Tutti pazzi per le pozze, a Calolzio il sindaco in versione vigile per aiutare a snellire il traffico

Erve sempre più invasa dai turisti, caos fino a valle. Il bus navetta, con oltre 200 persone in attesa, non basta. I sindaci studiano ulteriori contromisure per la vivibilità

Il sindaco di Calolzio Marco Ghezzi impegnato a dirigere il traffico questa mattina, domenica, nelle vie del centro di Calolziocorte.

Alle 8.45 di questa mattina, domenica 28 giugno, Erve era già full. In tantissimi anche da fuori provincia hanno voluto raggiungere il paese sulle alture della valle San martino per fare un tuffo nelle ormai celebri pozze del torrente Gallavesa, oppure per salire verso il Resegone e il Magnodeno attraversando uno degli scorci più suggestivi tra le montagne lecchesi. Un turismo quasi raddoppiato in questo periodo ancora delicato post emergenza Covid con gli spostamenti sempre più mordi e fuggi concentrati nel nord Italia. La presenza di un numero elevato di visitatori sarebbe di per sè una buona notizia, se non fosse che in questa fase si stanno raggiungendo livelli talvolta insostenibili.

Un esempio lampante è quanto avvenuto questa mattina a Erve, comune di poco più di 800 abitanti già pieno prima delle 9 con oltre 200 persone in coda al bus navetta in partenza dalla vicina Calolzio. E anche qui l'invasione si è fatta sentire, con il traffico insolitamente congestionato in centro città per una giornata domenicale. Già a metà mattina è stato necessario chiudere la strada davanti al municipio per chi era diretto a Erve. Al lavoro, per limitare i disagi, favorire il passaggio dei residenti e spiegare la situazione ai turisti, non solo gli agenti di Polizia municipale, ma anche il sindaco Marco Ghezzi nell'insolita "veste di vigile", e diversi volontari della Protezione civile guidati da Sonia Mazzoleni.

«La situazione sta diventando sempre più problematica e insostenibile - dichiara Giancarlo Valsecchi, sindaco di Erve - Mi hanno detto che oltre 200 persone erano in attesa del bus navetta, e anche questo servizio sembra non essere sufficiente. Ma più di così non possiamo fare. La domenica, ora, non c'è più spazio in paese. Siamo felici di accogliere turisti, ma adesso ci vuole un limite, dovremo studiare ulteriori contromisure per limitare gli accessi domenicali, bisogna infatti garantire anche i diritti dei residenti. Sappiamo che le nostre pozze sono belle e attrattive, anche se in realtà non le abbiamo mai promosse apposta. C'è stato più che altro un passa parola in rete, tante persone vengono anche da fuori provincia. Ma questo assalto si è verificato solo quest'anno, in passato il pienono assoluto capitava solo un paio di volte in tutta l'estate in occasione di feste programmate. Noi ci siamo già impegnati organizzando il bus navetta. Il problema principale è al confine con la frazione di Rossino. In molti salgono anche a piedi».

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Giancarlo Valsecchi per ora non conferma, ma c'è anche chi pensa a un numero chiuso per gli ingressi domenicali a Erve. Nei prossimi giorni potrebbero esserci nuovi incontri tra l'Amministrazione ervese, la Pro loco, i volontari del paese che stanno dando come sempre un contributo importante ai servizi e alla cura del territorio, la Protezione civile e l'Amministrazione di Calolzio guidata dal sindaco Ghezzi. «Oggi sto dando una mano anch'io agli agenti e ai volontari impegnati nella gestione del traffico - ci ha detto poco prima di mezzogiorno, quando ancora in tanti erano incolonnati in centro Calolzio, tra Largo Garibaldi sbarrato al traffico in salita e via Fratelli Calvi (vedi foto anche sotto) - Non ricordo una situazione del genere, soprattutto la domenica. In tantissimi vogliono raggiungere le pozze di Erve, spieghiamo a chi arriva che ormai è già tutto pieno».

Il collega assessore Dario Gandolfi ha quindi aggiunto: «Ci siamo già mossi con il bus navetta da piazza del Mercato, ma non basta. Ormai con il web le pozze di Erve sono diventate famose. Arrivano davvero in tantissimi. Ora valuteremo eventuali altre contromisure insieme ai colleghi amministratori di Erve e ai volontari, ma non è facile dal punto di vista operativo soprattutto se si parla di numero chiuso o prenotazioni on line».

E anche la vicina Vercurago è stata oggi meta di numerosi turisti, non solo a piedi o in bici lungo l'anello dell'Adda con Calolzio e il Bione, ma anche di bagnanti che hanno voluto prendere il sole sulla spiaggia del lungolago Aldo Moro. Qui la situazione è apparsa più gestibile e sostenibile. L'arrivo di tanti visitatori è poi un bene per bar, ristoranti e attività della zona che devono far tornare i conti e rilanciarsi dopo i durissimi mesi del lockdown. Buone notizie anche a Carenno dove in molti stanno raggiunendo le secondo case. Agli amministratori della valle San Martino tocca - ora più che mai rispetto agli anni passati - trovare un giusto equilibrio tra la vivibilità dei residenti, l'accoglienza dei turisti e i diritti di entrambi. Una sfida non facile, tenendo poi conto che mai come oggi anche il rilancio economico di locali e attività ricettive è una priorità.

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