Alessio Cremonini racconta la storia di Stefano Cucchi con "Sulla mia pelle"

Il Cenacolo Francescano (semivuoto) ha ospitato la proiezione della pluripremiata pellicola che racconta gli ultimi sette giorni del 31enne geometra romano

Don Milani, al centro, con Alessio Cremonini, a destra, regista di "Sulla mia pelle"

Un semivuoto (molto deludente sotto questo aspetto) Cenacolo Francescano di piazza Cappuccini ha ospitato, lunedì sera, la proiezione del film "Sulla mia pelle", che racconta gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi. La pellicola, pluripremiata, ha tentato di rimettere insieme i cocci degli eventi che hanno portato alla morte del geometra romano, 31 anni, deceduto all'ospedale carcerario "Sandro Pertini" al termine di una vicenda decisamente oscura e ancora al centro dell'inchiesta giudiziaria.

Presente in sala e sul palco anche Alessio Cremonini, regista del crudo e apprezzato documentario prodotto con Lucky Red e trasmesso da Netflix: «Non ho fatto propaganda per Ilaria Cucchi (sorella di Stefano, ndr) - ha raccontato Cremonini alla platea -, ma per raccontare la storia di un concittadino che entra vivo in un processo per droga e ne esce morto. Abbiamo girato questo film basandoci sulle carte, ci siamo fidati del PM perchè a noi i testimoni avrebbero anche potuto mentire senza rischiare d'incappare nel reato di falsa testimonianza». 

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Prima interrogato da Don Milani, prevosto di Lecco e Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, e poi dal giornalista Gigi Riva, Cremonini ha risposto alle tante domande arrivate dalla platea, interrogatasi su vari aspetti raccontati dal film: alcuni, lampanti, come la richiesta mai assecondata, effettuata da Cucchi, di poter interloquire con il suo avvocato. «Centoquaranta persone hanno incontrato Stefano nel corso di quella settimana - ha spiegato Cremonini - e la gran parte di loro ha preferito non farsi domande sul suo volto livido, il medico di Regina Coeli è stato ripreso per essersi lamentato delle quattro ore che sono state necessarie per effettuare un trasferimento di cinquanta metri».

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