Piani di Bobbio, gli esercenti: «Senza funivia non sopravviveremo»

Grido d'allarme dei commercianti che operano nella località valsassinese. «Appoggiamo l'amministratore delegato di Itb e i suoi timori: chi ha la competenza si ricordi di noi»

«Senza il regolare funzionamento della funiva dei Piani di Bobbio non potremo sopravvivere». È il grido d'allarme lanciato dagli esercenti della località valsassinese, che hanno scritto una lettera aperta per sottolineare le paure sorte alla ripresa dell'attività dopo i mesi di lockdown dovuti all'emergenza Coronavirus.

«Leggiamo preoccupati l'intervista dell'amministratore delegato di Itb, Massimo Fossati, pubblicata su vari media locali. Ci associamo in coro unanime al suo "grido di rabbia" che è anche il nostro. Dopo il giusto periodo di lockdown che è iniziato l'8 marzo, da una settimana abbiamo riaperto i nostri esercizi commerciali in quota. Lo abbiamo fatto seguendo le linee guida regionali in vigore per poter lavorare e accogliere i nostri ospiti in tutta sicurezza. I frequentatori non mancano; più che altro escursionisti, amanti dei nostri luoghi, che salgono a piedi da Barzio o da Valtorta. Numeri certi ma esigui per chi investe, come noi, su questa località e sul proprio futuro. "E la Funivia?" chiedono telefonicamente i clienti: e famiglie, turisti di giornata e non, esponenti di chi cerca una boccata d'aria pulita fuori dalla routine quotidiana e da mesi di "distanziamento"».

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Gli esercenti - nella lettera le firme di Rifugio Stella, Rifugio Ratti Cassin, Rifugio Sora Casari, Bar Ristorante Martino Sport, Rifugio Centro Fondo, Rifugio Gran Baita, Ristofunivia, Rifugio Lecco - solidarizzano con Itb, società che ha in gestione l'impianto di risalita.

«Non spetta a noi rispondere a questa domanda, purtroppo. E nemmeno a chi ha la capacità di "girare la chiave" e che prima di tutti e di tutto ha lanciato il proprio messaggio. Da imprenditore che, come noi, sa quanto importante sarebbe stato riaprire ora. Restiamo fiduciosi. Non crediamo che, chi di competenza, si sia "dimenticato" della nostra realtà, della gente che ci frequenta e di chi lo vorrebbe fare... di quella che ci lavora e di noì che investiamo quotidianamente su di essa».

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