, tenore, ma anche come interprete di brani classici e pop, e nelle vesti di attore: il suo volto è apparso in film per il cinema e la televisione, per spot e pubblicità. Non mancano sculture e opere di visual art che fanno di lui un artista a 360 gradi.

Le origini

Nato a Lecco nel 1989, e vissuto tra Lierna, Mandello e Lecco, la vita di Elia cambia nel 2005, quando si reca a Hong Kong per un anno di scambio culturale. «Era la scelta che avevo già maturato, trovare una realtà che avesse una forte contaminazione occidentale ma anche una componente esotica - racconta - Ero convinto che le cose a Hong Kong sarebbero diventate presto interessanti, che mi avrebbero offerto maggiori opportunità rispetto all'Europa».

Studenti di Hong Kong alla scoperta dei gioielli di Mandello e Abbadia

Come scritto, Elia non trova il successo fuori dalla porta ad attenderlo. Lo costruisce con mirabile programmazione. «Durante il mio primo anno a Hong Kong, a scuola, parlai con la preside e proposi un piano di studio individuale, seguendo le lezioni in inglese e realizzando un progetto autonomo artistico: realizzai così una ventina di dipinti e una quindicina di sculture in dimensioni reali, ritratti in creta di personaggi celebri. La mostra andò molto bene, si presentarono il console italiano, la stampa del luogo, il presidente dell'associazione scolastica. All'epoca, per Hong Kong, fu qualcosa di eccezionale».

Il ruolo della musica

Terminato l'anno all'estero, per Elia è il momento delle scelte. «Rientrai in Italia con un piano preciso: finire il liceo artistico e prendere la patente, per poi tornare a Hong Kong - ricorda - Le cose andarono esattamente così e tornai nel 2007. Mentre lavoravo ai miei progetti artistici mi esercitavo con il canto. La musica a casa mia non è mai mancata, anche la classica e la lirica, ma da qui a pensare di costruirci una carriera ce ne corre. È una cosa che ho sentito dentro di me. Vinsi un concorso canoro durante il mio primo anno a Hong Kong, interpretando un'aria, in maniera anche un po' grossolana all'epoca. Ma ottenni diversi riconoscimenti. Credo di essermi avvicinato al bel canto anche perché negli anni Novanta ci fu una discreta popolarità della lirica grazie a Pavarotti, ai Tre tenori, a Bocelli. Ragionai sul fatto che esibirmi dal vivo avrebbe potuto facilitarmi rispetto a intraprendere una carriera nel campo della visual art. Così presi lezioni mirate e cercai di apprendere il più possibile, specializzandomi in alcuni generi».

La popolarità

Il piano, ancora una volta, funziona alla perfezione. In poco tempo, il nome di Elia Astorino varca i confini di Hong Kong. «Cominciai con eventi minori, cercando di trovare impieghi con una certa esposizione mediatica, per riuscire ad avere attenzioni da persone di un certo livello - spiega Astorino - Fui fortunato. Non fu difficile farmi notare, anche grazie al fatto che non c'era una grande concorrenza nel campo. Nell'arco di tre anni, a fine 2010, ero già il cantante scelto per rappresentare Hong Kong all'arrivo dei reali di Danimarca, piuttosto che cantare per l'ambasciata giapponese».

La domanda che in molti potranno porsi è: perché non tentare di sfondare in patria? «Non che non mi sia mai interessato diventare popolare in Italia, ma ha più senso che lo sia in Asia, dove a oggi vivo e gestisco la mia professione - risponde il 30enne lecchese - L'Italia è già molto ricca di persone che fanno ciò che faccio io. Non che mi spaventi, ma preferisco dedicare i miei sforzi e i miei progetti a un'area che ha assolutamente bisogno di questo tipo di influenze e personaggi».

La carta dell'italianità funziona? «Solo in parte: quando sei all'estero ti rendi conto che non siamo l'unica patria dell'arte, ci sono tanti altri Paesi che vantano eccellenze. Questa cosa l'ho capita subito. Ho cercato di dare una prelazione all'italiano, il 70% del mio repertorio lo è, ma ho sempre voluto che il merito anticipasse l'aspetto culturale o il luogo d'origine. Un prodotto con il "Docg" deve essere comunque buono, al di là dell'etichetta».

L'attività odierna e i piani futuri

A oggi, per scelta, Elia non ha prodotto dischi. Le sue sibizioni sono rigorosamente dal vivo. «Non ho ancora lavorato con persone che mi proponessero un progetto di mio gradimento - dichiara - Quando diventi un recording artist, le cose cambiano. Perdi la tua autogestione, diventi un prodotto discografico. Al momento non è una mia priorità, lo farò in futuro, ho materiale cui sto lavorando. Il genere? Una rivisitazione in chiave classica del pop piuttosto che della musica d'ambiente».

Concerti, tanti, con band e orchestrali. Dove? «A oggi ho lavorato a Hong Kong, Cina, Singapore, Macao, Taiwan, Thailandia, anche in Qatar, mentre in Giappone ancora no perché è un mercato che richiede un team che sappia gestirmi come personaggio, per non bruciare un'opportunità importante: il Paese del Sol Levante ha un apprezzamento e una conoscenza della musica classica più avanzato. È un lavoro che richiede un impegno a 360 gradi e al momento non posso permettermelo. In Cina funziona moltissimo la musica popolare napoletana, ad esempio Torna a Surriento, O sole mio. Mi piace viaggiare per lavoro, non voglio sentirmi un semplice turista».

Progetti per il prossimo futuro? «Lavoro con un'orchestra molto preparata, cinese, recentemente premiata in Austria, che ha operato principalmente in ambiente strumentale. Lavorare con un cantante è una sfida per tutti. Ci siamo esibiti ottenendo un buon successo, da lì è nata una collaborazione e per me sarà l'occasione di cantare con un'orchestra completa. Stiamo organizzando un tour fra Hong Kong, Cina e Taiwan». La carriera di Elia, in fondo, è ancora giovane. La conquista dell'Oriente è soltanto all'inizio.

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