Domenica, 16 Maggio 2021
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«Arrotondo lo stipendio vendendo foto dei piedi: meglio questo che rubare. E non sono una prostituta»

Marcella è una 32enne commessa della vicina Erba che racconta come da una casualità sia nata un'opportunità di sostentamento

Quattrocento euro al mese per inviare le foto dei suoi piedi "su commissione". È la strada intrapresa da Marcella, 32enne commessa che vive Erba, una manciata di chilometri di distanza dal Lecchese, per arrotondare il suo stipendio. La donna lavora nel Comasco, vicino a casa, in un negozio di abbigliamento. Era/è un lavoro part-time, ma con la pandemia è diventato (per diversi mesi) cassaintegrazione. Una figlia di 7 anni da mantenere, un marito in difficoltà, con un lavoro da libero professionista: poche certezze, insomma, sicuramente meno di quelle che aveva prima che hanno portato a fare la scelta raccontata dai colleghi di QuiComo.it.

«Non credo di dovermi vergognare di niente, ma dato che le poche persone a cui ho raccontato cosa faccio per arrotondare il mio stipendio (considerando anche i mesi di cassa integrazione) mi hanno voltato le spalle e dato della poco di buono, mi limiterò a dire il mio nome e a raccontare la mia storia, sperando di riuscire a spiegare che non lo faccio per piacere mio, ma mi sono dovuta inventare qualcosa, per disperazione. Questo qualcosa è assurdo ma non è prostituzione e non faccio del male a nessuno, nessuno vede il mio volto e quindi anche mia figlia non sa nulla».

«Un giorno - racconta Marcella - ero su Instagram e mi ha scritto un signore su Direct. Succede a tutte, tantissime mie amiche mi dicono che ricevono svariati messaggi da uomini: per lo più si cancellano e non si leggono. Si capisce lontano un chilometro che sono spesso stranieri in cerca di un "bancomat umano" o "arrapati" senza altre intenzioni se non sessuali. Io poi ho scritto chiaramente che sono sposata e non ho mai risposto a nessuno di questi messaggi, nemmeno per scherzo».

Quel giorno però, racconta Marcella, un messaggio la colpì: «Era scritto gentilmente e mi faceva i complimenti per i miei piedi. Avevo messo una foto dove ero in abito da sera con dei tacchi, una foto nostalgica dell'estate prima del Covid proprio per ricordare i bei tempi e lui faceva riferimento a quello scatto». Non ne ho fatto mistero con mio marito e ci siamo fatti due risate insieme pensando che il mondo fosse proprio pieno di matti, nel senso buono, almeno in questo caso perché questo signore non aveva fatto niente di così disdicevole». Il giorno l'uomo le riscrive e le offre un pagamento via PayPal in cambio di una foto a piedi nudi. Solo i piedi, ma in una certa posizione: «Ho guardato mio marito e ne ho parlato con lui. L'interessato offriva 30 euro. Ho accettato. E da lì è cominciato tutto».

Le stranezze delle foto ai piedi

Solo piedi, spiega Marcella: con smalto, senza, sulle punte, sull'erba, sopra un tappeto, che schiacciano frutta, burro, foglie o sale: «Non avete idea di quante richieste assurde, ma sono solo piedi. E io ci ricavo anche 400 euro in più al mese».

«Perché racconto questa storia? Perché so che ci sono tante donne ma anche ragazzine che fanno cose ben peggiori... E se la gente vorrà ridere di me o giudicarmi, come fanno le persone che mi conoscono, prego, non ho alcun problema: sono stanca del giudizio degli altri». Marcella ci tiene a specificare che usa solo Instagram, anche se ci sono piattaforme apposta ma «dove spesso, con il tempo, arrivano richieste di altro genere cui non sono disposta a dare il mio assenso». 

Come funiona? «Basta creare un profilo Instagram, personale e privato (così dovranno per forza seguirti per vedere le tue foto). E negli scatti mettere bene in risalto i piedi. Senza pose che facciano vedere altro e senza esporti. Non bisogna fare nient'altro che aspettare: saranno gli amanti dei piedi a trovarti e seguirti, intanto si possono seguire pagine di "foto di piedi" già famose senza far altro che aspettare. Per il resto ci sono delle regole, semplici da rispettare: basta essere chiare fin dall'inizio. Sono foto, foto di piedi. Nulla di più».

La voce si fa meno sicura quando la conversazione volge al termine: «Non ti dico che sono felice. Non ti dico che lo farei anche se non avessi bisogno. Se questa pandemia non avesse azzerato le entrate di mio marito e dimezzato le mie. Non lo faccio per piacere. Ma non c'è nemmeno nulla di così scabroso, a volte rido e mi diverto anche. La gente giudica e basta. Immagino già i commenti: fatti vedere in faccia, è come vendere il tuo corpo... Tutte cose che ho già sentito da chi, all'inizio ha saputo della mia "seconda attività". Anche queste realtà fanno parte del periodo che stiamo vivendo. Ci sono sempre state ma ora toccano anche persone normalissime, come me. Preferisco fare foto ai miei piedi che rubare». 

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