Sabato, 25 Settembre 2021
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Lotta al Covid-19, l'ospedale punta sugli antivirali monoclonali: «Il metodo funziona»

Stefania Piconi, Direttore delle Malattie Infettive, ha illustrato i risultati ottenuti dalla fase 3 dello studio sperimentale. Fase acuta curata con il baricitinib?

«Un anno dopo posso dire che non sono disarmata nella lotta contro il Coronavirus». A riferilo è Stefania Piconi, Direttore delle Malattie Infettive dell'Asst che con la sua squadra ha avviato la somministrazione dei farmaci monoclonali all'interno degli ospedali "Manzoni" di Lecco e "Mandic" di Merate; una terapia che, fanno pensare i primi dati, potrà dare una vera e propria svolta anche nella pratica terapeutica, affiancandosi alla somministrazione dei vaccini.

Il Remdesivir

«Sappiamo che il Covid-19 ha un decorso bifasico: prima di tutto il virus si replica, dopodichè spinge il corpo a dare una risposta infiammatoria esagerata ed è in questo momento che la vita delle persone è messa a serio rischio. Per questo motivo - ha quindi spiegato la dottoressa - la terapia va divisa in due momenti ben precisi: nel corso della prima fase viene usato il Remdesivir, farmaco antivirale blocca o riduce molto la moltiplicazione; va somministrato entro i primi dieci giorni dalla contrazione del Covid per rivelarsi efficace. Inoltre abbiamo iniziato, con grande soddisfazione, i trattamenti con i farmaci antivirali monoclonali: ne usiamo di tre tipi diversi e tutti si legano alla proteina Spike per impedirne l'aggancio alle cellule». Allo stato attuale sono stati due i pazienti sottoposti a questo tipo di cure: «Sono arrivati in ospedale su segnalazione dei medici di base e con una situazione clinica molto compromessa; nel giro di 48 ore abbiamo organizzato la loro terapia e nel giro di una settimana si sono negativizzati».

Seconda fase: il baricitinib

Siamo, oggi, alla fase 3 della sperimentazione svolta all'interno del Dipartimento di Malattie Infettive, il che significa solo una cosa: se i risultati si confermeranno così buoni, a breve questa diverrà una terapia consolidata, soprattutto se anche i monoclonali di seconda generazione si confermassero efficaci contro le varianti. «I pazienti eleggibili - ha aggiunto la dottoressa Piconi - devono avere una situazione di partenza già abbastanza compromessa, la malattia dev'essersi sviluppata da, appunto, massimo dieci giorni e si devono essere manifestati i primi sintomi; aspettare la seconda settimana non avrebbe senso, perchè il virus sarebbe già stato smaltito e bisognerebbe fare i conti con la sola fase infiammatoria. «Per questa seconda fase della malattia siamo studiando l'utilizzo del baricitinib, inibitore di alcuni enzimi presenti nel processo infiammatorio, oltre alla terapia legata al cortisone», ha aggiunto la dottoressa.

Tanto sarà affidato al giudizio dei medici di base, istruiti sulla terapia a partire dallo scorso 20 marzo, che dovranno prevedere il possibile aggravamento delle condizioni dei pazienti fragili colpiti da Covid-19 e segnalarli per tempo all'Asst Lecco; sarà poi l'Azienda a convocare lo stesso e a somministrargli la flebo di antivirale: servirà un'ora per questo processo, il medesimo tempo riservato alla successiva fase di osservazione. Il futuro sarà in una pillola? «Dobbiamo arrivare alla somministrazione per via orale e per via muscolare», ha concluso la dottoressa.

«AstraZeneca non sarà sospeso»

La dott.ssa Piconi si è concessa una battuta sul vaccino AstraZeneca, ancora una volta studiato dall'Ema per il possibile legame con delle trombosi: «Sono favorevole alla somministrazione, 11 casi contro 20 milioni di dosi sono veramente pochi per spiegare una correlazione. La vaccinazione è l’unico tentativo serio per bloccare il decorso da virus a malattia. Non credo a un blocco». Sui casi di persone risultate positive dopo il vaccino: «È un’esperienza del servizio sanitario nazionale quella del crollo nella positivizzazione. Qualche caso c’è, spesso sono asintomatici e gli altri hanno una sintomatologia risibile; il virus più gira e più cambia, lo fa attraverso la proteina Spike. Detto ciò, i vaccini sono in grado di bloccare le varianti».

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